da Il Manifesto del 1 maggio 2004

L’Inghilterra scarica i profughi di Orsola Casagrande

La lettera, su carta intestata dell’Home Office (il ministero degli interni britannico), reca la data del 5 aprile. E’ stata inviata a oltre 2500 persone per informarle che, visto che dal 1 maggio i loro paesi di origine entreranno a far parte dell’Ue, da quella stessa data dovranno lasciare l’alloggio fornito loro dal governo e fare a meno dei sussidi ricevuto finora. Gli oltre 2500 asylum seekers si ritrovano dunque da oggi senza casa e senza soldi nonostante la richiesta dell’Alta Corte all’Home Office di garantire un sostegno temporaneo per i profughi. Ma per il governo le tre settimane trascorse dall’invio della lettera sono più che sufficienti.

A nulla sono valse le proteste delle associazioni (e della stessa Alta Corte) che lavorano con i profughi e che sottolineano come sia impossibile trovare lavoro e alloggio in tre settimane. Anche perchè il gruppo maggiormente colpito dal provvedimento è quello dei rom fuggiti soprattutto dalla Repubblica ceca, Polonia, Ungheria e Slovacchia. Le loro storie parlano di orribili persecuzioni e violenze ma per il ministero tutto questo non conta: ora anche loro sono a tutti gli effetti cittadini di paesi membri dell’Ue, le loro domande di asilo decadono come il sostegno cui avevano diritto. La maggior parte dei profughi ha ricevuto alloggio grazie al famigerato schema della dispersione introdotto dal new Labour: gli asylum seekers vengono mandati in aree remote del paese per «decongestionare» Londra e le grandi città. Ma nei fatti, i profughi vengono abbandonati a se stessi fino a quando la loro richiesta non raggiunge l’ufficio competente. Il che può accadere anche due o tre anni dopo.

Dall’Home Office rispondono che non c’è nulla di strano in queste procedure e che «venuti meno i requisiti per chiedere asilo, i profughi hanno tre opzioni: tornare a casa o in un altro paese dell’Unione, registrarsi come lavoratori nel registro appositamente creato per i cittadini dei nuovi membri della Ue, o infine rimanere in Gran Bretagna a patto che dimostrino di avere i mezzi di sostentamento».

Di fronte alla prospettiva di un caos totale con centinaia di famiglie lasciate letteralmente per strada, il ministero degli interni glissa limitandosi a scaricare sugli enti locali il problema. I vari consigli di quartiere infatti hanno sì il potere e il dovere di garantire un alloggio a chi non ce l’ha ma la carenza di posti letto per gli homeless nei quartieri è cronica. Inoltre rimane il fatto che la maggior parte dei «nuovi cittadini» dell’Ue erano perseguitati nei loro paesi: per loro non esiste la possibilità di tornarsene in patria. Tra l’altro molti non hanno neppure i documenti e quindi anche l’opzione di cercarsi un altro paese sembra impraticabile.

Ma l’aspetto più inquietante della decisione dell’Home Office è un altro. La scelta sembra essere dettata più dalla volontà di tagliare drasticamente il numero di richiedenti asilo entro settembre che altro. Cancellare d’ufficio migliaia di domande dev’essere sembrata un’occasione troppo ghiotta per il governo di Blair che ha fatto dell’immigrazione una sorta di ossessione. Dall’Est europeo arrivano in Gran Bretagna pochi migranti. Secondo l’Office for National Statistics (l’Istat britannico) nel 2002 si sono trasferiti legalmente nel Regno unito 46mila cittadini provenienti dall’Europa orientale e dalla Turchia. Le cifre cambiano se agli ingressi legali si aggiungono quelli di chi è entrato per altre vie, come i profughi rom in fuga dalla Repubblica ceca e dall’Ungheria. Il governo Blair, pur assicurando che i nuovi cittadini saranno trattati come i cittadini degli altri stati Ue, ha introdotto una serie di restrizioni per chi, dopo il 1 maggio, arriverà in Gran Bretagna senza lavoro. E’ stato ridotto il numero di permessi di lavoro per le occupazioni meno specializzate. Più difficile sarà anche ottenere sussidi.