|
||
cittadinanza > editorialiLa negazione del diritto d’asilo:il caso Italia27 aprile 2005A partire dal 21 aprile 2005 è entrato ufficialmente in vigore il regolamento d’attuazione della legge Bossi Fini sull’asilo, norme che fanno dell’Italia l’unico paese europeo in cui, chi chiede asilo, verrà privato della libertà personale. In base al nuovo regolamento di attuazione quindi, i richiedenti asilo saranno trattenuti in questi centri per un periodo massimo di 35 giorni. In questo breve lasso di tempo sarà deciso, in gran fretta, il loro destino. Cosa ancor più grave è che gli eventuali ricorsi di diniego della domanda presentati al giudice, non sospenderanno l’eventuale espulsione. Il rapporto curato dall’ICS, intitolato “Rifugiati in Italia: la protezione negata”, ricostruisce la storia del diritto d’asilo nel nostro paese. In questo lavoro emerge inequivocabilmente la percentuale irrisoria delle risposte positive alle domande di asilo, il poco tempo e la poca attenzione che la Commissione preposta dedica ad ascoltare la storia delle persone. Perdere un paese, una casa, una famiglia, perdere tutto ma non voler perdere la vita quindi, fuggire. Ancora oggi l’Italia rimane l’unico paese europeo a non avere una legge sul diritto d’asilo... Oltre ai respingimenti di massa di migranti da Lampedusa verso la Libia (per i quali l’Italia recentemente è stata condannata dal Parlamento Europeo), ora il trattenimento dei richiedenti asilo in centri troppo simili ai CPT, parificandoli di fatto agli “irregolari” – vietato dalla normativa internazionale – sono elementi di un diritto negato che, non a caso, fa dell’Italia uno dei paesi industrializzati con il più basso numero di rifugiati e richiedenti asilo. Crediamo sia importante rilanciare iniziative che vadano in controtendenza rispetto al quadro nazionale, per rivolgere invece un’attenzione particolare ai richiedenti asilo e rifugiati, con la volontà di garantire una più efficace e reale tutela dei diritti. |
||