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Voto agli immigrati, Torino ci riprova

tratto da www.lastampa.it

28 aprile 2006

La giunta intende ricorrere contro la bocciatura del governo Berlusconi

L’avvocatura comunale è stata incaricata di valutare se esistono le condizioni per appellarsi al TAR del Lazio

Il sindaco Chiamparino lo ha annunciato ai suoi assessori, ieri in giunta: voto agli immigrati nelle circoscrizioni, si va avanti. Così il primo cittadino ha informato i colleghi di aver dato mandato al segretario generale Adolfo Repice di approfondire la questione per poi spedire il ricorso al Tar del Lazio.

«Sta cambiando il Parlamento - ha detto Chiamparino - e proprio perciò noi dobbiamo utilizzare tutti gli strumenti istituzionali a nostra disposizione per tenere aperta la questione».

Per chi si fosse perso le puntate precedenti, le riassumiamo. Il 21 luglio 2005 Torino fu la prima città italiana ad approvare una delibera che concedeva il diritto al voto agli immigrati nei quartieri. Ironia della sorte, decisivo per il risultato fu il sì dell’Udc, il partito dell’anti-Chiamparino Rocco Buttiglione, che già ieri - vedremo poi come - è riuscito a far felice la Lega eludendo la questione.

Dopo i ricorsi di Alleanza Nazionale, respinti dal Tar, il 17 marzo di quest’anno però, si mise di traverso anche il ministro dell’Interno. Pisanu ottenne dal Consiglio di Stato l’annullamento straordinario per «illegittimità» di quella delibera che, attraverso una modifica dello Statuto, estendeva anche ai cittadini extracomunitari e apolidi il diritto di voto e di elezione nei consigli di circoscrizione.

Ora Chiamparino ha deciso di impugnare la sentenza. Anche se, va da sè che con il Governo Prodi (che ha messo nel suo programma il voto agli immigrati) la strada sarà tutta in discesa.

Ma torniamo all’anti-Chiamparino, cioè a Rocco Buttiglione. Ieri al segretario regionale della Lega Cota, che gli chiedeva di esprimersi sul voto agli immigrati, Buttiglione ha risposto così: «La materia non è di competenza comunale - ha detto il professore - pertanto non sarà inserita nel programma di governo della Cdl». E ha aggiunto: «Si tratterebbe di una forzatura inutile poichè spetta alle forze politiche in Parlamento decidere come e quando concedere la cittadinanza agli immigrati o valutare se procedere con un passo intermedio, cioè con la cittadinanza amministrativa».

E ha poi aggiunto: «Per quanto ci riguarda siamo intenzionati a riaffermare la grande tradizione di civiltà di Torino che ha saputo accogliere migliaia di immigrati assimilandone la cultura nel rispetto delle regole». Più dura la reazione del presidente provinciale di Alleanza Nazionale Agostino Ghiglia, che, non appena appreso che il Comune aveva deciso di impugnare la sentenza ha reagito così: «Chiamparino è un sindaco in scadenza e come tale è vincolato dalla legge a svolgere solo l’ordinaria amministrazione. Se i Ds e la Margherita sono così convinti della bontà di questa iniziativa devono pagarsi il ricorso con i loro soldi e non con quelli dei cittadini. Questa scelta demagogica e irresponsabile è volta a non dare strumenti di opposizione agli avversari politici. Se persevererà in questo atteggiamento dispotico denunceremo Chiamparino per abuso in atti d’ufficio».

Netta anche la reazione di Alberto Mina, capogruppo di Forza Italia in Consiglio comunale: «L’attuale giunta utilizza scorciatoie per sbandierare il principio dell’integrazione. In questo modo, in realtà crea soltanto destabilizzazione». E conclude: «In realtà per dirimere matasse di questo genere la strada da seguire è molto più lunga e deve partire da lontano, dai diritti costituzionali».