da La Sicilia on line - Cronaca di Agrigento del 6 marzo 2004

Il Cpt a fine mese chiuso per restauri di Francesco Di Mare

Rischia di scoppiare un nuovo caso sui centri d’accoglienza per extracomunitari clandestini. Quello di Agrigento utilizzato come struttura di permanenza temporanea in contrada San Benedetto a fine mese chiuderà i battenti.
Non perché clandestini in giro non ce ne siano più, ma perchè deve essere sottoposto a notevoli e indifferibili lavori di ristrutturazione.

Se ne parla da mesi, ma ormai l’appuntamento è stato fissato, non facendo dormire tranquillamente i volontari della Confraternita Misericordia che da un paio d’anni si occupano della struttura. Accade infatti che, stoppandosi l’attività di assistenza agli immigrati in transito, il personale dell’associazione di volontariato impegnato giornalmente rischia di entrare in cassa integrazione per almeno 4 mesi. Una cinquantina di persone che perderanno la loro attività lavorativa per oltre 120 giorni, sperando di tornare ad assistere clandestini una volta conclusi i lavori di ristrutturazione del Cpt.

«Aspettiamo notizie dalla prefettura – sottolinea il responsabile del centro di San Benedetto, Biagio Palumbo – anche perché ormai i tempi stringono e ai miei ragazzi devo dire qualcosa sul loro immediato futuro».
Dalle parole del volontario coordinatore della Misericordia di San Biagio Platani traspare la preoccupazione per le prospettive occupazionali che aprirà la chiusura temporanea del Cpt. Un provvedimento che comporterà variazioni nella gestione degli immigrati in transito da Agrigento, provenienti quasi sempre da Lampedusa o Linosa.
I clandestini che verranno trasferiti dalle Pelagie a Porto Empedocle saranno smistati in altri centri di permanenza temporanea della Sicilia, se non addirittura del Sud Italia, su tutti il centro di assistenza di Crotone.

Un’opera di trasferimento molto faticosa per le forze dell’ordine locali, le quali fino ad oggi svolgono il servizio di smistamento con estrema agilità. I clandestini vengono infatti caricati su autobus della Polizia o dei Carabinieri per essere «alloggiati» a San Benedetto, in attesa che passino i canonici 60 giorni prima di essere invitati ad abbandonare l’Italia. Questo articolato sistema di spostamento degli immigrati da fine marzo dovrà per forza di cose cambiare. Il tutto, tra l’altro, verrà verosimilmente a coincidere con il temuto ritorno degli sbarchi in successione sulle coste delle isole Pelagie.
Scattando i lavori a fine marzo infatti, è certo che il cantiere rimarrà aperto almeno fino al mese di luglio, periodo incandescente sul fronte degli approdi di irregolari. La chiusura del Cpt della città dei templi obbliga dunque le forze dell’ordine a rivedere i piani. Se nel capoluogo si sta programmando il piano d’azione per quando cominceranno i lavori nel centro di permanenza temporanea, in quel di Lampedusa si torna vivere con ansia l’imminente arrivo della bella stagione.

E’ il sindaco, Bruno Siragusa a lanciare l’allarme sulla perdurante stasi nella concessione della caserma dismessa dei carabinieri da adibire a nuovo centro di prima accoglienza al posto dell’attuale. Quando l’anno scorso i clandestini approdavano al ritmo medio di cento unità al giorno, il Governo si affrettò a promettere lo spostamento del centro in un luogo ritenuto più idoneo e meno deleterio per l’immagine turistica delle Pelagie.

«A oggi – dice Siragusa – a quella fretta non ha fatto seguito alcun atto concreto. Il centro è sempre quello all’interno dell’aeroporto e la caserma dismessa dei carabinieri rimane sempre dismessa. Chiediamo allo Stato di rispettare gli impegni, anche perché tra qualche settimane dalle nostre parti sarà ancora una volta l’inferno, con migliaia di disperati che, pensiamo, torneranno a sbarcare come la scorsa estate».