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Turco-Sinisi: inimmaginabile chiudere i CPT

Commento a cura dell’Avv. Paolo Cognini

29 settembre 2005

L’ex ministra Livia Turco, responsabile Welfare per i Ds, e Giannicola Sinisi, responsabile immigrazione per la Margherita, hanno fatto circolare tra gli "addetti ai lavori" il testo di un documento contenente una serie di ipotesi di modifica della Bossi-Fini quale tracciato di intervento normativo in materia di immigrazione di un eventuale futuro governo di centro - sinistra.

Se alcune proposte contenute nel documento meritano sicuramente attenzione, le ipotesi che vengono avanzate in relazione alla problematica dei Centri di Permanenza, emergono chiaramente come un’inaccettabile negazione del dibattito maturato in questi anni di sperimentazione dei Cpt e dell’ormai diffusa consapevolezza della necessità della loro chiusura. Chiusura che, nel documento, non solo non viene condivisa, ma addirittura viene definita inimmaginabile: più precisamente con un "giro di concetti" si afferma che "...non possiamo immaginare di tornare alla legge Martelli, ed alla assolutamente inefficace e puramente simbolica intimazione a lasciare il territorio dello Stato". A soli due mesi di distanza dal convegno di Bari, le parole dei governatori che si erano espressi per la chiusura dei Cpt sono già in soffitta, mentre si riafferma in maniera categorica che i Cpt rappresentano un ganglo ineliminabile dell’intera struttura di governo dell’immigrazione nel nostro Paese.

Quali prospettive, allora, per i Cpt nel futuro governo di centro-sinistra? La Turco e Sinisi ritengono che l’intervento sui Cpt debba muoversi su due direttrici: la prima riguarda la loro "democratizzazione" perchè, dicono i due esponenti del centro-sinistra "...non possiamo... consentire che i diritti delle persone trattenute nei CPT siano affidati a regolamenti, circolari, disposizioni personali, invece che alla legge e prima ancora alla Costituzione" (ma l’internamento per un illecito amministrativo non è già di per se la negazione dei diritti fondamentali della persona?); la seconda riguarda la possibilità di ridurre il carico di internamento nei Cpt ricorrendo a misure alternative di gestione dell’immigrazione clandestina quali "...il rimpatrio volontario ed assistito, l’elezione di domicilio, la sorveglianza speciale..." secondo un principio di gradualità basato sulla valutazione individuale. In sostanza il nocciolo della proposta che emerge dal documento conferma senza mezzi termini l’approccio di natura "carceraria" al problema dell’immigrazione irregolare: la possibilità di ridurre gli internamenti viene vincolata, infatti, alla predisposizione di strumenti di carcerizzazione diffusa (come la sorveglianza speciale), fortemente limitativi della libertà personale e facilmente agibili in ogni territorio a "prezzi" senz’altro competitivi. Occorre inoltre sottolineare che una simile proposta introdurrebbe nel nostro ordinamento giuridico una nuova ipotesi di sorveglianza speciale, specificatamente rivolta ai migranti, con buona pace di quegli stessi principi costituzionali con i quali si dovrebbero "democratizzare" i Cpt. Non è possibile, ovviamente, non rilevare come una simile proposta risulti fortemente in continuità con il modello repressivo attuato in questi ultimi anni sul più generale terreno dell’opposizione sociale, tutto proteso a decurtare la libertà di movimento dei soggetti portatori di conflitto.
Sia Sinisi che la Turco si sono affrettati a precisare che il documento non rappresenta la posizione ufficiale dell’Unione: considerato, tuttavia, il ruolo svolto da entrambi nelle rispettive formazioni politiche, appare molto probabile che il futuro intervento normativo sui Cpt si muova nelle direzioni indicate.
Vista l’imminente consultazione delle primarie, risulta determinante sollevare immediatamente la questione e porla al centro del dibattito.

Riporto di seguito in integrale la parte del documento relativa ai Cpt.

Avv. Paolo Cognini

Non possiamo immaginare di tornare alla legge Martelli, ed alla assolutamente inefficace e puramente simbolica intimazione a lasciare il territorio dello Stato. Ma non possiamo neppure consentire che i diritti delle persone trattenute nei CPT siano affidati a regolamenti, circolari, disposizioni personali, invece che alla legge e prima ancora alla Costituzione; né che vi accedano tutti senza una valutazione individuale della inidoneità di ogni altra misura, come il rimpatrio volontario ed assistito, l’elezione di domicilio, la sorveglianza speciale, secondo un principio di gradualità che faccia del trattenimento dei centri una misura residuale. L’attuazione del principio di gradualità richiederà la definizione delle misure alternative ai CPT; il rimpatrio volontario, l’elezione di domicilio e la sorveglianza speciale. Nel primo caso si tratterebbe di ovviare al deficit di informazione degli immigrati che giungono clandestinamente in Italia sulla possibilità di ingresso legale, con la restituzione ai Paesi di provenienza, accompagnata da misure premiali, come l’iscrizione nelle liste per i flussi di ingresso regolari e la non applicazione del divieto di ingresso in Italia che consegue all’espulsione. Nel secondo caso, l’elezione di domicilio presso privati garanti, o associazioni accreditate, potrebbe riguardare tutti coloro che non destano particolari preoccupazioni, per le qualità personali o per i comportamenti in concreti tenuti, in ordine alla inosservanza degli obblighi. Nel terzo caso la sorveglianza speciale potrebbe rafforzare la elezione di domicilio, qualora si ravvisi l’esigenza di una sorveglianza rafforzata sul fedele adempimento degli obblighi, o del rispetto di eventuali prescrizioni.
I centri di permanenza temporanea ed assistenza andrebbero riservati a coloro che, sulla base di un provvedimento del prefetto, siano ritenuti pericolosi, per i quali le altre misure siano ritenute inadeguate, ovvero che non hanno osservato le misure di minore afflittività, ovvero hanno violato le prescrizione impostegli.