|
||
cittadinanza > intervisteL’europa di Schengeen e i cpt oltre frontiera. La politica di sicurezza contro il nuovo nemicoIntervista con Helmut Dietrich - Forschungsgesellschaft flucht und migration - Berlin3 maggio 2005Dopo l’entrata di nuovi 10 paesi all’interno dell’Unione Europea, il confine Schengeen si è spostato verso est. Le nuove frontiere dell’Europa si sono modificate e con loro sono state spostate anche le zone di controllo che ora interessano diversi paesi dell’ex blocco sovietico, diventati strategici per il controllo dell’immigrazione proveniente soprattutto dall’Asia. Abbiamo chiesto un commento ad Helmut Dietrich in merito a quello che sta succedendo, non solo nell’est Europa ma anche nel Mediterraneo. Domanda - Cosa sta cambiando, in termini di controllo dell’immigrazione, lo spostamento della frontiera europea verso altri paesi dell’Est? Risposta - È un processo di trasferimento di controllo frontiera verso l’est. È un processo che dura già da anni e durerà ancora molto, fino a quando quella che viene chiamata zona Schengeen sarà estesa fino alla frontiera con la Bielorussia, Ucraina, ecc. La tensione o l’allarmismo viene spostato più verso est. Questo si vede piuttosto sul livello tecnico ma in realtà la cosa che potevamo già notare è che c’è una tendenza a rinchiudere richiedenti asilo nei lager, in luoghi segreganti. Questo è un processo che avviene ovunque nei nuovi paesi dell’Unione Europea. Diversi anni fa siamo entrati nei centri di detenzione raccogliendo diverse interviste a richiedenti asilo. Quando abbiamo pubblicato il materiale successe uno “scandalo” perché queste persone non potevano essere trattenute. Oggi invece i richiedenti asilo vengono rinchiusi come prassi normale. Ora c’è una tendenza a creare questi centri di detenzione più verso la zona est dell’Europa, mentre prima erano un po’ ovunque, nei diversi paesi. Si sta creando una zona di frontiera esterna, anche attraverso il sistema e l’uso dei lager, dei deportacion camp. D: Le “regole” usate nei centri in Europa sono diverse da quelle usate nei centri oltre confine? Come commenti il fatto che l’Europa delega il blocco dell’immigrazione fingendo di non vedere cosa succede? R: Già molti anni fa avevamo visto nella Germania dell’est come la zona frontaliera è sempre stata costruita come zona di emergenza, dove i diritti non esistevano proprio in base all’”emergenza” da affrontare e dove succedevano cose che in altre parti del paese la polizia non avrebbe potuto fare, sarebbero state vietate. Una zona “franca”, senza nessun controllo di giudici, di parlamentari, ecc. D: Secondo te cosa sta accadendo in questo momento nel Mediterraneo ovvero agli accordi tra Spagna e Marocco e tra Italia e Libia R: In questi anni l’allarmismo lanciato dagli stati europei è sempre stato funzionale verso l’est Europa. Ci è sempre stato detto che i poveri erano organizzati da fantomatiche organizzazioni criminali e invece, negli ultimi tempi, abbiamo visto che ci sono state detenzioni mirate ad alcune nazionalità specifiche, come afgani e ceceni. Chi proviene da questi paesi è incarcerato in maniera sistematica nei centri di detenzione. Tutto questo avviene nell’est Europa.
Ora si sta cambiando. Dal vecchio nemico (l’organizzazione criminale) verso il cosiddetto “antiterrorismo”. Questo è il nuovo spettro del sud Europa. D: Rispetto a quello che dicevi sull’esigenza di avere un nuovo nemico, in un contesto definito di guerra globale e di “lotta al terrorismo”, qual è il rapporto tra centri di detenzione e guerra? R: I centri di detenzione sono, per definizione, di natura amministrativa ovvero una prepotenza delle strutture di polizia. Si può notare che il mandato che la polizia ha nel contesto del CPT viene fortificato, prende vigore nel contesto di questa guerra. Quello che abbiamo visto e letto su Guantanamo, sul fatto che bisogna detenere delle persone in maniera amministrativa cioè senza giudici, senza processi, sono le logiche che troviamo nella forma di pensare il centro di detenzione. D: E’ stato lanciato un appello per creare una delegazione di parlamentari europei e associazioni che vadano a vedere che cosa sta succedendo nel Mediterraneo. R: Ho detto che con questi nuovi centri di detenzione, dentro e fuori la frontiera europea del sud si crea una zona grigia che si basa sul sistema di non far vedere e sapere cosa succede e di chi sono le responsabilità di quello che avviene. Per esempio chi gestisce quello che succede, chi finanzia chi e che cosa. [Vedi anche The desert front - EU refugee camps in North Africa?] |
||