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attualità > rassegna stampaSarkozy infiamma le banlieueda Il Manifesto dell’1 novembre 20052 novembre 2005Il ministro francese contro le bande giovanili. Ma è rivolta Anna Maria Merlo Ogni fine settimana si ripetono scontri tra giovani e polizia nei cosiddetti «quartieri difficili» della grande periferia parigina. Adesso Sarkozy, che mira all’Eliseo, denuncia «trent’anni di fallimenti nelle banlieues» e promette : «Impiegheremo tempo ma daremo agli abitanti di questi quartieri quello di cui hanno diritto: la sicurezza». Sarkozy ha aggiunto che visiterà un quartiere «caldo» a settimana e che, nel caso di Clichy-sous-bois, «è la polizia che è stata aggredita», non i giovani. In una recente visita a La Courneuve, nel giugno scorso (in seguito alla morte accidentale per arma da fuoco di un ragazzino), aveva affermato che «questo e i quartieri come questo verranno ripuliti al kärcher» (dal nome della marca di uno strumento per pulire ad alta pressione). Sarkozy fa ricorso a una terminologia di estrema destra per attirare elettori. Villepin, che è suo rivale per la candidatura della destra all’Eliseo, lo segue sulla stessa strada, anche se con meno violenza verbale. La sinistra sta a guardare, imbarazzata. Difatti, da un lato i problemi di sicurezza esistono, nei quartieri poveri, dove da trent’anni domina la disoccupazione, si sono organizzate bande e traffici di ogni tipo, la popolazione ha paura. Ma dall’altro, i «giovani» di questi quartieri si sentono messi sotto accusa ancora prima di essere stati giudicati: come è stato clamorosamente il caso a Clichy-sous-bois, dove Sarkozy e anche Villepin hanno subito parlato di un «furto» che non ha mai avuto luogo. Secondo Lionel Jospin, la sinistra era stata «ingenua» sulle questioni di sicurezza e per questo aveva perso le presidenziali del 2002. Ieri Laurent Fabius ha sottolineato il «clima terribile» creato nei quartieri difficili dalla politica di Sarkozy, ma poi ha subito puntato il dito contro la soppressione del «poliziotto di quartiere». La parola più diffusa tra i giovani quando parlano della loro situazione, è «rispetto»: è quello che chiedono al loro paese. Ma con Sarkozy «ormai la polizia ha pieni poteri», sottolineano. La grande marcia silenziosa organizzata domenica per ricordare Bouna e Zyed morti folgorati, guidata da ragazzi con scritto sulla maglietta «morti per niente», era in effetti un appello al rispetto, come primo passo per ricucire un dialogo ed evitare lo scontro e la corrispondente chiusura nelle identità di origine. |
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