Di fronte all’atto razzista commesso a Parma il 5 gennaio scorso contro la
famiglia Diouf, vi invitiamo a scendere nelle strade della città per
esprimere insieme, italiani e migranti, le voci di una cittadinanza aperta e
di pace, capace di abbattere quel muro sul quale la scritta "Via i neri" ci
sembra anacronistica, un ultimo rimasuglio di un immaginario di supremazia
superato dalla storia e incrinato dalle lotte per l’uguaglianza e la libertà
che hanno voluto cambiare l’Europa lungo il secolo scorso.
La scritta razzista ha suscitato l’indignazione di tutti noi migranti. Per
questo, esprimendo insieme la nostra solidarietà alla famiglia Diouf,
abbiamo deciso di rompere il silenzio su quegli episodi di discriminazione
che diventano sempre più frequenti nella nostra città.
Numerosi immigrati sono quotidianamente vittime di casi di razzismo nei
luoghi di lavoro e nei servizi pubblici. Generalmente questi episodi non
vengono resi pubblici perché gli stranieri hanno paura e perché quando
sporgono denuncia, queste non hanno nessun esito. "L’immigrato", afferma l’
Associazione dei senegalesi GUY-GI, "quando non è vittima del razzismo, è
vittima dell’intolleranza, come nel caso dei phone center (che qualcuno
vuole chiudere a tutti i costi) e della discriminazione, come succede per il
problema della casa".
A Parma, città europea, i migranti difficilmente trovano casa, non solo a
causa degli affitti alti, ma anche a causa del pregiudizio ancora troppo
diffuso ad affittare agli stranieri. La Cartiera di via degli Argini ne è la
testimonianza: qui trovano un tetto coloro che sono stati scartati dal
mercato privato degli alloggi. I dormitori sono strutture insufficienti, le
cui sembianze carcerarie non rispondono certo alla complessità dei bisogni
d’accoglienza e partecipazione sociale dei migranti. Per dormire non
rimangono che i ponti, dove lo scorso settembre il corpo di un ragazzo
immigrato è stato irreparabilmente falciato, o i portici della Pilotta, dove
un anno fa è stato ucciso Hachemi Ben Mansour, un ragazzo tunisino che, dopo
aver perso il lavoro a causa di un infortunio, ha perso anche la casa
"concessagli" dal datore di lavoro.
Il razzismo inizia quando le istituzioni, dal governo fino alle
amministrazioni comunali, negano l’uguaglianza dei diritti approvando leggi,
o semplicemente non risolvendo situazioni di grave disagio sociale, che
distinguono i cittadini dai non cittadini, innescando così, nell’immaginario
collettivo, processi di inferiorizzazione e di razzizzazione verso chi è
escluso dal privilegio della cittadinanza.
Questo non avviene solo verso i migranti ma anche verso i nuovi poveri: quel
numero crescente di italiani che subiscono uno sfratto per morosità, che non
arrivano a fine mese, che sono assunti da agenzie interinali ricevendo
salari da fame per un lavoro privo di garanzie e di diritti.
A Parma l’assenza di una politica abitativa volta a garantire a tutti,
italiani e migranti, il diritto di abitare in situazioni dignitose crea una
sfera di marginalità e di esclusione visibile nelle strade della città.
Lo sgombero della ex Cartiera da parte della polizia municipale è l’ennesima
dimostrazione dei metodi repressivi con cui il Comune di Parma gestisce il
problema dell’emergenza casa, riducendo il diritto alla casa in una
questione di ordine pubblico. Infatti, il Comune di Parma ha buttato in
strada una trentina di migranti senza trovare per tempo soluzioni abitative,
senza contattare i dormitori, i servizi sociali o la Caritas.
Il tentativo del Comune di Parma di chiudere i Phone Center attraverso un
regolamento di igiene pubblica bocciato dal Tar Emilia Romagna perché
"illogico", immotivato dal punto di vista dell’igiene, e la demonizzazione
dei migranti negli articoli della Gazzetta che hanno accompagnato questo
evento, costituiscono atti di aperto razzismo che rischiano di legittimare
e dare forza di espressione a un pensiero che finora è rimasto in silenzio,
ma che adesso passa all’atto e sporca di odio i muri della città.
Dopo la sconfitta in Tribunale il Comune ha approvato un regolamento
urbanistico che vieta l’apertura di nuovi phone center nel centro storico.
Come non interpretare questo atto se non come la volontà di un’Istituzione
di ghettizzare i migranti nella periferia della città?
Questa situazione ci spinge a chiedere e a volere
l’abolizione della Legge Bossi Fini che relega i migranti al ruolo di
lavoratori usa e getta. L’istituto giuridico del "contratto di soggiorno"
che, in stile schiavista e colonialista, lega la posizione regolare del
migrante al contratto di lavoro, comporta la negazione dei diritti di
cittadinanza e schiaccia i migranti in una posizione subordinata al datore
di lavoro e al mercato;
la chiusura dei Centri di permanenza Temporanea, veri e propri lager per
stranieri in cui vengono detenute, sedate e torturate persone definite dalla
legge come clandestine, ma che non hanno commesso nessun reato;
la fine delle deportazioni dei migranti, come quell’aereo carico di donne
nigeriane che hanno vissuto anche a Parma, potenziali richiedenti asilo ma
rimpatriate a forza; la fine delle espulsioni collettive, come quella dei
rumeni che vivevano in via Adda a Milano. La fine dei rimpatri, come quelli
effettuati la scorsa estate a Lampedusa che hanno impedito ai migranti della
Cap Anamur di richiedere il diritto all’asilo politico;
il rilancio generalizzato dell’offerta abitativa a canone sociale, un piano
di edilizia pubblica, il controllo dei prezzi degli affitti sul libero
mercato, la cancellazione degli sfratti e la "regolarizzazione" delle case
occupate per necessità;
la costruzione di nuovi spazi di accoglienza che superino la forma del
dormitorio e che siano invece luoghi di socializzazione, di partecipazione
sociale e culturale e di diffusione di una conoscenza giuridica dei diritti
dei migranti.
Rivendichiamo il diritto alla libera circolazione degli uomini e delle donne
migranti e una regolarizzazione per tutti.
Vi invitiamo ad aderire a questa piattaforma e alla manifestazione che si
terrà a Parma il 19 febbraio a partire dalle 14.30.
Il ritrovo è presso la stazione per proseguire in via XX Settembre davanti
ai Phone center, in via Repubblica fino a Piazzale della Pace, simbolo della
resistenza partigiana contro il fascismo, simbolo delle lotte per la libertà
e l’uguaglianza.
Il 19 Febbraio Parma sarà aperta ai tanti migranti che vivono in Italia e
che hanno già manifestato nella Genova del G8, negli scioperi di Brescia e a
Roma lo scorso novembre.
Promotori:
Associazione dei senegalesi Guy Gi e Comitato cittadino antirazzista
Per aderire: parmaantirazzista@yahoo.it