Agrigento – Nel CPT di Contrada San Benedetto nessuno può entrare

Intervista a Daniela D'Amico - Osservatorio Permanente sull'Immigrazione di Agrigento

Domanda: Ci puoi raccontare qual’è la situazione all’interno del CPT di Agrigento?

Risposta: Di fatto non possiamo monitorare la situazione all’interno del Centro perchè non ci è consentito entrare.
C’è un regolamento locale del Prefetto che non dispone l’accompagnamento dei collaboratori a seguito di un parlamentare.
Tempo fa per in occasione della giornata nazionale per la chiusura dei CPT, il 30 novembre, noi abbiamo partecipato alla manifestazione-presidio davanti al Centro di Contrada San Benedetto. Avevamo chiesto, precedentemente, di poter entrare per vedere la situazione, però a causa del regolamento locale, ci è stato impedito.
L’Onorevole Micciché, che è un parlamentare dell’Assemblea regionale siciliana ha fatto pressione perchè potessimo entrare, ma non è stato possibile.
Lui è entrato, ha potuto vedere quello che c’era dentro all’epoca, situazioni igieniche veramente terribili.
Con il passare del tempo abbiamo saputo, sempre attraverso le visite di Micciché, che queste condizioni sono migliorate.
E’ successo però che noi, assieme a Micciché e a Gianfranco Schiavone dell’ICS (Consorzio Italiano di Solidarietà), abbiamo fatto una visita al prefetto e abbiamo chiesto se sarebbero state concesse queste visite, perchè è una cosa assurda che solo ad Agrigento non sia permesso l’ingresso ad altre persone all’interno del CPT.

Il Prefetto ci ha assicurato che con il nuovo anno si sarebbe appplicata la direttiva ministeriale che prevede anche gli ingressi ad altre persone per il monitoraggio interno e per l’applicazione di quei diritti, come l’assistenza legale e così via.
Ad oggi non sappiamo che cosa ci sia all’interno del CPT perchè non abbiamo più avuto notizie dal Prefetto e adesso stiamo cercando di continuare a fare pressione in tal senso, chiedendo al prefetto intanto, la copia del regolamento interno, la copia di bilancio di gestione del Centro di Permanenza per verificare se effettivamente è stata applicata questa direttiva o meno.

D: Da chi è gestito il CPT di Agrigento?

R: In questo momento noi sappiamo che la gestione, per quanto riguarda i servizi di pulizia e così via, è fatta dalla Confraternita di Misericordia.

D: E quante persone sono trattenute all’interno?

R: E’ un dato a cui siamo risaliti alla lontana. Noi sappiamo che il CPT di Agrigento in questo momento è pieno. Non sappiamo quanta gente ci sia, forse è anche sovraffolato. Abbiamo avuto delle perplessità riguardo a questo, perchè dal 10 marzo a fine marzo ci sono stati degli sbarchi a Lampedusa.
Abbiamo saputo che queste persone venivano trasportate in Calabria presso i CPT calabresi.
Ci siamo stupiti e ci siamo chiesti come mai non venivano portati ad Agrigento. Forse perchè il CPT di Agrigento è pieno. Ma come fa ad essere pieno se gli sbarchi ci sono stati in marzo e gli ultimi sono avvenuti in dicembre?
Abbiamo supposto che si tratti di persone pescate qua e là per l’Italia e portate qui in attesa di espulsione.
E’ una cosa bruttissima perchè qui entrano in ballo alcune questioni, tra le quali la competenza giurisdizionale.
Qualora queste persone volessero fare ricorso all’espulsione, nel caso ad esempio l’abbiamo avuta a Milano, non possono farlo perchè la Bossi-Fini prevede che loro debbano fare ricorso presso il tribunale che ha notificato l’espulsione, quindi Milano, ma trovandosi qui non possono fare nulla.
Questo è quello che noi supponiamo, perchè ripeto, non abbiamo comunque in questo momento nessuna testiomnianza diretta perchè non possiamo entrare.

D: Tu fai parte dell’osservatorio permanente sull’Immigrazione. Quali sono le attività dell’Osservatorio?

R: Ci siamo costituiti in concomitanza con la ricorrenza del naufragio di Capo Rossello.
Ci occupiamo di monitorare la situazione dell’immigrazione sul territorio agrigentino. Cerchiamo di sensibilizzare la cittadinanza tramite iniziative, che possono essere rappresentazioni teatrali o assemblee cittadine.
In collaborazione con l’Associazione Porta dei Venti stiamo realizzando anche un corso di italiano per stranieri.
Abbiamo relizzato un dossier che abbiamo consegnato al Presidente della Repubblica, quando è venuto qui in una sua recente visita, dove spiegavamo la situazione del CPT di Agrigento e altri fatti che avevano toccato la nostra città. come ad esempio un episodio molto triste, accaduto nella comunità serba.
Tutto questo comunque per cercare sempre il dialogo con la cittadinanza.
Qui ci sono dei ragazzi senegalesi che sono qua da tanti anni
e non si sono mai verificati episodi di razzismo.
Il problema forse è quello che ci sono queste persone che magari si vedono ogni giorno, si conoscono anche per nome, però nel momento in cui si cominciano a fare grandi discorsi, luoghi comuni, la gente impazzisce e non riconosce più la persona che magari vede quotidianamente e saluta.