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attualità > rassegna stampaIl camping antirazzista sulla frontierada Il Manifesto del 4 agosto 20055 agosto 2005Una vera e propria «unità di crisi» in Sicilia per tutelare i diritti degli stranieri
In campeggio non per vacanza, ma per «essere dove le cose accadono». E’ questo l’obiettivo delle circa cento persone (arrivate da tutt’Italia) che dal 26 luglio hanno piantato le tende a pochi chilometri da Licata, in Sicilia. Cioè: intervenire con azioni dirette dove si consumano i rituali legati all’emergenza immigrazione che ogni anno infuoca le coste siciliane. L’iniziativa è stata messa in piedi dalla Rete antirazzista siciliana: «Abbiamo avuto una buona risposta - racconta Luca della Rete - Il nostro obiettivo era coinvolgere gli attivisti che lavorano al fianco dei migranti nelle altre regioni italiane, ma anche la gente comune per far capire che cosa accade in Sicilia: la nostra regione è un vero lager a cielo aperto. Siamo l’ultima frontiera dell’occidente verso sud, e da queste parti vengono violati i diritti delle persone in modo sistematico. siamo in una "zona speciale", aggravata dalla pesante militarizzazione del territorio determinata dalla presenza di basi Nato». Così, per la prima volta, i «nodi» della Rete antirazzista siciliana sono stati affiancati dai «campeggiatori» calati in Sicilia da diverse zone d’Italia. Una vera e propria unità di crisi che si muove ogni qualvolta arrivi una segnalazione. L’altro ieri qualcuno ha chiamato da un traghetto della Siremar proveniente da Lampedusa: a bordo, insieme ai turisti, c’era un centinaio di immigrati destinati ai centri di permanenza sparsi per il sud Italia. I «campeggiatori» si sono mossi in massa e hanno atteso l’arrivo della nave sul molo di Porto Empedocle. All’arrivo del traghetto hanno forzato le transenne che proteggevano i bus di linea su cui vengono caricati gli immigrati. La polizia ha caricato i manifestanti, e gli immigrati hanno approfittato del momento di tensione per spaccare i vetri del bus e scappare in quattordici. Un’analoga situazione si era creata qualche giorno prima, sempre a Porto Empedocle, quando l’unità di crisi aveva raggiunto il Palazzetto dello sport della zona per contestare il fatto che da quest’estate la Prefettura di Agrigento ha chiesto agli enti locali di mettere a disposizione luoghi pubblici per trattenere gli immigrati in attesa di essere smistati nei cpt d’Italia. In quel caso scapparono in una trentina, sette dei quali sono stati riacciuffati dalle forze dell’ordine. Queste iniziative non hanno mancato di suscitare le solite polemiche a sinistra: è lecito incentivare la fuga dei migranti dai luoghi di detenzione, mettendoli a rischio di essere maltrattati dalle forze dell’ordine e immediatamente espulsi? Al quesito risponde Alfonso De Vito, attivista napoletano, e in questi giorni «di stanza» al campeggio antirazzista: «La decisione di fuggire viene presa autonomamente dagli immigrati. Noi non facciamo altro che andare a contestare delle iniziative illecite e illegali, e che calpestano la dignità umana. Polemiche di questo tipo nascondono un atteggiamento paternalistico: chi le fa dovrebbe mettersi nei panni di chia ha rischiato tutto per arrivare in Italia e in quattro e quattr’otto si ritrova con un foglio di espulsione in mano». In diversi casi l’intervento dei campeggiatori, sempre accompagnati da avvocati, ha permesso di informare i migranti sui loro diritti, come quello di chiedere asilo politico. E le prossime tappe? Ieri è stata organizzata una manifestazione a Licata, mentre le antenne del campeggio sono orientate sul centro di detenzione di Ragusa. Gli antirazzisti hanno organizzato qualche giorno fa una manifestazione anche qui, e tra le altre cose hanno scoperto la storia di sei donne rumene il cui tempo di detenzione era scaduto, ma continuavano a rimanere rinchiuse nel centro. «Il prefetto ci ha assicurato che domani (oggi, ndr ) saranno liberate. Se non accadrà, torneremo al centro». Il campeggio si chiude sabato: l’«unità di crisi» si sposterà a Messina, per partecipare alla manifestazione contro il Ponte sullo Stretto. |
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