Regolarizzazione – Il contributo forfettario pagato dai lavoratori immigrati

E' possibile denunciare il datore di lavoro

La maggior parte dei datori di lavoro fanno pagare le spese di regolarizzazione ai lavoratori stessi mentre, secondo la legge, sarebbe totalmente a loro carico. Addirittura c’è chi pretende un pagamento superiore all’importo del contributo forfetario, arrivando a chiedere fino a cinquemila euro, per la disponibilità a regolarizzare una persona. Questo comportamento costituisce un reato che si chiama ESTORSIONE previsto dall’art. 629 del Codice Penale.
Per quei lavoratori che hanno già ottenuto l’inoltro della domanda di regolarizzazione (tenuto conto della circolare descritta sopra in cui si ammette – sia pure in modo indiretto e ambiguo – che un lavoratore possa cambiare lavoro durante la regolarizzazione) è bene ricordare che questi comportamenti possono essere sanzionati. È importante fornire ovviamente delle prove (anche testimoniali) sulla somma versata al datore di lavoro che ha condizionato la regolarizzazione in base al pagamento dei soldi forniti dal lavoratore.
Chi vorrà potrà, a questo punto, denunciare il datore di lavoro per il reato di estorsione ovviamente pretendendo la restituzione delle somme ottenute e il risarcimento dei danni.

Come abbiamo visto, la domanda di regolarizzazione è generica, si omette di dichiarare la reale durata del rapporto di lavoro ovvero quando è iniziato veramente e quanto si è pagato al lavoratore per l’attività svolta fino a quel momento. Ebbene, i lavoratori immigrati (magari tranquillizzati a seguito dell’inoltro della domanda di regolarizzazione e perché hanno trovato un nuovo datore di lavoro) potranno agire liberamente per recuperare anche le differenze salariali. Facendosi assistere dalle organizzazioni sindacali è possibile ricostruire quanto sarebbe stato loro dovuto, in applicazione delle tariffe stabilite dai contratti collettivi nazionali di lavoro (tenendo conto di quanto già ricevuto per il periodo di lavoro svolto), quindi agire nei confronti del datore per recuperare le differenze spettanti. Senza contare la regolarizzazione dal punto di vista dei contributi ovverosia la possibilità di recuperarli, non solo in riferimento al trimestre coperto dal contributo forfetario, ma anche con riferimento ai periodi di lavoro precedenti che molto spesso i datori di lavoro omettono di dichiarare.
Tutto quello che si dice, secondo i principi dell’ordinamento giuridico, deve essere anche dimostrato quindi sarà il lavoratore a preoccuparsi di presentare testimoni e documentazione.