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attualità > rassegna stampaCrotone, migranti in fuga dal centroda Liberazione del 23 marzo 200524 marzo 2005I fuggitivi sarebbero una parte degli sbarcati a Lampedusa nei giorni scorsi. Scappano dalle illegali deportazioni in Libia
Stefano Galieni
Scavalcare la rete, tagliarla, abbatterla dove è possibile e poi, finalmente la libertà. Duecento, forse più persone in fuga, fra i prati che costeggiano il vecchio aeroporto militare utilizzato per i rimpatri e per le deportazioni. Una fuga che potrebbe valere la vita se si pensa alla fine atroce che hanno fatto tanti di coloro che, pur non essendo di nazionalità libica, sono stati caricati su un aereo e lasciati nelle mani del governo di Gheddafi. Una procedura fuori da ogni norma del diritto internazionale. La notizia è ancora ufficiosa ma confermata da persone che lavorano nel Centro di prima accoglienza di Isola Capo Rizzuto (Crotone), un agglomerato di roulotte e container sparsi per una vasta area che costeggia la statale 106. Ma basta consultare l’elenco delle presenze nei giorni precedenti per capire che qualcosa è accaduto: alla sera del 15 marzo c’erano 14 "ospiti", che sono diventati 418 il giorno successivo, 430 il 17, 290 il 18 marzo e appena 98 il 19 per poi risalire a 180 alla sera del 21. I fuggitivi sarebbero solo una parte di coloro che sono arrivati a Lampedusa la scorsa settimana, settecento, forse ottocento persone che hanno riempito oltre ogni limite il Cpt dell’isola. E’ subito partita la corsa alle identificazioni sommarie e alle deportazioni, in base agli accordi stesi l’estate scorsa con il governo Libico. E’ dalle coste di quel paese che parte gran parte dei natanti anche se la Libia è solo paese di transito. Un accordo invisibile, mai fatto conoscere né discusso in parlamento. Tant’è, alcuni funzionari di Gheddafi hanno partecipato alle prime fasi dell’operazione di "rimpatrio". Si voleva forse evitare il ripetersi di quanto accaduto ad ottobre, quando 1.200 persone vennero deportate con lo stesso sistema, intasando i centri di raccolta libici. Di queste almeno 106 sono poi decedute. Questa volta, le persone deportate sono state "solo" 140 (con due voli, uno della Blue Panorama, l’altro della Air Adriatic, compagnia aerea croata), ma non sono mancati incidenti, pestaggi, rivolte. In molti hanno fatto di tutto per non salire sull’aereo. I funzionari addetti alle operazioni avevano fatto credere ai migranti che sarebbero stati mandati in Calabria, ma non appena si è sparsa la notizia della reale destinazione sono iniziate le proteste. Pressoché a nulla è valso l’intervento delle senatrici Tana De Zulueta e Maria Chiara Acciarini giunte sull’isola nella serata di sabato e alle quali è stato negato l’accesso al centro per ragioni di ordine pubblico: hanno potuto parlare senza ostacoli solo con le immigrate. Su questo episodio, che viola platealmente le norme in materia, i legali presenti hanno inoltrato una denuncia alla Corte Europea di Strasburgo. Ramon Mantovani, deputato del Prc, è invece riuscito a visitare il Cpt di Crotone, dove molti degli immigrati sbarcati a Lampedusa sono stati trasferiti mediante un ponte aereo. Peccato che vi abbia trovato tutt’altre persone. La spiegazione dei funzionari è stata che i migranti provenienti dall’isola siciliana erano stati sistemati nel vicino Centro di prima accoglienza, dove, dicono, non sono previste restrizioni alle libertà personali (strano, visto che la gente tenta di fuggire...). Di fatto, quindi, anche a Mantovani è stato impedito di parlare con alcuno di loro e per questo il parlamentare ha annunciato per i prossimi giorni ulteriori mobilitazioni del movimento antirazzista. Nel frattempo una nuova barca ha attraccato a Lampedusa con a bordo 42 persone. Il Prefetto Pansa ha affermato che il ponte aereo con la Libia è stato sospeso solo per difficoltà tecniche e riprenderà rapidamente; non si sa se da Crotone o da Lampedusa, zona ora mai off limits come denunciato dalle maggiori organizzazioni umanitarie internazionali. Insomma, le critiche che il governo ha ricevuto anche dall’Onu, i vincoli che potrebbero sopraggiungere dagli organismi europei invece di indurre ad un comportamento più conforme al diritto sembrano provocare reazioni ancora più scomposte da parte del governo e delle autorità. O si mobilitano società civile, associazionismo e componenti democratiche delle istituzioni, o in Italia la deportazione diventerà routine e la fuga l’unica soluzione. |
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