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cittadinanza > Comunicati stampa e appelliCarovana No CPT verso Bari il 10 e 11 luglioPer la libertà, contro la barbarie6 luglio 2005Amnistia per chi ha lottato da dentro e da fuori contro i lager Sbaglia chi afferma che i CPT vanno chiusi perché in questi anni non hanno funzionato.
I CPT devono essere chiusi, cancellati dalla legislazione e dalla storia, perché purtroppo hanno funzionato benissimo. Se oggi può prodursi lo straordinario evento del forum di Bari del prossimo 11 luglio, con il pronunciamento corale dei presidenti di tredici regioni italiane, è perché fin dalla loro istituzione nel nostro Paese, avvenuta con l’approvazione da parte dell’allora maggioranza parlamentare di centrosinistra della legge Turco-Napolitano sull’immigrazione, i CPT hanno incontrato sul loro percorso straordinarie resistenze. A partire dal 24 ottobre 1998, quando a Trieste l’iniziativa dei movimenti ha ottenuto, dopo le cariche della polizia e l’ingresso di decine di testimoni nell’area proibita di Porto Vecchio, la chiusura di uno dei primi CPT creati dall’allora governo D’Alema, in una sequenza ininterrotta di delegazioni, denuncie pubbliche, manifestazioni, blocchi, smontaggi e sabotaggi materiali. Spesso il calendario si diverte a giocare scherzi, che producono paradossali effetti simbolici e pratici: il prossimo 13 luglio, solamente due giorni dopo il Forum di Bari, si svolgerà a Trieste il processo d’appello nei confronti di otto attivisti che hanno già subito condanne a pesanti pene detentive, un anno di carcere per quell’episodio, per la loro azione a favore dell’umanità. Ma sono decine i processi e le inchieste in corso, con centinaia di imputati ed indagati per reati connessi alle campagne contro i CPT. Così come sono centinaia i procedimenti a carico di migranti che si sono ribellati a quel circuito detentivo. Diventa perciò naturale portare a Bari la richiesta di una generale amnistia per i reati commessi da quanti all’esterno si sono generosamente battuti contro questa barbarie e da quanti all’interno hanno cercato di resistervi, come necessario corollario della rivendicazione della chiusura di questi luoghi illegittimi e della legittimità di tutte le forme di conflitto, messe in campo per ottenerla. Chi oggi afferma, soprattutto da ruoli istituzionali importanti del nostro Paese, la necessità della chiusura dei CPT, perché luoghi indegni della civiltà, non può eludere il fatto che quanto viene affermato oggi è stato reso possibile da chi in questi anni ha mantenuta aperta questa contraddizione, spesso di fronte alla latitanza del ceto politico di centrosinistra. Se vogliamo evitare di ridurre l’evento di Bari alla pur sacrosanta scrittura di uno dei punti irrinunciabili del futuro programma di governo del centrosinistra o, peggio, ad una pur comprensibile anticipazione della campagna elettorale per le politiche del 2006, è decisivo non rinviare ad allora la possibilità di rendere concreto l’obiettivo della chiusura dei Centri di detenzione. Di fronte alla lenta agonia di un governo privo del consenso della maggioranza del Paese, è del tutto credibile la pretesa che almeno i CPT realizzati negli ultimi mesi o in via di realizzazione non vengano aperti, in attesa di un deciso cambio di rotta nelle politiche di governo. La lotta contro i CpT non rappresenta unicamente il giusto ed umano rifiuto di una inciviltà: essa è anche un nodo fondamentale della lotta generale del precariato sociale contro uno dei meccanismi più autoritari e violenti di sfruttamento messi in campo dal neoliberismo globale. La lotta contro i CpT non è quindi solo una lotta antirazzista. E’ una battaglia contro lo sfruttamento di tutt@. Amnistia per chi lotta contro i CPT e per chi ne è stato vittima, chiusura di tutti i lager e moratoria dell’apertura di nuovi Centri di detenzione sono gli obiettivi che vogliamo portare con noi a Bari, come patrimonio comune di una Carovana di migranti, attivisti e amministratori locali che hanno condiviso nel Nordest terra di frontiera, lungo le sponde dell’Adriatico, da Trieste a Gorizia, da Bologna e Modena fino alle Marche, dove le lotte hanno finora impedito la costruzione di nuovi lager, fino ai porti del Mediterraneo, le mille forme di questa battaglia di libertà. Con la proposta che sia proprio il forum di Bari ad indire, per fine settembre su questi obiettivi, una grande giornata di mobilitazione, a Nord e a Sud, con due manifestazioni che circondino i futuri lager di Gradisca d’Isonzo e Bari San Paolo, per ottenere che proprio in quei luoghi non vengano mai messe in funzione quelle vergogne che in questi anni abbiamo conosciuto. Noi ci saremo l’11 luglio, consapevoli di quanto, assieme a molti altri, abbiamo fatto fino a oggi, ma anche consci che ogni giorno in più di esistenza di questi luoghi di barbarie porti con sé troppe storie di vite negate e di sofferenze patite, da parte di quelle persone che, aspirando a una vita che valesse la pena di essere vissuta, si sono ritrovate rinchiuse senza un perché nelle Guantanamo italiane. CAROVANA NO CPT – per L’AMNISTIA – per la Chiusura dei LAGER – per la MORATORIA di quelli in costruzione
Prime adesioni: Alessandro Metz, consigliere regionale verdi Friuli Venezia Giulia |
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