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attualità > rassegna stampaImmigrati caricati su aerei e bus. Il monito di Annanda Il Manifesto dell’11 ottobre 200512 ottobre 2005di Cinzia Gubbini Le espulsioni degli immigrati che nelle ultime settimane hanno preso d’assalto le enclaves spagnole di Ceuta e Melilla sono iniziate: ieri dalla frontiera algerina di Oujda 180 senegalesi sono stati imbarcati su un aereo e spediti indietro. Altri aerei diretti a Dakar sono previsti nella notte. Nei prossimi giorni dovrebbe toccare ai maliani, secondo gli accordi che il governo di Rabat ha stretto sull’onda dell’emergenza con i due paesi africani. Più a sud - vicino al Sahara occidentale - continuano a muoversi bus carichi di immigrati subsahariani recuperati dalla polizia marocchina dopo essere stati abbandonati nei pressi di Bouafra, al confine sud con l’Algeria. Ancora non è chiaro cosa ne sarà di loro. E sui drammatici eventi di questi giorni ieri è intervenuto anche Kofi Annan: «Sarebbe futile e sbagliato tentare di porre fine all’immigrazione perchè l’Europa ha bisogno di immigrati», ha detto il segretario generale dell’Onu: «È una questione - ha aggiunto Annan - che richiede la cooperazione internazionale. Ovviamente complessa, con vantaggi e svantaggi, ma una cosa è certa quando si guarda alla demografia in Europa è evidente che la migrazione sarà necessaria se si vorrà mantenere lo sviluppo economico. Quel che conta e di non sprecare sforzi nel futile tentativo di fermare il movimento transfrontaliero delle persone. Non funzionerebbe. Il movimento continuera». Melilla è un fazzoletto di terra grande in tutto 12 chilometri quadrati, abituato a contendere anche mezzo metro di spazio al vicino regno del Marocco. Ma non quando si tratta di decidere «di chi sono» gli immigrati subsahariani. Anzi, secondo le testimonianze delle associazioni di Melilla che nel pomeriggio di ieri hanno incontrato gli europerlamentari, la Guardia Civil in alcuni casi ha espulso persino le persone che erano riuscite a saltare la seconda rete. Le denuncie sono state raccolte dall’associazione Pro Derechos de la Infancia e depositate presso la procura spagnola. Secondo il presidente, José Palazon Osma - inoltre - in almeno un caso le pallottole di caucho della polizia spagnola hanno ucciso un ragazzo. Il suo nome era Joseph Abunaw, era camerunense, ed è morto il 29 settembre appena messo piede nella «piccola Spagna», colpito al petto da una delle pallottole sparate a breve distanza dai poliziotti spagnoli. Secondo altre testimonianze raccolte dall’associazione, una seconda persona sarebbe stata uccisa dalla Guardia civil e poi buttata in territorio marocchino. |
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