|
||
cittadinanza > intervisteLibia - Nuovo naufragio mentre Pisanu chiede più CPTIntervista a Fulvio Vassallo Paleologo, ICS Palermo18 maggio 2005
La notizia del naufragio di una imbarcazione con 23 immigrati a largo della Libia, che lo scorso lunedì ha causato 14 morti e 3 dispersi ha avuto molto rilievo nella stampa italiana. A questo proposito abbiamo intervistato Fulvio Vassallo Paleologo, del Consorzio italiano di solidarietà (ICS) di Palermo, che si è dichiarato invaso da un senso di impotenza. “Le risposte del governo - oltre ai Cpt che sono la misura simbolica più facile per rassicurare i cittadini sulla presunta emergenza immigrazione - in realtà sono altre, la prima delle quali è il rimpatrio degli irregolari, anche a dispetto delle convenzioni internazionali. E pur sapendo che molte persone moriranno… come ha comunicato la Libia facendo sapere che oltre cento persone tra quelle rimpatriate nell’ottobre del 2004 sono morte". Parlando della posizione del governo italiano, Vassallo dice che " A livello europeo, l’Italia sembra essere capofila di un gruppo di paesi che sta trattando con la Libia le condizioni di rimpatrio di migranti irregolari, anche non libici, senza la garanzia che una volta in patria queste persone non siano perseguitate. Importante poi, sottolinea Fulvio Vassallo Paleologo, la questione dell’identificazione avvenuta a Lampedusa "…che potrebbe essere stata influenzata da convenienze politiche, per cui a cittadini di un certo stato potrebbe essere stata attribuita una cittadinanza diversa dalla propria". "Questo problema" - secondo Vassallo - "tira in causa soprattutto i partiti di sinistra che devono riconoscere di aver fatto un errore nel 1998 quando furono introdotte tali strutture e devono predisporre una legge alternativa alla Turco-Napolitano, non per la parte dei diritti sociali, che era positiva, ma quella riguardante le espulsioni e i trattenimenti nei Cpt. Infatti, sono sicuro che il comportamento sicuro e arrogante del governo nasce dal fatto che la maggior parte dell’opposizione non ha ammesso la necessità di chiudere questi centri e di trattare in maniera diversa le espulsioni". |
||