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cittadinanza > editorialiCorelli, Malpensa - I non-luoghi per le non-persone. Storie di deportazioniA cura di Milena Zappon, Melting Pot e Bruno Menotti, Ya Basta Milano1 aprile 2005L’esistenza dei C.p.t. si fonda sulla necessità, in merito alla legislazione attuale, di procedere all’identificazione certa dei migranti e alla successiva individualizzazione di un vettore (nel 90% dei casi un aereo di linea, anche se ultimamente si verifica il ricorrere ad aerei militari o privati) per procedere all’espulsione. Questa è consentita, sempre secondo l’impianto legislativo, solo in base ad un provvedimento firmato da un giudice e in presenza di un avvocato e di un interprete. Molto spesso, soprattutto nei cpt del sud (Lampedusa come esempio emblematico) si ricorre alle deportazioni di massa e al trattenimento forzato di persone richiedenti asilo o nella condizione di profughi per situazioni umanitarie, in aperta violazione di tutte le convenzioni internazionali e delle risoluzioni ONU firmate e ratificate dal governo italiano. Questa situazione si è ancora una volta verificata nel lager di Via Corelli a Milano a seguito dell’ingresso della delegazione del 19 Marzo scorso. Leggi il report delle testimonianze racconlte durante dell’incontro all’interno del centro di Via Corelli Storie di soprusi, di quotidiana violazione delle minime garanzie legislative, pestaggi e abusi, in nome di una fantomatica sicurezza e controllo che identifica il migrante, il diverso da noi come l’incarnazione di tutti i mali possibili. Il 2 aprile, nella giornata europea contro le frontiere e per la chiusura dei cpt, nei nostri territori faremo sentire ancora la voce degli esclusi con le nostre pratiche. |
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