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da Il Corriere della Sera del 31 maggio 2004

Rivolta in via Corelli, restano in cella in 15 di Michele Focarete

Milano – Convalidati gli arresti. Ma i quindici extracomunitari che venerdì sera hanno protestato violentemente nel centro di permanenza temporanea di via Corelli a Milano hanno spiegato al giudice, Beatrice Secchi, che «eravamo obbligati a mangiare carne macellata, senza seguire le regole dell’Islam e a veder profanato il nostro luogo di culto». Una versione smentita dalla Croce Rossa, che gestisce l’accoglienza. «Il menù è sempre lo stesso da anni – spiega Alberto Bruno, commissario provinciale – con possibilità di variare. Chi non vuole la carne, può trovare alternative. Non solo: la carne di maiale non è mai esistita. Forse si cercava un pretesto per dare fiato alla protesta».

L’accusa per i 15 extracomunitari, in gran parte marocchini e algerini, difesi dall’avvocato Mirko Palumbo, è di resistenza aggravata a pubblico ufficiale, danneggiamento e lesioni nei confronti di tre poliziotti rimasti lievemente contusi nel selvaggio parapiglia. Chi ha guidato la rivolta? Abrahim, 19 anni, marocchino. Già una volta, con la scusa di recuperare un pallone, era salito sul tetto. Al gip ha detto: «La rivolta è scoppiata perché per la carne da mangiare l’animale non era stato ucciso secondo i nostri precetti religiosi». Il giudice ha disposto la misura cautelare in carcere perché ha ritenuto che possano esistere il pericolo di fuga e la reiterazione del reato. Mentre l’avvocato Palumbo ha chiesto di visionare la videocassetta che dovrebbe aver ripreso, con più telecamere a circuito interno, gli incidenti.

Intanto, sul fronte dei permessi di soggiorno, è sempre polemica. Proprio su questo tema, il presidente della Commissione bicamerale Shengen-Immigrazione, l’onorevole Alberto Di Luca, lo scorso aprile aveva lanciato una proposta: «Si potrebbe pensare – aveva detto – di delegare al Comune l’incarico dei rinnovi dei permessi di soggiorno. Si sgraverebbe del 50 per cento il lavoro della polizia». Ma la proposta è caduta nel vuoto e ha dato la spinta alla Cgil Lombardia di indire oggi una conferenza stampa nella sede di Sesto San Giovanni, in viale Marelli, dal titolo «Basta tagliandi», invitando la Regione Lombardia, in accordo con il Ministero degli Interni, a sottoscrivere un protocollo di intesa per il decentramento amministrativo delle pratiche degli immigrati, con risorse da destinare ai Comuni per raccogliere domande dei cittadini immigrati.