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attualità > rassegna stampaUn’operazione sotto scortada Il Manifesto del 18 settembre 200520 settembre 2005Roma, un rumeno dal cpt di Ponte Galeria sorvegliato anche in sala operatoria. di Ci. Gu. Gli agenti hanno risposto che il trattenimento non era ancora stato convalidato dal giudice di pace, e si sono quindi giustificati spiegando di avere la piena responsabilità del trattenuto. Erano entrati, cioè, per assicurarsi che non fuggisse. Pressati dalle domande dell’avvocato hanno poi detto di essersi fermati in un’anticamera. Ma il ragazzo da Ponte Galeria dice: «Quale anticamera? Lì c’è un’unica stanza, e loro hanno visto tutto benissimo». L’operazione, peraltro, era un po’ delicata. Il ventiseienne, infatti, doveva essere operato al gluteo. Oltretutto, ieri mattina in ospedale l’avvocato non ha potuto parlare con il suo assistito (lo ha potuto fare solo nel pomeriggio, recandosi fino al centro di Ponte Galeria). Il giovane vive in Italia da sei anni, non ha precedenti penali, lavora - ovviamente al nero - come operaio edile. Nel 2001, prima dell’entrata in vigore della Bossi-Fini, aveva subìto un’espulsione e nel 2002 aveva cercato di partecipare alla sanatoria ma il suo datore di lavoro perse la vita poco prima che si aprissero le «iscrizioni». «L’operazione chirurgica è un’attività relativa a una sfera estremamente intima e delicata della persona e del suo corpo e quindi andrebbe rigorosamente tutelata da qualunque invadenza o interferenza, se non nei casi strettamente indispensabili. E questo, palesemente, non lo era», osserva Luigi Manconi, garante del comune di Roma per le persone private della libertà personale. Che aggiunge: «Tutto ciò conferma ancora una volta come sia l’istituto dei centri di permanenza temporanea e non semplicemente la loro gestione che va contestata». |
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