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«Nel 2005 oltre quattromila rimpatri con i charter»

da Il Manifesto dell’ 11 agosto 2005

14 agosto 2005

Le cifre del ministero dell’interno. Ieri l’ultimo volo verso la Libia. Maxi-sbarco a Lampedusa

CINZIA GUBBINI

I ponti aerei con la Libia sono ricominciati. Ieri 65 persone, tutte egiziane secondo il ministero dell’interno, sono state imbarcate a Lampedusa su un volo dell’Alitalia. Direzione Tripoli. L’aereo è partito alle 12,55. Per la prima volta, a tutti gli immigrati in fila sulla pista dell’aeroporto veniva consegnato un foglio. Forse un modo per sottolineare, da parte del Viminale, che non si tratta di espulsioni «di massa», bensì di espulsioni vagliate caso per caso. Un accorgimento che difficilmente riuscirà a placare le polemiche su questo tipo di espulsioni che vengono operate verso un paese che non ha firmato la Convenzione di Ginevra, in base a un accordo che non è mai stato reso pubblico, e sulla base di identificazioni frettolose. Quasi contemporaneamente alla partenza dell’aereo, ieri mattina sul molo dell’isola è arrivata una barca con a bordo 165 persone, tra cui due donne e dieci minori. La sera prima, il presidio dell’Arci a Lampedusa aveva segnalato l’arrivo di un piccolo gozzo con a bordo sette persone, scortato sull’isola dalla Capitaneria di Porto. Nel centro di permanenza dell’isola ora dovrebbero esserci più di 250 persone.

L’ultimo volo diretto in Libia era partito il 13 luglio con a bordo 64 egiziani. Il Viminale ha «ufficializzato» l’espulsione di ieri con un comunicato, cogliendo l’occasione per snocciolare un po’ di dati: nello scorso mese di luglio sono stati 936 gli stranieri irregolari rintracciati sul territorio nazionale o sbarcati clandestinamente sulle coste siciliane. Nel 2005, inoltre, sono stati espulse 4.137 immigrati con 61 voli charter. E per la precisione: 1.955 egiziani, 1.920 romeni, 219 nigeriani e 43 cinesi.

Nonostante le recenti voci su una frizione tra il governo italiano e quello libico, la macchina delle espulsioni verso Tripoli ha funzionato a pieno ritmo quest’estate: dal primo giugno sono stati quattro i charter partiti dall’Italia carichi di immigrati (sempre egiziani). Per il governo quello con la Libia continua ad essere un accordo su cui puntare il tutto per tutto. Martedì l’Organizzazione mondiale delle migrazioni (Oim) ha siglato un accordo con la Libia per l’avvio di una serie di progetti sulla gestione dei fenomeni migratori. A pagare sarà l’Italia.

L’ennesimo volo partito ieri da Lampedusa non ha scatenato grandi proteste, quasi che l’accordo tra i due paesi sia stato ormai digerito. A notarlo è stato anche il responsabile del settore immigrazione dell’Arci, Filippo Miraglia, che stigmatizzando le «espulsioni di massa» chiede: «Dove sono i leader del centrosinistra? Va bene che è agosto e che c’è la vicenda di Bankitalia, ma queste espulsioni, illegali, pare proprio non interessino a nessuno». Per il centrosinistra sono intervenuti l’europarlamentare Giusto Catania - «L’ennesima deportazione di migranti verso la Libia è un atto criminale e incivile e il governo italiano continua ad essere complice di eccidi» - e la senatrice dei Verdi Tana De Zulueta che si è detta «molto preoccupata» perché «il governo continua ad attuare questi respingimenti collettivi nonostante per ben due volte la Corte di Strasburgo abbia bloccato l’espulsione di migranti che erano riusciti a presentare ricorso». Ma anche la vicenda della Corte di Strasburgo, che dovrebbe emettere una sentenza entro la fine dell’anno sulla vicenda dello stop alle espulsioni per 11 immigrati, sembra scomporre pochissimo il ministero dell’interno. Secondo alcune indiscrezioni, infatti, il governo avrebbe già inviato una memoria in cui difenderebbe a spada tratta l’accordo stretto con la Libia sperticandosi in elogi nei confronti di quel paese. Entro il 13 ottobre toccherà agli avvocati italiani che hanno intentato la causa replicare. Per ora, da parte loro, è un sostanziale «no comment». «Posso solo esprimere turbamento per la durezza di questi atti», dice l’avvocato genovese Alessandra Ballerini.