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Padova - Il Comitato per il superamento di via Anelli

Quando nasce e perchè

23 maggio 2003

Il 10 ottobre del 1999 nasce il Comitato per il Superamento del ghetto di via Anelli, nasce da un gruppo di associazioni antirazziste, dopo due settimane di incontri con gli abitanti di quest’area , dopo un’assemblea nel cortile di Via Anelli a cui partecipano più di 500 abitanti. Nasce dalla volontà di superare/infrangere la logica di ghetto, di garantire a ciascun essere umano i diritti fondamentali. Nasce dalla voglia di dimostrare alla città, che il problema di via Anelli può e soprattutto deve essere affrontato in maniera diversa, prima di tutto iniziando a guardare via Anelli da un’altra prospettiva, non più come un fastidioso e assai scomodo problema ma come una sfida da raccogliere, come un grande stimolo per iniziare ad affrontare le complesse ed articolate problematiche che lì convivono, (prima fra tutte la mancanza di casa, ma anche la tossicodipendenza, lo spaccio di droghe e la prostituzione ), una sfida attraverso la quale costruire una città fondata sul rispetto dei diritti e della dignità. Il percorso del Comitato nasce dal basso attraverso il coinvolgimento degli abitanti di via Anelli, del quartiere, e della città – della sua parte democratica e solidale - , cresce giorno per giorno attraverso una presenza quotidiana in via Anelli, imparando a conoscere i suoi protagonisti, donne uomini e bambini costretti a vivere in un ghetto.

Via Anelli.....

In via Anelli vivono circa 1500 cittadini stranieri, di 15 culture del mondo diverse, persone provenienti soprattutto dal Marocco e dalla Nigeria, ma anche da: Tunisia, Senegal, Moldavia, Romania, Macedonia, Benin, Somalia, Sri Lanka, Pakistan, Togo, Costa d’Avorio, Sierra Leone….. L’enorme difficoltà di trovare casa per un cittadino straniero e gli affitti spesso troppo alti, sono le principali cause del sovraffollamento di via Anelli, dove si è costretti a vivere anche in 6 in 30 mq., e dove l’affitto è in media di 620 euro al mese, per appartamenti antigienici e non a norma, dove spesso anche i servizi minimi ma fondamentali non sono garantiti (come l’acqua calda, il riscaldamento, le pulizie condominiali). Fatto particolarmente grave se pensiamo che in via Anelli oltre agli adulti ( la cui età è compresa tra i 23 e i 50 anni) vivono anche 70 bambini di età compresa tra 0 e 12 anni. Contrariamente a quello che è ormai un immaginario diffuso e ben radicato, la stragrande maggioranza delle persone che vivono in via Anelli hanno regolare permesso di soggiorno e lavoro, una piccola parte sono persone in attesa di regolarizzazione inserite nel mercato del lavoro nero, e solo una piccolissima percentuale (di cui fanno parte anche persone che non vivono in via Anelli ma che semplicemente ne hanno fatto un punto di ritrovo), sono persone dedite ad attività illegali.

Alcune tappe del percorso del Comitato

Il 25 ottobre del ’99 il Comitato ottiene un incontro con i Capi Gruppo del Consiglio Comunale, e presenta una prima e iniziale piattaforma di proposte: 1) migliorare la qualità della vita nel quartiere, 2) trovare reali alternative abitative, 3) un consiglio comunale aperto sul problema casa a Padova , 4) una sede per aprire uno sportello informativo sulle varie problematiche che riguardano gli stranieri. Risultato : solo vaghe promesse.

Il 15 novembre ’99, trascorse più di due settimane, durante le quali non abbiamo ricevuto nessuna risposta dall’Amministrazione Comunale, il Comitato noleggia un container che viene posto proprio nel quadrato di via Anelli, per iniziare ad offrire un servizio informativo e di consulenza.

A fine dicembre del ’99 il container inizia ad essere una soluzione troppo precaria, e il Comitato decide di cercare un appartamento da acquistare proprio in Via Anelli, un “appartamento solidale” per aprire uno spazio per garantire a tutti i diritti minimi ma fondamentali. Un appartamento acquistato grazie ad un finanziamento di Banca Popolare Etica e che ancora oggi stiamo pagando. Attraverso l’ “appartamento solidale” , “inaugurato” e aperto l’11 marzo del 2000 abbiamo consolidato e rafforzato il nostro percorso in via Anelli e nel territorio, e abbiamo potuto offrire consulenza qualificata grazie anche alla presenza di :

- sindacalisti della CGIL e rappresentanti dell’ADL ( Ass. Difesa lavoratori) in grado di informare i cittadini stranieri e non sui propri diritti di lavoratori;

- un avvocato dell’ASGI in grado di fornire sempre informazioni aggiornate in materia di normativa sull’immigrazione e di informare gli stranieri sui loro diritti di cittadini;

- tre medici ( un pediatra, una ginecologa, un medico generico) per fare mediazione sanitaria, per fare da ponte tra il cittadino e le strutture/servizi sul territorio.

Un “appartamento solidale” che ha registrato 3260 presenze, di cui 1805 nuovi contatti, ( 1200 uomini e 605 donne) complessivamente una media di circa 40 contatti a settimana.

L’appartamento solidale segna una tappa importante nel percorso del comitato, un percorso che cresce :

- attraverso l’apertura di una campagna di “azionariato sociale”, in cui abbiamo invitato la città a sostenere l’acquisto dell’appartamento, e quindi la battaglia per superare il ghetto

- attraverso momenti di musica con artisti come Moni Ovadia e la sua orchestra il 10/07/2000

- attraverso l’iniziativa del 4 novembre del 2000 in cui 250 famiglie di via Anelli si mobilitano davanti al Comune per chiedere al Sindaco Destro una casa fuori dal ghetto.

- attraverso momenti di festa e non solo come la due giorni dal titolo “ Miracolo a via Anelli” ( il 17 e 18 Febbraio 2001), un’iniziativa organizzata per avvicinare la città a via Anelli e viceversa, in cui abbiamo invitato delegazioni degli studenti delle scuole superiori, esponenti dell’Amministrazione Comunale ( in primis il Sindaco ), esponenti delle associazioni di categoria e dell’università, all’interno della quale abbiamo organizzato un dibattito, aperto alla città, affrontando con la presenza di Don Ciotti il tema delle droghe

- attraverso feste per bambini, partite di calcio, giornate di pulizia, incontri, pranzi multietnici, musica, manifestazioni……

L’esperienza del Comitato è un esperienza importante che dura ormai da due anni, e pur essendo consapevoli che il percorso intrapreso sarà ancora lungo e difficile, proprio sulla base di questa esperienza abbiamo definito le tracce di un progetto per il definitivo superamento del ghetto, un progetto che si articola su 5 livelli:

1) Affrontare, i molti problemi che convivono in via Anelli, con politiche sociali vere, orientate verso il superamento del ghetto, perché i presidi di polizia e le forze dell’ordine non possono in alcun modo risolvere i problemi.

2) Togliere via Anelli dalle mani dei piccoli proprietari, perché fino a quando ci saranno proprietari che speculano sul bisogno di casa degli immigrati, esisterà sempre via Anelli; dobbiamo invece trovare tre o quattro soggetti forti come ad esempio il Comune, l’Ater, l’Università e la Provincia, che acquistino i 6 palazzi con l’obbiettivo di ristrutturare e riqualificare l’intera area, e per trasformarla in qualcosa di diverso.

3) Creare un Tavolo operativo formato da rappresentanti del pubblico e del privato affinché si inizi ad articolare un percorso capace di rispondere, all’emergenza casa. Un percorso che a partire da via Anelli come luogo simbolo, in questa città, apra la strada verso la garanzia del diritto all’alloggio per tutti i cittadini, stranieri e italiani.

4) Svuotare Via Anelli un poco alla volta, attraverso la ricollocazione dei cittadini stranieri in altre soluzioni abitative, partendo dai nuclei familiari con bambini e via via trovando soluzioni differenziate nel mercato pubblico e privato per chi da anni giustamente rivendica il diritto a una casa dignitosa fuori dal ghetto.

La nostra esperienza è un esempio concreto di come partendo dal basso, da una piccola rete, è possibile costruire progettualità e percorsi, che cercano consenso e radicamento nel territorio, che a partire dal locale costruiscono esperienze reali per ribadire che tutti devono avere uguali diritti, per ribadire che non si può parlare di qualità della vita se vicino a noi ci sono persone che ancora lottano per i diritti più minimi ma fondamentali.