|
||
attualità > rassegna stampaCivitanova Marche - Giovane di colore accusa: «Licenziato per razzismo»La storia di un commesso franceseda Il Resto del Carlino del 6 gennaio 20076 gennaio 2007di PAOLA PAGNANELLI IL SOSPETTO DEL GIOVANE è che dietro quella motivazione ci sia ben altro. «La mia presenza attirava gli sguardi: sono piuttosto alto, e in una zona dove la maggior parte delle persone di colore sono africane suscitavo un po’ di curiosità. Ero anche orgoglioso di rappresentare in qualche maniera una novità per la città. Ma i titolari hanno avuto paura di perdere i loro clienti, di essere criticati per aver assunto un uomo di colore, e hanno preferito licenziarmi. Tra l’altro, avevo appena detto loro che avevo una bambina di dieci mesi, pensando che questo facesse capire che ero una persona responsabile e intenzionata a fermarsi da queste parti, invece forse anche questo ha avuto un effetto negativo». Il ragazzo esclude che dietro alla scelta dei commercianti possa esserci stato qualche altro motivo di carattere professionale. «Non sono fissato sul razzismo, non ho mai pensato potesse essere un problema, ma non riesco a credere che davvero mi abbiano mandato via perché non so piegare le maglie. Tra l’altro ho una certa esperienza nel campo della moda: sono un ex modello, sono sempre stato in questo settore, e a Parigi ho lavorato nelle boutique di Paco Rabanne e Daniel Hechter, ho esperienza e ho sempre amato il contatto con la gente, sono socievole, educato. Se c’era qualche problema reale avrebbero dovuto dirmelo. Il fatto che abbiano messo una scusa del genere mi ha fatto nascere il sospetto che sia stato solamente un problema di razzismo». DOPO QUESTA BRUTTA AVVENTURA, lo straniero non ha voluto presentare denunce o fare reclami formali. «Non so se valga la pena rivolgermi alla legge. Però adesso mi sono deciso a far venire fuori la mia storia, perché si rifletta su questi argomenti. Siamo a Civitanova, nelle Marche, ma siamo anche in Europa. Mi piacerebbe restare a vivere in questa zona con la mia famiglia, è un posto ideale. Ma qui le mie capacità e la mia esperienza non contano, posso solo fare l’operaio in un calzaturificio. Se queste sono le condizioni credo che ce ne andremo a Parigi». |
||