da La Nuova di Venezia Mestre del 17 aprile 2004

Costa: «Agiremo al limite delle norme»

Il Comune ribadisce la volontà di dare rappresentanza agli stranieri

VENEZIA. I «nuovi cittadini» di Venezia sono ormai più di diecimila: migranti residenti nel nostro Comune, donne e uomini che vivono e lavorano in città, bambini che ne frequentano le scuole. Il Comune si è impegnato per garantire al maggior numero possibile di essi una prima accoglienza, l’accesso ai servizi pubblici.

Sono dunque maturi i tempi per riconoscere ai nuovi cittadini la possibilità di partecipare direttamente alla vita politico-amministrativa? Se ne è parlato ieri a Ca’ Farsetti nel convegno «Nuovi cittadini in Europa, nuovi diritti nelle città», dove l’argomento del voto agli immigrati è stato sviscerato e affontato anche negli aspetti giuridici, con l’occhio puntato alle normative europee del 1992 e del 15 gennaio scorso, da cui si evince un nuovo concetto di cittadinanza civile. In Italia la discussione si pone intorno agli articoli 48 e 51 della costituzione.

«Le amministrazioni comunali – afferma l’assessore Giuseppe Caccia – hanno la possibilità di intervenire sul loro statuto per inserire la norma dell’elettorato attivo e passivo. Da qui alla prossima settimana si prepareranno le delibere relative a questo argomento per essere pronti per le elezioni amministrative della primavera del 2005. Se tutto fila liscio, Venezia sarà la prima città in Italia a dare il voto agli immigrati». Gianfranco Bettin ha chiuso la discussione mattutina dicendo che «Venezia intende riconoscere la pienezza dei diritti a coloro che la abitano. E’ solo così che si costruisce la nuova popolazione e si ridisegna la città». Per il sindaco Paolo Costa invece «la battaglia si gioca tra l’Europa e la municipalità. Noi, come Comune, abbiamo approfondito il dibattito e c’è interesse e voglia di andare avanti il più possibile, anche al limite della disobbedienza civile e camminando sul limite delle norme. Se ci saranno referendum a Venezia, – conclude Costa – mia intenzione è far votare i residenti non cittadini».

Sono intervenuti anche i sindaci di Saint Denis, di Ancona e di Brescia, tutti firmatari, con Venezia, della Carta Europea di Barcellona del 1998, primo passo comune per l’introduzione del voto agli immigrati.