da Il Corriere Romagna del 15 maggio 2004

Rimini: “Sangue, donazioni senza frontiere” di Francesco Pagnini

Per contrastare l’emergenza sangue, che ormai rischia di non essere più emergenza ma routine, si potrebbero provare a utilizzare le donazioni di persone immigrate extracomunitarie.Per questo i medici del Centro trasfusionale dell’Ausl stanno elaborando apposite linee guide, che nei prossimi mesi dovrebbero essere completate. Dopodichè partirà l’iter per la sperimentazione, che presenta molti aspetti inediti.La messa in pratica di questa ipotesi, già illustrata sul Corriere tempo fa, è data per vicina dalla presidente provinciale dell’Avis Rossana Bracci, interpellata in seguito al problema della scarsità delle scorte ematiche emerso in questi ultimi giorni.“In effetti – conferma Bracci – nonostante stiano aumentando le donazioni, e i donatori, anche giovani, il fabbisogno di sangue nel Riminese cresce in maniera superiore. E così siamo sempre a inseguire”.

Come noto, la cosa dipende dall’attivazione, negli ultimi anni, negli ospedali riminesi, di specializzazioni, soprattutto chirurgiche, estremamente importanti ma che richiedono grandi quantità di sangue e derivati.“Capita – racconta Bracci – che quando ci informano di un intervento di questo tipo mobilitiamo appositamente i nostri donatori. Che sono molto diligenti. Però stiamo facendo fatica a tener dietro a questo ritmo”. Specie quando, soprattutto in estate, si moltiplicano gli incidenti stradali.Che fare allora? Tanto per cominciare si procederà con la sensibilizzazione: è imminente la partenza delle campagne Avis nazionale e regionale per invitare al dono. A questo scopo l’Avis di Rimini organizzerà anche un torneo di beach volley nella seconda metà di giugno.Ma a Rimini si sta lavorando già da tempo al progetto di consentire la donazione agli immigrati extracomunitari. Attualmente in Italia possono donare solo cittadini italiani, dell’Unione Europea, o di paesi extraue ma con cui vi siano protocolli sanitari.

L’ipotesi è quella di consentire di donare anche a persone provenienti dagli altri paesi, ad esempio africani o asiatici. Ma per farlo è necessario che il sangue e il donatore siano ancor più monitorati, per evitare eventuali patologie connaturate in una determinata razza, perciò inerti, ma che potrebbero creare problemi ad un’altra. E proprio in questo senso vanno i protocolli che l’Ausl sta elaborando. “E che dovrebbero essere di prossima pubblicazione – conclude Bracci -. L’unico problema è che se poi queste persone tornano anche per un breve periodo in patria, rischiano di dover essere sospese dalla donazione anche per lungo tempo, così come si fa per gli italiani che vanno in vacanza in quei paesi”. Per cui anche questa nuova arma contro l’emergenza sangue potrebbe essere spuntata.