da Il Corriere del Veneto del 17 aprile 2004

Urne aperte agli extracomunitari Venezia impugna lo stop di Pisanu

Parte dal Veneto il fronte dei Comuni: pronto un ricorso al Consiglio di Stato

Il sindaco Costa: “Non è nella mia cultura oltrepassare il confine della disobbedienza civile, ma credo che ogni strada vada esplorata. Compresa quella di lanciare forti provocazioni”

Venezia – Un fronte compatto senza precedenti. E’ all’orizzonte la volontà concreta di presentare davanti al Consiglio di Stato un’impugnazione contro le direttive del Ministero degli Interni. Parte da Venezia la crociata degli 8000 Comuni d’Italia per dare il diritto di voto attivo e passivo a tutti gli immigrati residenti.

A guidare il fronte bipartisan è l’amministrazione comunale lagunare che proprio in questi giorni sta preparando un ricco pacchetto di modifiche al proprio Statuto. Obbiettivo principale, quello di aprire le porte del voto agli immigrati che risiedono sul proprio territorio (sono 11500, pari al 4% della popolazione) fin dal prossimo anno, in occasione delle consultazioni circoscrizionali. Accesso dunque alle urne ma via libera anche alla possibilità per gli extracomunitari di essere candidati in liste di partito ed eventualmente eletti nei parlamentini, con potere di pieno voto consiliare. Unica limitazione alla rivoluzione, la preclusione della possibilità di approvare delibere. Un distinguo di cui la giunta del sindaco Paolo Costa avrebbe voluto fare volentieri a meno. Così come restano per il momento congelati nel cassetto i sogni di portare alle urne gli immigrati anche per le elezioni comunali del 2005. Ma i freni esistono.

Sullo sfondo (a raffreddare parzialmente l’entusiasmo di città come Venezia, ma anche di Genova, Ancona e di altri piccoli Comuni) c’è infatti lo spauracchio minaccioso rappresentato da una circolare diramata il 22 gennaio scorso dalla direzione centrale dei servizi elettorali del Ministero degli Interni e quindi trasmessa prontamente dalle prefetture a tutti i Comuni del territorio nazionale.
Nel testo dell’informativa si citano espressamente gli articoli 48 e 51 della Costituzione per spiegare come i diritti di voto attivo e passivo spettino solo ai cittadini italiani, con la sola deroga data per i cittadini dell’Ue residenti all’estero. Dunque il Viminale esclude possibili scorciatoie per l’inserimento nelle liste elettorali attive e passive dei residenti immigrati.
“L’estensione del diritto – precisa senza equivoci la nota – agli extracomunitari con regolare permesso di soggiorno non può che costituire oggetto di valutazioni e scelte in sede politica, con conseguente necessità di operare le opportune modifiche al dettato costituzionale”. Ma ieri, nel corso di un lungo seminario tra giuristi e amministratori tenutosi a Ca’ Farsetti, si è registrato un crescendo di toni da battaglia. Con due acuti. Il primo è venuto da Fabio Sturani, presidente nazionale della consulta immigrati dell’Anci, l’associazione che riunisce i Comuni italiani. “Senza dover modificare la costituzione – ha detto Sturani, tra l’altro sindaco di Ancona – l’Anci preparerà una mozione di indirizzo da far approvare in tutti gli 8000 Consigli Comunali per chiedere di costruire assieme al Governo e al Parlamento un percorso che in tempi rapidi porti all’approvazione di una legge ordinaria. Una legge che consenta il pieno diritto di voto agli immigrati residenti nelle elezioni amministrative”.
Il responsabile dell’Anci ha snocciolato alcuni numeri ricordando come “ormai questa fetta di soggetti residenti raggiunge a livello nazionale il 4,5% della popolazione, mentre la seconda generazione di extracomunitari, fa addirittura balzare al 10% la propria presenza all’interno della popolazione scolastica”.

Quanto basta per far rompere gli indugi (secondo acuto) all’Assessore alle Politiche sociali di Venezia, Beppe Caccia: “contro gli elementi d’intimidazione della circolare ministeriale, che puntano ad ostacolare il cambiamento voluto dai Comuni, vanno a questo punto interpellati gli organi competenti per un giudizio di merito. Un giudizio di legittimità che va chiesto direttamente al Consiglio di Stato”. Indiretta la benedizione di Paolo Costa, che dell’Anci è vicepresidente: “Non è nella mia cultura oltrepassare il confine della disobbedienza civile, ma credo che ogni strada vada esplorata. Compresa quella di lanciare delle forti provocazioni”.