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cittadinanza > approfondimenti, resoconti, reportAncora una strage nel canale di Siciliadi Fulvio Vassallo Paleologo, Asgi - Palermo25 marzo 2005La crudeltà degli scafisti che non hanno esitato ad uccidere abbandonando a mare le loro vittime non può distogliere l’attenzione dalle cause vicine e remote delle tante tragedie dell’immigrazione. L’unico dato certo è costituito dall’aumento dei cadaveri ritrovati nel Mediterraneo o nei deserti africani, per effetto delle misure di contrasto sempre più rigorose, in assenza di una qualsiasi politica che consenta effettivamente l’immigrazione legale, e riconosca i diritti fondamentali dei richiedenti asilo. Dopo il blocco del Canale d’Otranto con centinaia di morti (fino al 2001), negli ultimi quattro anni le rotte clandestine si sono spostate a sud e sono state funestate sempre più spesso da affondamenti, con un numero imprecisato di morti e di dispersi, nel canale di Sicilia, nel tratto di mare tra la Libia, la Tunisia , Lampedusa e la Sicilia, per effetto dell’estensione dei blocchi navali ai limiti delle acque territoriali libiche e tunisine. Dal luglio del 2003 infatti una direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri autorizza le navi italiane ad estendere i controlli ed i blocchi navali nelle acque internazionali, anche allo scopo di rimandare indietro i battelli che trasportavano i cd. clandestini. Di fatto questi mezzi vengono intercettati a poche miglia dalle coste africane. Altre volte sono avvistati da imbarcazioni da pesca e da navi mercantili che però, dopo la incriminazione di quanti avevano proceduto ad azioni di salvataggio ( già nell’agosto del 2002), e soprattutto dopo la vicenda della Cap Anamur della scorsa estate, si limitano ad avvertire i mezzi militari senza procedere direttamente ed immediatamente ad azioni di soccorso. In ogni caso le rotte seguite diventano sempre più pericolose. Dal 1 maggio 2004, dopo l’ingresso di Malta nell’Unione Europea, questo paese è diventato un vero e proprio snodo per i “clandestini” provenienti dall’Estremo oriente, anche perché molti cinesi potevano raggiungere agevolmente l’aeroporto di La Valletta con visti per motivi di studio rilasciati dalla compiacente rappresentanza diplomatica di quel paese in Cina. Era noto a tutti in questi ultimi mesi che i trafficanti di varie nazionalità, con base a Malta, gestivano ogni genere di traffici illeciti sulla pelle dei migranti , con l’appoggio delle mafie internazionali, che offrivano supporti anche nei paesi di arrivo. Sino a due settimane fa un motoscafo aveva depositato in un porto della Sicilia meridionale quindici “clandestini” cinesi riuscendo poi a rientrare a Malta. Dopo i maggiori controlli a sud di Lampedusa, e dopo gli accordi di riammissione con la Libia, era normale prevedere uno spostamento dei traffici di migranti su rotte meno sorvegliate ma più pericolose. Il proibizionismo delle migrazioni accresce i profitti delle organizzazioni criminali e richiede un costo sempre più elevato in termini di vite umane. Forse qualcuno conta su un macabro “effetto annuncio”, ma dopo questa tragedia, appena il giorno dopo, sono già ripresi gli sbarchi di chi ha avuto più fortuna. Adesso anche nel Canale di Sicilia, come anni fa nel Canale d’Otranto, gli scafisti abbandonano i migranti in alto mare per il crescente timore di essere intercettati dai mezzi militari che pattugliano non solo le coste ma anche le acque internazionali. E per chi si salva non si deve procedere all’internamento nei centri di permanenza temporanea, come sta succedendo in queste ore in Sicilia, perché questo è il sistema più sicuro per garantire l’omertà con i trafficanti. Al contrario solo una vera accoglienza ed uno status legale riconosciuto ai naufraghi superstiti possono contribuire alla scoperta delle organizzazioni criminali. Nel nostro ordinamento questa possibilità è specificamente prevista, ma sembra che le norme che consentono un permesso di soggiorno a chi denuncia i trafficanti, utilizzate a sproposito nel caso della Cap Anamur, oggi non interessino più nessuno. Vanno riaperti al più presto canali legali d’ingresso, ben al di là della scandalosa lotteria dei decreti flussi, vanno consentite occasioni legali di ingresso ai richiedenti asilo, per esempio attraverso i vettori di bandiera europea, ed ai valichi di frontiera, va garantito a tutti coloro che operano salvataggi in mare la possibilità di proseguire nelle loro attività senza rischi di sequestri e di denunce per agevolazione di ingresso clandestino ( come purtroppo non è successo in passato). Invitiamo ancora una volta i parlamentari europei ed italiani, le organizzazioni non governative, i cittadini che vogliono opporsi a queste pratiche degradanti
( anche per gli italiani che le tollerano) ad essere presenti nei luoghi di detenzione e di sbarco, contro ogni tentativo di fare passare come senso comune le continue violazioni dei diritti fondamentali dei migranti. Vedi anche Verso la fine dello stato di diritto - Da Lampedusa ancora dannati nel deserto? |
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