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Trieste - Sulla condanna ad un anno di carcere per la battaglia contro i CPT

Comunicato stampa di Alessandro Metz, con. reg. FVG

15 luglio 2005

La sentenza emessa ieri dalla corte d’appello di Trieste contro 9 attivisti tra cui il sottoscritto, segna un’altra pagina nera sul piano della giustizia e della democrazia. Pesanti condanne fino ad un anno di carcere sono state confermate, pur sapendo che le prove a nostro carico non esistevano!
Hanno volutamente ignorato il contesto nel quale sarebbe stato commesso il reato di "resistenza a pubblico ufficiale", e cioè che in quel momento, sette anni fa, nel ’98, stavamo in tanti tentando di far chiudere uno dei primi campi di concentramento per migranti, uno di quei CPT voluti dall’allora governo di centrosinistra e che sarebbero poi spuntati come orribili cattedrali della vergogna un po’ in tutta italia.

Le prove, nonostante i video, le testimonianze, le immagini dicessero chiaramente che fummo aggrediti da poliziotti e finanzieri in assetto antisommossa, sono diventate solo le bugie dei funzionari della Digos di Trieste. Il contesto non quello di una legittima iniziativa presa da attivisti e cittadini contro un luogo di violazione di ogni diritto o principio democratico, ma, per usare le parole della procura generale, una "preordinata azione criminosa organizzata militarmente" (!!).

Questa è una sentenza politica, di un processo politico contro i movimenti. Quel lager, dopo 15 giorni dagli scontri avvenuti lì davanti, fu chiuso.
Oggi ne stanno per aprire un altro, enorme, a Gradisca d’Isonzo, fatto come un carcere speciale, dove mirano a rinchiudere centinaia di migranti e richiedenti asilo. Finora l’unico atto ufficiale che ha concretamente tentato di fermare i lavori di costruzione di questa vergogna è un esposto alla magistratura presentato dai Verdi del Friuli Venezia Giulia: lo dico con rammarico poiché sto ancora attendendo che la Giunta guidata da Riccardo Illy passi dalle enunciazioni alla pratica e faccia a sua volta lo stesso, oltre a far valere qualsiasi prerogativa che il Presidente di una Regione, perdipiù "Autonoma", può mettere in campo su una vicenda come questa. Devo ammettere che da questo punto di vista confido molto di più negli atti, meno ufficiali ma forse più efficaci, che vivono quotidianamente nell’azione dei movimenti, e mi spenderò più di prima per far sì che le mobilitazioni decise a Bari - e in particolare le due grandi manifestazioni nazionali da tenere ad ottobre in contemporanea a Gradisca d’Isonzo e a Bari - abbiano successo e sappiano essere incisive nei contenuti e nelle pratiche. Non per questo non ritengo un fatto importante la partecipazione della Giunta Illy, rappresentata da Roberto Antonaz, al Forum di Bari. E all’indomani di questa vergognosa condanna invito il nostro Presidente a sgomberare il campo da equivoci che persino la destra sta utilizzando strumentalmente, come dimostra l’attacco di ieri da parte di Forza Italia che accusa Illy di voler esternalizzare i CPT in Slovenia: purtroppo è questo il frutto di slogan che, anziché affermare chiaramente il valore inviolabile della vita umana e della libertà personale contro i deliri securitari della destra, invocano la "umanizzazione dei CPT" rincorrendo proprio quella insana voglia di una "sicurezza" che si traduce in restrizione delle libertà. Mi piacerebbe finalmente sentire Riccardo Illy pronunciare uno slogan che mi pare tuttaltro che estremista e assolutamente confacente alla storia della nostra regione: "nessuno è clandestino". E vorrei che parlando di CPT non si limitasse ad affermare la sua contrarietà a quello di Gradisca ma dicesse anche "né qui, né altrove".

Trieste, 15 luglio 2005

Alessandro Metz
consigliere regionale dei Verdi del Friuli Venezia Giulia