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Reggio Emilia - Quinta in Italia per richieste di esecuzione di sfratti

Intervista ad una famiglia migrante sotto sfratto

13 febbraio 2006

La città di Reggio Emilia è quinta in Italia per le richieste di esecuzione di sfratto, con una richiesta ogni 135 famiglie. E’ quanto emerge da una inchiesta del Sunia, sindacato di inquilini affittuari.
Il Sunia mette al primo posto la città di Prato, con una richiesta di esecuzione di sfratto ogni 53 famiglie residenti, seguita da Lodi (1 richiesta ogni 10 famiglie), Trieste (1 richiesta ogni 122 famiglie) e Rimini(1 richiesta ogni 129 famiglie).
Il segretario generale del Sunia chiede al governo di procedere in questi ultimi giorni di attività legislativa alla sospensione degli sfratti su tutto il territorio nazionale in assenza di un’abitazione alternativa, assicurando inoltre più risorse ai Comuni per affrontare l’emergenza abitativa e prevedere anche la defiscalizzazione totale per quei proprietari che rinunciano allo sfratto e rinnovano il contratto.

Il primo febbraio 2005 l’assemblea per l’emergenza casa, formata da cittadini migranti e cittadini reggiani ha presentato i risultati dell’inchiesta sull’emergenza abitativa nella città di Reggio Emilia. Un’indagine qualitativa che si è basata su 500 questionari compilati da cittadini reggiani e migranti che vivono nel territorio e dal supporto di interviste ai tanti senza tetto che vivono nella città e alle famiglie sotto sfratto. Un’inchiesta “dal basso”, e più dei dati – dai quali emerge l’esistenza di un mercato alternativo per l’affitto ai migranti con standard qualitativamente inferiori e spesso a prezzi superiori a quelli richiesti ad un conduttore di origine locale - conta ciò che di norma resta fuori dai rapporti ufficiali. Come chi dorme per strada, arrabattandosi tra case di amici, automobili e casolari abbandonati. Migranti (21 senza documenti, ma 18 con permesso di soggiorno), e anche italiani (9).
La situazione è preoccupante e le condizioni si aggravano maggiormente per i cittadini migranti vista la legge Bossi Fini. Un esempio: per poter accedere all’edilizia popolare è necessario un permesso di soggiorno con validità di almeno due anni, ciò significa un contratto di lavoro a tempo indeterminato. L’assemblea per l’emergenza casa ha inoltre denunciato la soluzione non dignitosa trovata dai servizi sociali comunali per Malika e la sua famiglia di origine marocchina.
L’assemblea ha individuato alcuni segnali chiari che l’amministrazione può intraprendere: più dormitori per l’emergenza freddo, con l’eventuale requisizione di immobili sfitti, prendere in mano la questione dell’edilizia popolare: non c’è bisogno di costruire ancora, ma di sistemare gli alloggi che ci sono, rendere più equi i parametri d’accesso e investire in aiuti all’affitto e canone agevolato. Ma prima ancora, il blocco immediato e totale degli sfratti per morosità. A cominciare dal prossimo, quello di una famiglia di origine marocchina fissato per il 28 febbraio al quartiere Foscato.

[ Ascolta ] l’intervista realizzata da Global Project Reggio Emilia ad una famiglia migrante sotto sfratto

Vedi anche Reggio Emilia - Prorogato lo sfratto di Malika e della sua famiglia