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cittadinanza > intervisteBasta ipocrisia! Rapporto di Medici senza Frontiere sul lavoro stagionale dei migrantiIntervista a Loris De Filippi di MSF31 marzo 2005Dopo l’indagine condotta nel corso del 2003 da Medici senza Frontiere in tutti i CPT e nei Centri di identificazione per richiedenti asilo d’Italia - dal titolo Centri di Permanenza Temporanea. Anatomia di un fallimento - che ha portato alla pubblicazione di un rapporto, è stato pubblicato un nuovo rapporto sempre a cura di Medici senza Frontiere sul lavoro stagionale dei migranti nelle campagne del sud Italia. Questo rapporto è il frutto di una ricerca che è stata condotta da un’equipe di medici e non solo, dall’aprile al dicembre del 2004, sui lavoratori stagionali migranti impiegati nell’agricoltura nelle regioni della Campania, Basilicata, Calabria e Sicilia. Ascolta l’intervista a De Filippi Vai al sito di MSF . Scarica la sintesi del rapporto Domanda: Alla fine del 2003 è stato pubblicato il vostro rapporto sui CPT; come è nata l’idea di questa nuova inchiesta? Risposta: L’idea è nata in maniera parallela. Il CPT è uno dei fenomeni tristi che abbiamo notato in questi anni, che riguardano la deterrenza per il fenomeno dell’immigrazione. Il lavoro degli stagionali riguarda un’imbarazzante ipocrisia della politica e di come viene gestito il fenomeno dell’immigrazione. Se da una parte si chiudono gli occhi fingendo di avere una politica forte riguardo alla deterrenza, dall’altra si lascia passare un discreto numero di persone che si occupano dei nostri campi e dell’incremento del prodotto interno lordo nei nostri latifondi del sud. D: Quali sono le ragioni che vi hanno portato a studiare il fenomeno in quella particolare area geografica? R: Nel giugno, luglio del 2003, siamo venuti in contatto con la realtà di Cassibile nella provincia di Siracusa e con quella di Stornare in provincia di Foggia, e abbiamo trovato un numero consistente di persone, molte delle quali richiedenti asilo, che venivano sfruttate nei campi e vivevano in condizioni indicibili, una vera e propria situazione di degrado. Da lì abbiamo voluto analizzare la situazione in maniera più metodica e quindi abbiamo pensato di mettere in piedi un’equipe di professionisti, medici e non solo, che contestualmente a delle attività di tipo medico, si occupavano di registrare alcuni dati sulle condizioni di vita dei migranti. Da questo lavoro, fatto su 770 persone è emerso un rapporto molto importante. Il campione preso in esame è significativo, se pensiamo che delle stime dicono che circa 12.000 persone lavorano irregolarmente nell’agricoltura, e parliamo di migranti, e poi perché i risultati di questo studio ci hanno dato uno spaccato che nemmeno noi pensavamo. Le persone hanno uno stato giuridico vario: il 50% presenti regolarmente; il 20% sono richiedenti asilo; alcuni sono rifugiati e hanno il permesso umanitario; e di queste persone più del 70% vivono in situazioni che non possono essere considerate abitazioni. In questa percentuale c’è un 30% che paga un affitto per vivere in spazi sovraffollati e in spazi indecenti, che vengono affittati ad un prezzo notevole. Il 40% non dispone di bagni, il 50% (dato catastrofico, secondo me) non dispone di acqua corrente nel posto in cui vive; il 30% non ha elettricità. Il salario percepito da queste persone li fa flottare sotto la soglia di povertà e la condizione di salute è grave. Persone dalle 18 ai 45 anni che incarnano nell’immaginario di ognuno di noi il concetto di salute, in realtà non sono per niente sane; si ammalano in pochissimo tempo dal loro arrivo in Italia e l’intervallo di benessere, quello cioè che intercorre dal momento dell’arrivo al momento in cui si ammalano, si sta accorciando in maniera progressiva. Per rafforzare questo discorso, l’accesso alle cure per queste persone è un miraggio, perché nonostante ci sia una legge che dovrebbe garantire e tutelare l’accesso alle cure sanitarie alle persone, in realtà, per tutta una serie di motivi non avviene, e le poche cure mediche sono sintomatiche che non vanno a curare la causa del problema, ma il sintomo. D: La condizione giuridica degli stagionali ci porta a fare delle valutazioni riguardo le quote stabilite dal decreto flussi per i lavoratori stagionali, soprattutto nel sud Italia, dal momento che sono molto basse le quote stabilite. R: Il meccanismo delle quote si basa su un principio assurdo che è quello di accostarle al tasso di disoccupazione, quindi non servono le tante quote per i lavoratori stagionali. In realtà tutti sanno bene che il sud pullula di lavoratori stagionali, che le persone arrivano in maniera irregolare e vengono trattate sotto costo. Questo dimostra che il sistema delle quote è fallimentare per come è concepito e quindi, secondo me, ci deve essere una presa di coscienza e soprattutto delle condizioni strutturali a lungo periodo che non suggeriamo perché non abbiamo né mandato, né competenza, ma vogliamo andare al di là di situazioni emergenziali per questa estate, vorremmo che ci fosse un ripensamento complessivo della politica dell’immigrazione. |
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