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Parma - Insufficiente l’accoglienza del Comune

Comunicato stampa del 27 febbraio 2007

28 febbraio 2007

La conferenza stampa del 22 febbraio scorso tenuta dall’assessore Guarnieri, ci aspettavamo fosse una risposta capace di smentire quanto affermato dal Comitato antirazzista e dal CIAC nel documento e nelle interviste concesse alla stampa il 16 febbraio.
In effetti, nonostante giri di parole e turbinio di dati, la conferenza ha purtroppo confermato quanto da noi sostenuto già da anni.
Cioè: il problema dei senza-tetto è un problema esistente e grave, non più affrontabile con la sola logica del dormitorio a termine. L’amministrazione comunale ha sempre agito solamente sotto la pressione dell’emergenza, senza una programmazione reale, articolata, efficiente, passando di emergenza in emergenza, non costruendo accoglienza. Aggiungiamo un episodio recente, sempre indicatore, con ulteriori attori: cinque rifugiati sudanesi, dopoché avevano dovuto uscire dal dormitorio di strada Santa Margherita, erano andati a dormire in una casa abbandonata al Cornocchio. Il proprietario si era rivolto ai carabinieri, che sono intervenuti il 15 febbraio scorso. Non c’era nemmeno più quel rudere. Qualcuno (probabilmente il proprietario) ha trasportato le loro valigie, contenenti abiti e documenti importanti, nel “centro di raccolta enìa di Fontevivo”. La parola esatta è “discarica”, lo ha constatato chi è riuscito ad arrivare là: quelle valige erano già state portate al macero dall’enìa. Storie ordinarie di in-accoglienza, di difficoltà estrema, di disprezzo.
L’amministrazione comunale, come risulta chiaro anche dal documento distribuito durante la conferenza stampa del 22 febbraio, ha assistito, saltuariamente, nei dormitori, 125 persone su circa 250 (quanti sono nella nostra città coloro che richiedono assistenza), permettendo ai singoli di soggiornare nelle strutture per brevi periodi, alternandosi ad altri: come del resto avviene nelle mense, in cui viene distribuito un solo pasto al giorno per assistere un maggior numero di persone: una parte mangia a mezzogiorno, l’altra alla cena.
Così sembra sia risultato inutile far girare, durante la notte, pulmini della Croce Rossa o dell’Assistenza pubblica, in quanto il rintracciare persone che dormivano all’addiaccio terminava con la distribuzione di conforto ma non poteva proseguire con l’immissione nei dormitori, in quanto pieni. Ci è parso che Croce Rossa, Assistenza Pubblica, Protezione Civile siano state frustrate nella loro possibilità d’intervento e siano state richieste d’intervenire in misura inferiore alla perdurante necessità.
Sappiamo bene che il problema esiste. C’è un ruolo che può essere svolto dalle associazioni ed uno che non può che essere risolto dalle istituzioni. Secondo noi è stonato che ad un bisognoso che ha diritto d’accoglienza un’istituzione dica: “Noi per te abbiamo fatto abbastanza, ora il dormitorio chiude, vai in un’altra città” senza indicare un’altra reale possibilità d’accoglienza. Sono le istituzioni – anche in reti sopralocali- che devono trovare risposte di dignità.
Si tratta di persone che stanno ampiamente dimostrando il loro impegno alla positiva integrazione (frequentano corsi di formazione e di lingua).
E’ stato annunciato che (dopo la chiusura del dormitorio di Corcagnano), il 1° marzo verrà chiuso il dormitorio del Cornocchio. Quel giorno altre venti persone (gli attuali ospiti) non sapranno dove andare a dormire, non essendo stata prevista per loro altra accoglienza.

Ancora una volta noi ravvisiamo ed indichiamo alcuni nodi di fondo per potere affrontare l’accoglienza in modo più dignitoso ed efficiente:

1)venga riconosciuta la costante presenza, la rilevanza numerica, dei senzatetto nel territorio comunale
2)certamente non ridurre i posti nei dormitori
3)raggiungere l’obiettivo di dare due pasti al giorno
4)ampliare la struttura di via S. Margherita, l’unica operante tutto l’anno
5)riformare gli orari di permanenza all’interno dei dormitori: 12 ore di seguito fuori da esse creano problemi di salute e sensazione di instabilità emotiva (e psichica) 6)avere a disposizione locali rapidamente utilizzabili in caso di vere emergenza
7)accogliere e sostenere la disponibilità delle associazioni di volontariato che abbiano il desiderio e la capacità di accogliere in pensionati all’interno della città con forme di ospitalità più articolate di quelle che offre il comune
8)uscire dall’autoreferenzialità mettendosi in rete con le altre istituzioni, al fine di una distribuzione equa ed efficiente dei richiedenti ospitalità
9)necessità di un piano strutturale di edificazione di alloggi popolari, del tutto insufficienti anche per la popolazione di Parma.

CIAC
Coordinamento Pace e Solidarietà
Comitato antirazzista
Associazione degli albanesi Voxaquila

Parma, 27 febbraio ’07