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Decreto Legislativo n. 5 dell’8 gennaio 2007

Attuazione della Direttiva 2003/86/CE relativa al diritto di ricongiungimento familiare

pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 25 del 31 gennaio 2007

1 febbraio 2007

Il Testo in vigore a partire dal 15 febbraio 2007

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Visti gli articoli 76 e 87 della Costituzione;
Visto l’articolo 1, commi 1 e 3, della legge 18 aprile 2005, n. 62,
recante disposizioni per l’adempimento di obblighi derivanti
dall’appartenenza dell’Italia alle Comunita’ europee. Legge
comunitaria 2004;
Vista la direttiva 2003/86/CE del Consiglio, del 22 settembre 2003,
relativa al diritto al ricongiungimento familiare;
Visto il testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina
dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, di cui al
decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286;
Vista la preliminare deliberazione del Consiglio dei Ministri,
adottata nella riunione del 28 luglio 2006;
Acquisiti i pareri delle competenti Commissioni della Camera dei
deputati;
Considerato che le competenti Commissioni del Senato della
Repubblica non hanno espresso il parere nel termine di cui
all’articolo 1, comma 3, della legge 18 aprile 2005, n. 62;
Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella
riunione del 1° dicembre 2006;
Sulla proposta del Ministro per le politiche europee e del Ministro
dell’interno, di concerto con il Ministro degli affari esteri, il
Ministro della giustizia, il Ministro dell’economia e delle finanze
ed il Ministro per la famiglia;
E m a n a
il seguente decreto legislativo:

Art. 1.
F i n a l i t a’

1. Il presente decreto legislativo stabilisce le condizioni per
l’esercizio del diritto al ricongiungimento familiare dei cittadini
di Paesi terzi, legalmente soggiornanti nel territorio dello Stato
italiano, in applicazione della direttiva 2003/86/CE del Consiglio,
del 22 settembre 2003.

Avvertenza:
Il testo delle note qui pubblicato e’ stato redatto
dall’amministrazione competente per materia, ai sensi
dell’art. 10, commi 2 e 3 del testo unico delle
disposizioni sulla promulgazione delle leggi,
sull’emanazione dei decreti del Presidente della Repubblica
e sulle pubblicazioni ufficiali della Repubblica italiana,
approvato con decreto del Presidente della Repubblica
28 dicembre 1985, n. 1092, al solo fine di facilitare la
lettura delle disposizioni di legge modificate o alle quali
e’ operato il rinvio. Restano invariati il valore e
l’efficacia degli atti legislativi qui trascritti.
Per le direttive CEE vengono forniti gli estremi di
pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale delle Comunita’
europee (G.U.C.E.).
Note alle premesse:
- L’art. 76 della Costituzione stabilisce che
l’esercizio della funzione legislativa non puo’ essere
delegato al Governo se non con determinazione di principi e
criteri direttivi e soltanto per tempo limitato e per
oggetti definiti.
- L’art. 87 della Costituzione conferisce, tra l’altro,
al Presidente della Repubblica il potere di promulgare le
leggi e di emanare i decreti aventi valore di legge ed i
regolamenti.
- Si riporta il testo dell’art. 1, commi 1 e 3, della
legge 18 aprile 2005, n. 62, pubblicata nella Gazzetta
Ufficiale 22 aprile 2005, n. 96, supplemento ordinario:
«Art. 1 (Delega al Governo per l’attuazione di
direttive comunitarie). - 1. Il Governo e’ delegato ad
adottare, entro il termine di diciotto mesi dalla data di
entrata in vigore della presente legge, i decreti
legislativi recanti le norme occorrenti per dare attuazione
alle direttive comprese negli elenchi di cui agli allegati
A e B.
2. Omissis.
3. Gli schemi dei decreti legislativi recanti
attuazione delle direttive comprese nell’elenco di cui
all’allegato B, nonche’, qualora sia previsto il ricorso a
sanzioni penali, quelli relativi all’attuazione delle
direttive elencate nell’allegato A, sono trasmessi, dopo
l’acquisizione degli altri pareri previsti dalla legge,
alla Camera dei deputati e al Senato della Repubblica
perche’ su di essi sia espresso il parere dei competenti
organi parlamentari. Decorsi quaranta giorni dalla data di
trasmissione, i decreti sono emanati anche in mancanza del
parere. Qualora il termine per l’espressione del parere
parlamentare di cui al presente comma, ovvero i diversi
termini previsti dai commi 4 e 8, scadano nei trenta giorni
che precedono la scadenza dei termini previsti ai commi 1 o
5 o successivamente, questi ultimi sono prorogati di
novanta giorni».
La direttiva 2003/86/CE e’ pubblicata nella G.U.C.E. n.
L.251 del 3 ottobre 2003.
Note all’art. 1:
Per la direttiva 2003/86/CE, vedi note alle premesse.

Art. 2.
Modifiche al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286

1. Al testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina
dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, di cui al
decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, e successive
modificazioni, sono apportate le seguenti modifiche:
a) all’articolo 4, comma 3, e’ aggiunto, in fine, il seguente
periodo: «Lo straniero per il quale e’ richiesto il ricongiungimento
familiare, ai sensi dell’articolo 29, non e’ ammesso in Italia quando
rappresenti una minaccia concreta e attuale per l’ordine pubblico o
la sicurezza dello Stato o di uno dei Paesi con i quali l’Italia
abbia sottoscritto accordi per la soppressione dei controlli alle
frontiere interne e la libera circolazione delle persone.»;
b) all’articolo 5, sono apportate le seguenti modificazioni:
1) al comma 5 e’ aggiunto, in fine, il seguente periodo:
«Nell’adottare il provvedimento di rifiuto del rilascio, di revoca o
di diniego di rinnovo del permesso di soggiorno dello straniero che
ha esercitato il diritto al ricongiungimento familiare ovvero del
familiare ricongiunto, ai sensi dell’articolo 29, si tiene anche
conto della natura e della effettivita’ dei vincoli familiari
dell’interessato e dell’esistenza di legami familiari e sociali con
il suo Paese d’origine, nonche’, per lo straniero gia’ presente sul
territorio nazionale, anche della durata del suo soggiorno nel
medesimo territorio nazionale.»;
2) dopo il comma 5 e’ inserito il seguente: «5-bis. Nel
valutare la pericolosita’ dello straniero per l’ordine pubblico e la
sicurezza dello Stato o di uno dei Paesi con i quali l’Italia abbia
sottoscritto accordi per la soppressione dei controlli alle frontiere
interne e la libera circolazione delle persone ai fini dell’adozione
del provvedimento di revoca o di diniego di rinnovo del permesso di
soggiorno per motivi familiari, si tiene conto anche di eventuali
condanne per i reati previsti dall’articolo 407, comma 2, lettera a),
del codice di procedura penale, ovvero per i reati di cui
all’articolo 12, commi 1 e 3.»;
c) all’articolo 13 sono apportate le seguenti modificazioni:
1) dopo il comma 2 e’ inserito il seguente: «2-bis.
Nell’adottare il provvedimento di espulsione ai sensi del comma 2,
lettere a) e b), nei confronti dello straniero che ha esercitato il
diritto al ricongiungimento familiare ovvero del familiare
ricongiunto, ai sensi dell’articolo 29, si tiene anche conto della
natura e della effettivita’ dei vincoli familiari dell’interessato,
della durata del suo soggiorno nel territorio nazionale nonche’
dell’esistenza di legami familiari, culturali o sociali con il suo
Paese d’origine.»;
2) al comma 13 e’ aggiunto, in fine, il seguente periodo: «La
disposizione di cui al primo periodo del presente comma non si
applica nei confronti dello straniero gia’ espulso ai sensi
dell’articolo 13, comma 2, lettere a) e b), per il quale e’ stato
autorizzato il ricongiungimento, ai sensi dell’articolo 29.»;
d) il comma 1 dell’articolo 28 e’ sostituito dal seguente: «1. Il
diritto a mantenere o a riacquistare l’unita’ familiare nei confronti
dei familiari stranieri e’ riconosciuto, alle condizioni previste dal
presente testo unico, agli stranieri titolari di carta di soggiorno o
di permesso di soggiorno di durata non inferiore a un anno rilasciato
per motivi di lavoro subordinato o autonomo, ovvero per asilo, per
studio, per motivi religiosi o per motivi familiari.»;
e) l’articolo 29 e’ sostituito dal seguente:
«Art. 29 (Ricongiungimento familiare). - 1. Lo straniero puo’
chiedere il ricongiungimento per i seguenti familiari:
a) coniuge;
b) figli minori, anche del coniuge o nati fuori del matrimonio,
non coniugati a condizione che l’altro genitore, qualora esistente,
abbia dato il suo consenso;
c) figli maggiorenni a carico qualora permanentemente non possano
provvedere alle proprie indispensabili esigenze di vita in ragione
del loro stato di salute;
d) genitori a carico che non dispongano di un adeguato sostegno
familiare nel Paese di origine o di provenienza.
2. Ai fini del ricongiungimento si considerano minori i figli di
eta’ inferiore a diciotto anni al momento della presentazione
dell’istanza di ricongiungimento. I minori adottati o affidati o
sottoposti a tutela sono equiparati ai figli.
3. Salvo quanto previsto dall’articolo 29-bis, lo straniero che
richiede il ricongiungimento deve dimostrare la disponibilita’:
a) di un alloggio che rientri nei parametri minimi previsti dalla
legge regionale per gli alloggi di edilizia residenziale pubblica,
ovvero che sia fornito dei requisiti di idoneita’ igienico-sanitaria
accertati dall’Azienda unita’ sanitaria locale competente per
territorio. Nel caso di un figlio di eta’ inferiore agli anni
quattordici al seguito di uno dei genitori, e’ sufficiente il
consenso del titolare dell’alloggio nel quale il minore
effettivamente dimorera’;
b) di un reddito minimo annuo derivante da fonti lecite non
inferiore all’importo annuo dell’assegno sociale se si chiede il
ricongiungimento di un solo familiare, al doppio dell’importo annuo
dell’assegno sociale se si chiede il ricongiungimento di due o tre
familiari, al triplo dell’importo annuo dell’assegno sociale se si
chiede il ricongiungimento di quattro o piu’ familiari. Per il
ricongiungimento di due o piu’ figli di eta’ inferiore agli anni
quattordici e’ richiesto, in ogni caso, un reddito minimo non
inferiore al doppio dell’importo annuo dell’assegno sociale. Ai fini
della determinazione del reddito si tiene conto anche del reddito
annuo complessivo dei familiari conviventi con il richiedente.
4. E’ consentito l’ingresso, al seguito dello straniero titolare di
carta di soggiorno o di un visto di ingresso per lavoro subordinato
relativo a contratto di durata non inferiore a un anno, o per lavoro
autonomo non occasionale, ovvero per studio o per motivi religiosi,
dei familiari con i quali e’ possibile attuare il ricongiungimento, a
condizione che ricorrano i requisiti di disponibilita’ di alloggio e
di reddito di cui al comma 3.
5. Salvo quanto disposto dall’articolo 4, comma 6, e’ consentito
l’ingresso, per ricongiungimento al figlio minore regolarmente
soggiornante in Italia, del genitore naturale che dimostri, entro un
anno dall’ingresso in Italia, il possesso dei requisiti di
disponibilita’ di alloggio e di reddito di cui al comma 3.
6. Al familiare autorizzato all’ingresso ovvero alla permanenza sul
territorio nazionale ai sensi dell’articolo 31, comma 3, e’
rilasciato, in deroga a quanto previsto dall’articolo 5, comma 3-bis,
un permesso per assistenza minore, rinnovabile, di durata
corrispondente a quella stabilita dal Tribunale per i minorenni. Il
permesso di soggiorno consente di svolgere attivita’ lavorativa ma
non puo’ essere convertito in permesso per motivi di lavoro.
7. La domanda di nulla osta al ricongiungimento familiare,
corredata della documentazione relativa ai requisiti di cui al
comma 3, e’ presentata allo sportello unico per l’immigrazione presso
la prefettura-ufficio territoriale del governo competente per il
luogo di dimora del richiedente, il quale ne rilascia copia
contrassegnata con timbro datario e sigla del dipendente incaricato
del ricevimento. L’ufficio, acquisito dalla questura il parere sulla
insussistenza dei motivi ostativi all’ingresso dello straniero nel
territorio nazionale, di cui all’articolo 4, comma 3, ultimo periodo,
e verificata l’esistenza dei requisiti di cui al comma 3, rilascia il
nulla osta ovvero un provvedimento di diniego dello stesso. Il
rilascio del visto nei confronti del familiare per il quale e’ stato
rilasciato il predetto nulla osta e’ subordinato all’effettivo
accertamento dell’autenticita’, da parte dell’autorita’ consolare
italiana, della documentazione comprovante i presupposti di
parentela, coniugio, minore eta’ o stato di salute.
8. Trascorsi novanta giorni dalla richiesta del nulla osta,
l’interessato puo’ ottenere il visto di ingresso direttamente dalle
rappresentanze diplomatiche e consolari italiane, dietro esibizione
della copia degli atti contrassegnata dallo sportello unico per
l’immigrazione, da cui risulti la data di presentazione della domanda
e della relativa documentazione.
9. La richiesta di ricongiungimento familiare e’ respinta se e’
accertato che il matrimonio o l’adozione hanno avuto luogo allo scopo
esclusivo di consentire all’interessato di entrare o soggiornare nel
territorio dello Stato.
10. Le disposizioni di cui al presente articolo non si applicano:
a) quando il soggiornante chiede il riconoscimento dello status
di rifugiato e la sua domanda non e’ ancora stata oggetto di una
decisione definitiva;
b) agli stranieri destinatari delle misure di protezione
temporanea, disposte ai sensi del decreto legislativo 7 aprile 2003,
n. 85, ovvero delle misure di cui all’articolo 20;
c) nelle ipotesi di cui all’articolo 5, comma 6.»;
f) dopo l’articolo 29 e’ inserito il seguente:
«Art. 29-bis (Ricongiungimento familiare dei rifugiati). - 1. Lo
straniero al quale e’ stato riconosciuto lo status di rifugiato puo’
richiedere il ricongiungimento familiare per le medesime categorie di
familiari e con la stessa procedura di cui all’articolo 29. Non si
applicano, in tal caso, le disposizioni di cui all’articolo 29,
comma 3.
2. Qualora un rifugiato non possa fornire documenti ufficiali che
provino i suoi vincoli familiari, in ragione del suo status, ovvero
della mancanza di un’autorita’ riconosciuta o della presunta
inaffidabilita’ dei documenti rilasciati dall’autorita’ locale,
rilevata anche in sede di cooperazione consolare Schengen locale, ai
sensi della decisione del Consiglio europeo del 22 dicembre 2003, le
rappresentanze diplomatiche o consolari provvedono al rilascio di
certificazioni, ai sensi dell’articolo 49 del decreto del Presidente
della Repubblica 5 gennaio 1967, n. 200, sulla base delle verifiche
ritenute necessarie, effettuate a spese degli interessati. Puo’
essere fatto ricorso, altresi’, ad altri mezzi atti a provare
l’esistenza del vincolo familiare, tra cui elementi tratti da
documenti rilasciati dagli organismi internazionali ritenuti idonei
dal Ministero degli affari esteri. Il rigetto della domanda non puo’
essere motivato unicamente dall’assenza di documenti probatori.
3. Se il rifugiato e’ un minore non accompagnato, e’ consentito
l’ingresso ed il soggiorno, ai fini del ricongiungimento, degli
ascendenti diretti di primo grado.»;
g) all’articolo 30, comma 1-bis, e’ aggiunto, in fine, il
seguente periodo: «La richiesta di rilascio o di rinnovo del permesso
di soggiorno dello straniero di cui al comma 1, lettera a), e’
rigettata e il permesso di soggiorno e’ revocato se e’ accertato che
il matrimonio o l’adozione hanno avuto luogo allo scopo esclusivo di
permettere all’interessato di soggiornare nel territorio dello
Stato.».

Note all’art. 2:
- Si riporta il testo degli articoli 4, comma 3, 5, 13,
28, comma 1, e 30, del decreto legislativo 25 luglio 1998,
n. 286, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 18 agosto 1998,
n. 191 S.O., cosi’ come modificato dal presente decreto:
«Art. 4 (Ingresso nel territorio dello Stato). - 1. -
2. (Omissis).
3. Ferme restando le disposizioni di cui all’art. 3,
comma 4, l’Italia, in armonia con gli obblighi assunti con
l’adesione a specifici accordi internazionali, consentira’
l’ingresso nel proprio territorio allo straniero che
dimostri di essere in possesso di idonea documentazione
atta a confermare lo scopo e le condizioni del soggiorno,
nonche’ la disponibilita’ di mezzi di sussistenza
sufficienti per la durata del soggiorno e, fatta eccezione
per i permessi di soggiorno per motivi di lavoro, anche per
il ritorno nel Paese di provenienza. I mezzi di sussistenza
sono definiti con apposita direttiva emanata dal Ministro
dell’interno, sulla base dei criteri indicati nel documento
di programmazione di cui all’art. 3, comma 1. Non e’
ammesso in Italia lo straniero che non soddisfi tali
requisiti o che sia considerato una minaccia per l’ordine
pubblico o la sicurezza dello Stato o di uno dei Paesi con
i quali l’Italia abbia sottoscritto accordi per la
soppressone dei controlli alle frontiere interne e la
libera circolazione delle persone o che risulti condannato,
anche a seguito di applicazione della pena su richiesta ai
sensi dell’art. 444 del codice di procedura penale, per
reati previsti dall’art. 380, commi 1 e 2, del codice di
procedura penale ovvero per reati inerenti gli
stupefacenti, la liberta’ sessuale, il favoreggiamento
dell’immigrazione clandestina verso l’Italia e
dell’emigrazione clandestina dall’Italia verso altri Stati
o per reati diretti al reclutamento di persone da destinare
alla prostituzione o allo sfruttamento della prostituzione
o di minori da impiegare in attivita’ illecite. Lo
straniero per il quale e’ richiesto il ricongiungimento
familiare, ai sensi dell’art. 29, non e’ ammesso in Italia
quando rappresenti una minaccia concreta e attuale per
l’ordine pubblico o la sicurezza dello Stato o di uno dei
paesi con i quali l’Italia abbia sottoscritto accordi per
la soppressione dei controlli alle frontiere interne e la
libera circolazione delle persone.
4. - 6. (Omissis).».
«Art. 5 (Permesso di soggiorno). - 1.-4-bis. (Omissis).
5. Il permesso di soggiorno o il suo rinnovo sono
rifiutati e, se il permesso di soggiorno e’ stato
rilasciato, esso e’ revocato, quando mancano o vengono a
mancare i requisiti richiesti per l’ingresso e il soggiorno
nel territorio dello Stato, fatto salvo quanto previsto
dall’art. 22, comma 9, e sempre che non siano sopraggiunti
nuovi elementi che ne consentano il rilascio e che non si
tratti di irregolarita’ amministrative sanabili.
Nell’adottare il provvedimento di rifiuto del rilascio, di
revoca o di diniego di rinnovo del permesso di soggiorno
dello straniero che ha esercitato il diritto al
ricongiungimento familiare ovvero del familiare
ricongiunto, ai sensi dell’art. 29, si tiene anche conto
della natura e della effettivita’ dei vincoli familiari
dell’interessato e dell’esistenza di legami familiari e
sociali con il suo Paese d’origine, nonche’, per lo
straniero gia’ presente sul territorio nazionale, anche
della durata del suo soggiorno nel medesimo territorio
nazionale.
5-bis. Nel valutare la pericolosita’ dello straniero
per l’ordine pubblico e la sicurezza dello Stato o di uno
dei paesi con i quali l’Italia abbia sottoscritto accordi
per la soppressione dei controlli alle frontiere interne e
la libera circolazione delle persone ai fini dell’adozione
del provvedimento di revoca o di diniego di rinnovo del
permesso di soggiorno per motivi familiari, si tiene conto
anche di eventuali condanne per i reati previsti dall’art.
407, comma 2, lettera a), del codice di procedura penale,
ovvero per i reati di cui all’art. 12, commi 1 e 3.
6.-9. (Omissis).».
«Art. 13 (Espulsione amministrativa). - 1. (Omissis).
2. L’espulsione e’ disposta dal prefetto quando lo
straniero:
a) e’ entrato nel territorio dello Stato sottraendosi
ai controlli di frontiera e non e’ stato respinto ai sensi
dell’art. 10;
b) si e’ trattenuto nel territorio dello Stato senza
aver chiesto il permesso di soggiorno nel termine
prescritto, salvo che il ritardo sia dipeso da forza
maggiore, ovvero quando il permesso di soggiorno e’ stato
revocato o annullato, ovvero e’ scaduto da piu’ di sessanta
giorni e non e’ stato chiesto il rinnovo;
c) appartiene a taluna delle categorie indicate
nell’art. 1 della legge 27 dicembre 1956, n. 1423, come
sostituto dall’art. 2 della legge 3 agosto 1988, n. 327, o
nell’art. 1 della legge 31 maggio 1965, n. 575, come
sostituito dall’art. 13 della legge 13 settembre 1982, n.
646.
2-bis. Nell’adottare il provvedimento di espulsione ai
sensi del comma 2, lettere a) e b), nei confronti dello
straniero che ha esercitato il diritto al ricongiugimento
familiare ovvero del familiare ricongiunto, ai sensi
dell’art. 29, si tiene anche conto della natura e della
effettivita’ dei vincoli familiari dell’interessato, della
durata del suo soggiorno nel territorio nazionale nonche’
dell’esistenza di legami familiari, culturali o sociali con
il suo Paese d’origine.
3.-12. (Omissis).
13. Lo straniero espulso non puo’ rientrare nel
territorio dello Stato senza una speciale autorizzazione
del Ministro dell’interno. In caso di trasgressione lo
straniero e’ punito con la reclusione da uno a quattro anni
ed e’ nuovamente espulso con accompagnamento immediato alla
frontiera. La disposizione di cui al primo periodo del
presente comma non si applica nei confronti dello straniero
gia’ espulso ai sensi dell’art. 13, comma 2, lettere a) e
b), per il quale e’ stato autorizzato il ricongiungimento,
ai sensi dell’art. 29.
13-bis.-16. (Omissis).».
«Art. 28 (Diritto all’unita’ familiare). - 1. Il
diritto a mantenere o a riacquistare l’unita’ familiare nei
confronti dei familiari stranieri e’ riconosciuto, alle
condizioni previste dal presente testo unico, agli
stranieri titolari di carta di soggiorno o di permesso di
soggiorno di durata non inferiore a un anno rilasciato per
motivi di lavoro subordinato o autonomo, ovvero per asilo,
per studio, per motivi religiosi o per motivi familiari.
2. Ai familiari stranieri di cittadini italiani o di
uno Stato membro dell’Unione europea continuano ad
applicarsi le disposizioni del decreto del Presidente della
Repubblica 30 dicembre 1965, n. 1656, fatte salve quelle
piu’ favorevoli del presente testo unico o del regolamento
di attuazione.
3. In tutti i procedimenti amministrativi e
giurisdizionali finalizzati a dare attuazione al diritto
all’unita’ familiare e riguardanti i minori, deve essere
preso in considerazione con carattere di priorita’ il
superiore interesse del fanciullo, conformemente a quanto
previsto dall’art. 3, comma 1, della Convenzione sui
diritti del fanciullo del 20 novembre 1989, ratificata e
resa esecutiva ai sensi della legge 27 maggio 1991, n.
176.».
«Art. 30 (Permesso di soggiorno per motivi familiari).
- 1. (Omissis).
1-bis. Il permesso di soggiorno nei casi di cui al
comma 1, lettera b), e’ immediatamente revocato qualora sia
accertato che al matrimonio non e’ seguita l’effettiva
convivenza salvo che dal matrimonio sia nata prole. La
richiesta di rilascio o di rinnovo del permesso di
soggiorno dello straniero di cui al comma 1, lettera a), e’
rigettata e il permesso di soggiorno e’ revocato se e’
accertato che il matrimonio o l’adozione hanno avuto luogo
allo scopo esclusivo di permettere all’interessato di
soggiornare nel territorio dello Stato.

Art. 3.
Norma finanziaria

1. Dall’attuazione del presente decreto legislativo non devono
derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, ne’ minori
entrate. Gli uffici interessati utilizzano le risorse umane,
strumentali e finanziarie disponibili sulla base della legislazione
vigente.

Art. 4.
Disposizione finale

1. Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore del presente
decreto si procede, ai sensi dell’articolo 17, comma 1, della legge
23 agosto 1988, n. 400, all’emanazione delle norme di attuazione ed
integrazione del presente decreto, nonche’ alla revisione ed
armonizzazione delle disposizioni contenute nel regolamento di cui al
decreto del Presidente della Repubblica 31 agosto 1999, n. 394.
Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara’ inserito
nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica
italiana. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo
osservare.

Dato a Roma, addi’ 8 gennaio 2007

NAPOLITANO
Prodi, Presidente del Consiglio dei
Ministri
Bonino, Ministro per le politiche
europee
Amato, Ministro dell’interno
D’Alema, Ministro degli affari esteri
Mastella, Ministro della giustizia
Padoa Schioppa, Ministro dell’economia
e delle finanze
Bindi, Ministro delle politiche per la
famiglia
Visto, il Guardasigilli: Mastella

Note all’art. 4:
- Si riporta il testo dell’art. 17, comma 1, della
legge 23 agosto 1988, n. 400, recante: «Disciplina
dell’attivita’ di Governo e ordinamento della Presidenza
del Consiglio dei Ministri»:
«Art. 17 (Regolamenti). - 1. Con decreto del Presidente
della Repubblica, previa deliberazione del Consiglio dei
Ministri, sentito il parere del Consiglio di Stato che deve
pronunziarsi entro novanta giorni dalla richiesta, possono
essere emanati regolamenti per disciplinare:
a) l’esecuzione delle leggi e dei decreti
legislativi, nonche’ dei regolamenti comunitari;
b) l’attuazione e l’integrazione delle leggi e dei
decreti legislativi recanti norme di principio, esclusi
quelli relativi a materie riservate alla competenza
regionale;
c) le materie in cui manchi la disciplina da parte di
leggi o di atti aventi forza di legge, sempre che non si
tratti di materie comunque riservate alla legge;
d) l’organizzazione ed il funzionamento delle
amministrazioni pubbliche secondo le disposizioni dettate
dalla legge.
Il decreto del Presidente della Repubblica 31 agosto
1999, n. 394, reca: «Regolamento recante norme di
attuazione del testo unico delle disposizioni concernenti
la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione
dello straniero, a norma dell’art. 1, comma 6, del decreto
legislativo 25 luglio 1998, n. 286».