GRADISCA. Cresce il fronte delle Regioni anti-Cpt. Anche l’Umbria infatti - dopo Friuli Venezia Giulia, Toscana, Emilia Romagna, Calabria, Basilicata, Abruzzo - ha aderito all’appello, lanciato dal presidente della Puglia, Nichi Vendola, contro i Centri di permanenza temporanea per immigrati. E si profila così un nuovo scontro istituzionale col governo, che, per bocca del ministro dell’interno, Giuseppe Pisanu, nei giorni scorsi ha sottolineato che i Cpt sono «strutture indispensabili per il controllo dell’immigrazione clandestina, previste dalla legislazione nazionale, ovviamente sovraordinata a quella regionale».
È stato Vendola ad aprire le ostilità contro, ha spiegato, «quei cosiddetti luoghi di accoglienza, cinti da filo spinato, all’interno dei quali si attua una detenzione amministrativa degli immigrati e che costituiscono una violazione della nostra storia, della nostra cultura, del diritto alla vita». Il governatore della Puglia ha quindi sottolineato di non «volersi inchinare a questa legge illegale (la Bossi-Fini), perchè c’è Guantanamo dietro l’angolo» e ha promosso l’avvio di un’iniziativa nazionale contro le strutture.
A Vendola si è subito accodato il presidente della Calabria, Agazio Loiero. «È odioso - ha osservato - vedere tante persone disperate approdate sulle nostre coste confinate in ambienti in cui la dignità umana è spesso calpestata, persone segregate dentro un recinto». Il presidente della Calabria si è quindi reso disponibile a un’azione comune affinchè siano cancellati i Cpt così come oggi concepiti e realizzati.
Analoga disponibilità è stata affermata dagli altri presidenti delle Regioni governate dal centrosinistra. E ora è stata la volta dell’Umbria. «Come Regione - ha spiegato l’assessore umbro alle politiche sociali, Damiano Stufara - rifiutiamo integralmente la logica dei Centri di permanenza e accoglienza che, allo stato dei fatti, sono autentici istituti di detenzione, contrari ai principi di solidarietà e accoglienza che dovrebbero animare gli interventi di carattere umanitario e indegni di un Paese civile. E un recente rapporto di Amnesty International ha offerto un quadro preoccupante sulle condizioni in cui sono costretti gli “ospiti” di tali strutture».
La sollevazione regionale contro i Cpt è stata stigmatizzata da Pisanu, che da tempo invita le amministrazioni locali a non porre ostacoli alla realizzazione di tali centri. L’ultima bacchettata del ministro risale a giovedì scorso. I Cpt, ha spiegato, «non li ho inventati io, ma sono nati col precedente governo di centrosinistra. Le autorità regionali e locali non possono comunque disporre a piacimento di strutture come i Cpt, previste dalla legislazione nazionale, ovviamente sovraordinata – ha ribadito – a quella regionale».
Si profila dunque un braccio di ferro tra Stato e Regioni, in vista della realizzazione dei nuovi Cpt previsti, per alcuni dei quali sono già in atto polemiche. Quello di Gradisca, come è noto, è contestato da Regione Friuli, amministrazioni locali e associazioni. A Bari, il sindaco, Michele Emiliano, ha inviato una lettera a Pisanu in cui comunica la «netta opposizione della città alla riapertura del Cpt di Palese».
Sembra così difficile che possa realizzarsi l’auspicio del capodipartimento per le libertà civili e l’immigrazione del Viminale, prefetto Anna Maria D’Ascenzo, che nei mesi scorsi aveva sottolineato la necessità di avere un Cpt per ogni provincia.