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cittadinanza > approfondimenti, resoconti, reportDeportazioni in corso a Lampedusadi Fulvio Vassallo Paleologo*23 maggio 2005Dopo giorni di menzogne e di ammissioni parziali si apprende che sabato 14 maggio scorso è stato effettuato un altro volo da Lampedusa verso la Libia e un numero imprecisato di migranti è stato respinto in quel paese senza avere avuto la possibilità di un procedimento trasparente ed imparziale, senza avere potuto chiedere asilo, senza avere avuto il tempo di presentare ricorso. Non si sa neppure se queste misure di allontanamento siano state convalidate dalla magistratura nei termini e nelle forme previste dalla legge. Anche in queste ore, oggi 21 maggio, si sta consumando un altra deportazione, malgrado la decisione del Parlamento europeo e malgrado l’ordine di sospensione delle espulsioni verso la Libia impartito al governo italiano dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. Il governo italiano con queste espulsioni e con questi respingimenti sommari
viola il diritto internazionale, la Convenzione europea a salvaguardia di
diritti dell’uomo, la Costituzione italiana e le norme di diritto interno
che all’art. 19 vieta le espulsioni verso paesi nei quali si possono subire
trattamenti inumani e degradanti. Occorre agire al più presto per porre fine a queste pratiche di rimpatrio
sommario che violano il principio di legalità e la riserva di giurisdizione.
Tutti coloro che possono fare qualcosa per impedire questi abusi devono
agire nei rispettivi settori per diffondere al massimo le informazioni su
queste continue violazioni e promuovere iniziative politiche e giuridiche
per contrastare gli abusi. Occorre dire finalmente che queste pratiche espulsive sono un aggravamento
delle logiche già contenute nella legge Turco Napolitano e che gli accordi
di riammissione sono stipulati da anni senza che vengano garantiti i diritti
umani nei paesi di transito e di provenienza con i quali questi accordi
vengono firmati. Tutti gli altri resteranno soltanto dei complici di operazioni disumane, e chi avendo la responsabilità non prende la parola oggi, non avrà più alcuna legittimazione domani per chiedere consenso magari in difesa dei diritti fondamentali della persona. * Università di Palermo |
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