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attualità > rassegna stampaPrima o poi di Alessandro Dal Lagoda Il Manifesto dell’8 novembre 20059 novembre 2005
Ma che c’entra il multiculturalismo con le sommosse francesi? Più che di una rappresentanza politica, i cosiddetti casseurs sono privi di una rappresentanza sociale, nel senso non di qualche eletto, ma di una prospettiva di vita. Chi si è mai accorto, muovendosi in treno dal centro di Parigi verso l’aeroporto Charles de Gaulle, dei quartieri dormitorio che stanno intorno e degli hacheleme, i tremendi alloggi in cui abitano i giovani francesi privi di opportunità con le loro stanche famiglie di origine africana, caraibica o maghrebina? Certamente francesi, come vuole la finzione repubblicana, ma in realtà simili, per povertà e abbandono, alle popolazioni che i loro nonni o padri hanno abbandonato decenni fa. Ecco svelato il mistero della rabbia e delle distruzioni. Vivono ai margini e in vista di una prosperità che non sarà mai per loro. Non siamo d’accordo con Prodi quando vede scenari simili da noi, ma non perché le nostre periferie siano migliori di quelle francesi. Il fatto è che per il momento sono diverse. Da noi, la povertà è trasversale, annidata nelle famiglie normali che tirano la carretta, sepolta nelle stamberghe dei migranti, non confinata ed etnicizzata negli anelli che circondano le città. Ma questo non significa che domani forme analoghe di conflitto non siano possibili. Anche perché la risposta repressiva (il coprifuoco) si fonde perfettamente con la lettura in chiave culturalista di queste sommosse. Il giorno in cui in Europa la protesta delle periferie fosse letta come rivolta degli immigrati, gli incendi scoppierebbero dovunque. |
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