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cittadinanza > Comunicati stampa e appelliVerona - Seminario e assemblea degli IWW (Invisible workers of the world)Gli interventi in audio del seminario3 giugno 2006Sabato 3 Giugno Giornata di mobilitazione a Verona: Migrations movements and borders control in an european space Uninomade - Laboratorio territoriale del Nordest
Audio interventiIntroduzione di Sandro Chignola.
Intervento di Javi Toret (Indymedia Estrecho)
Intervento di Judith Revel.
Intervento di Sandro Mezzadra, (Università di Bologna).
Per arrivare: uscita Verona Nord, seguire le indicazioni per lo Stadio. ore 15:00 Assemblea di migranti e precari in movimento - IWW: invisible workers of the world Coordinamento migranti Verona, ADL - Padova, Razzismo Stop, RDB/CUB Veneto, Movimento antagonista toscano Per adesioni: chisa[at]sis.it Invisible workers of the world Dal centro del Mediterraneo Due eventi hanno lacerato il velo della chiacchiera pre- e postelettorale. Parigi, aprile 2006, centinaia di miglia di giovani attraversano i boulevards e occupano licei e università, le fabbriche del sapere, rifiutando un futuro di precarietà. Due eventi che disegnano le coordinate di un nuova fase del movimento globale. Precarietà e migrazione: la nuova composizione del lavoro vivo, mobile, flessibile. Riteniamo che precarietà e migrazione – lo ha dimostrato anche il successo dell’Euromayday del 1 maggio - rappresentino il terreno di maggiore radicamento e di maggiore espressività del conflitto sociale della nuova fase di movimento. Che attorno alle esperienze di lotta che si sono mosse al loro incrocio debbano annodarsi le reti di un nuovo spazio politico europeo. CPT e accordi bilaterali per gestire le espulsioni dei clandestini, processi di governance orientati a massimizzare lo sfruttamento imbrigliando il lavoro in figure contrattuali che lo rendano erogabile a tempo, smantellamento del welfare e sua sostituzione con strumenti di mercato sono dispositivi il cui marchio europeo permette di legittimare politiche nazionali e rappresentano la risposta del capitale alla mobilità e all’autonomia del lavoro vivo. Riteniamo che allo spazio europeo del comando si opponga uno spazio europeo delle lotte. E che le lotte abbiano perimetrato – da Genova in avanti – un’area della condivisione i cui limiti possano essere ulteriormente allargati. Si tratta di accettare il fatto che i processi di autorganizzazione del lavoro precario e migrante hanno raggiunto una soglia dalla quale non è dato recedere. E che – a partire dai nostri territori – le nuove dimensioni della messa a valore rendono di fatto inattuale e perdente qualsiasi scelta di mobilitazione non si ponga l’obiettivo di agire all’altezza di flussi la cui territorializzazione si è fatta sfuggente, diffusa, non contenibile. Si tratta di coniugare autorganizzazione sindacale, resistenza sociale, lotta al razzismo e battaglia sui diritti. Di produrre un quadro di articolazione delle lotte per i diritti sociali di migranti e precari che espanda la potenza di soggettivazione del lavoro vivo registrando l’eccedenza che esso dimostra rispetto agli schemi di compatibilizzazione e di imbrigliamento con cui sindacati e partiti della sinistra sovranista e di "governo" cercano di esorcizzarla. Si tratta di imporre un’agenda politica e sindacale volta a creare conflitto scavando nelle contraddizioni che si aprono nell’incrocio di legge 30 e legge Bossi-Fini e di porsi in continuità con il ciclo di lotte degli ultimi anni: di rivendicare lo sganciamento tra permesso di soggiorno e contratto di lavoro, di pretendere i contributi versati dai migranti per la pensione senza aspettare il raggiungimento dei 65 anni, di smascherare la finzione per cui i lavoratori migranti e non vengono assunti come soci di cooperative che però si riservano il diritto di licenziarli quando piace a loro. Recuperare reddito, scavare contraddizioni nella giungla dei rapporti di lavoro della finzione cooperativa, rivendicare diritti di mobilità e di formazione, autoassegnarsi le case e, per restare per un momento al dispositivo di legge italiano sull’immigrazione, pretendere i contributi e il TFR con cui Bossi e Fini vorrebbero finanziare la costruzione di quei CPT di cui noi rivendichiamo, invece, lo smontaggio e il sabotaggio, sono i punti nodali su cui costruire piattaforme di lotta in cui connettere i mille fili delle vertenze che le lotte hanno aperto nei nostri territori. Riteniamo che sul terreno della migrazione siano state sperimentate forme di invisibilizzazione, precarizzazione e sfruttamento destinate ad essere estese all’intero mondo del lavoro. Si tratta di saldare autorganizzazione sindacale e conflitto in nuovi percorsi di protagonismo politico. Nella metropoli diffusa del nord del paese (e nel cuore dell’Europa) – da Trento a Bologna, da Trieste alla Toscana, da Milano a Venezia – sui processi dell’accumulazione flessibile si sono sviluppate esperienze di lotta e di autorganizzazione che si tratta di connettere e di potenziare. L’autonomia dei movimenti è tale di fronte a qualsiasi governo e il nostro spazio politico è l’Europa. Il lavoro politico contro il dispositivo complessivo della legge Bossi-Fini, della Turco-Napolitano che l’ha preceduta, quello in cantiere rispetto alla legge che verrà, e per i diritti soggettivi del lavoro migrante ha sedimentato consapevolezza e organizzazione. Riteniamo sia tempo di dare vita a una rete degli invisibili e dei precari che agisca sui nostri territori come parte e come punto di snodo di uno spazio europeo delle lotte e del conflitto. Il nostro tempo è qui e comincia adesso. ¡ VAMOS A DESALAMBRAR ! Coordinamento Migranti Verona – ADL-Padova – RDB-CUB Veneto – Razzismo Stop - Movimento Antagonista Toscano Verona, 3 giugno 2006: Assemblea degli IWW Sala Lucchi, Stadio |
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