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da Il Manifesto del 23 ottobre 2003

Nel carcere per immigrati, dove la vita vale sempre meno di Ornella Bellucci

In quindici giorni quattro giovani detenuti nel cpt di San Foca hanno tentato il suicidio. I gestori: «Cercano solo di scappare»

Lecce – Quattro tentativi di suicidio in soli quindici giorni. La situazione nel centro di permanenza temporanea Regina Pacis di San Foca ha già varcato i limiti della sostenibilità. E a dirlo non sono solo i consiglieri regionali che lo scorso 6 ottobre sono entrati nella struttura guidati dal consigliere regionale Michele Losappio del Prc, ed hanno scoperto in pochi minuti due tentati suicidi. Nei giorni scorsi, infatti, una ventenne ha tentato di lanciarsi da una finestra, mentre un algerino ha rischiato lo shock anafilattico dopo essersi ferito con un coltello. Accanto a questi, altri fatti domenica hanno richiesto l’intervento del personale del 118. Un tunisino di 22 anni, ora agli arresti in carcere per aver ferito un carabiniere, ha tentato di tagliarsi le vene, mentre un giovane curdo è stato ricoverato in ospedale dopo aver provato ad impiccarsi. Negli ultimi mesi la situazione al Regina Pacis è peggiorata. Gli ospiti, così li chiama don Cesare Lodeserto, direttore del centro, insorgono. «Questo è un inferno»- raccontano agli esponenti del Lecce social forum a cui quotidianamente chiedono aiuto. «Qui dentro ci viene negato tutto», dicono.

«È falso», si difendono i gestori. «Organizzano le rivolte e simulano suicidi per guadagnarsi la fuga. O da qui o dall’ospedale». Eppure un curdo di 25 anni, sul cui collo sono ancora visibili i segni della corda che gli avrebbe restituito la libertà, meno di 15 giorni fa è stato ricoverato nel reparto psichiatria dell’ospedale. Invece, come accertato dai medici entrati in delegazione con Losappio, l’algerino che si è impiccato con un lenzuolo, il cui corpo è ancora martoriato da segni di cesoie, è stato medicato alla meglio e tenuto sotto sedativi al Regina Pacis.

Ma se al centro negano i pestaggi e i maltrattamenti che i circa 150 trattenuti dicono di subire, a chiedere l’accertamento dei fatti e l’individuazione di eventuali responsabilità penali sono Luca Ruberti e Rosanna Mazzarello, del Lecce social forum, che hanno presentato un esposto in procura.

Mauro Bulgarelli, deputato verde, con un’interrogazione al ministro degli interni, l’ennesima, chiede il commissariamento del Regina Pacis in previsione della sua chiusura. «È un carcere privato, gestito in modo autoritario e incontrollato», spiega, «un centro già oggetto di indagini sia per maltrattamenti ai trattenuti che per illeciti amministrativi» E aggiunge. «Il Regina Pacis è tra i laboratori italiani in cui si è sperimentata la Bossi Fini, una legge oscena che allunga la lista dei morti che con orrore ogni giorno contiamo nei nostri mari. Ora più che mai», insiste Bulgarelli, «serve una riflessione allargata per lo smantellamento di tutti i cpt».

A giorni il pm Carolina Elia dovrebbe decidere degli eventuali rinvii a giudizio per lesioni personali, maltrattamenti, abuso dei mezzi di correzione e ingiurie a carico di Lodeserto, 5 membri del suo staff, e 11 carabinieri in servizio al centro. L’inchiesta della procura di Lecce è partita a seguito della denuncia presentata da 17 maghrebini fino al 30 novembre 2002 trattenuti nel centro ed ora in possesso di permesso di soggiorno per motivi di giustizia.