da Il Gazzettino on-line del 11 luglio 2004

I naufraghi chiedono asilo alla Germania i missionari comboniani in preghiera

Porto Empedocle – La nave tedesca Cap Anamur, con a bordo 37 immigrati raccolti nel canale di Sicilia, è ancora ferma in acque internazionali a 15 miglia da Porto Empedocle (Agrigento). Mentre a terra divampano le polemiche sulla soluzione da prendere a venti giorni dal salvataggio degli extracomunitari accolti nella stiva del mercantile, e si alza il coro di chi invoca un intervento per risolvere una questione «diventata umanitaria».

Se il ministro del Welfare, Roberto Maroni, afferma che «bisogna dare merito al ministro degli Interni Giuseppe Pisanu di avere preso una decisione saggia» quando ha rinviato la vicenda al rispetto delle norme internazionali sul diritto d’asilo che spetterebbe a Malta, per il ministro degli Italiani nel mondo, Mirco Tremaglia, «se c’è un’emergenza umanitaria noi dobbiamo prendere e accogliere».

Intanto, il Consiglio italiano per i rifugiati (Cirm) avrebbe avuto alcuni contatti con il Viminale, come afferma il direttore Christopher Hein. La proposta è di trasmettere alla Germania l’esame delle richieste d’asilo raccolte ieri sulla nave, all’Italia, spetterebbe il compito di accogliere i 37 profughi.

Ieri sulla nave si sono recati due sacerdoti comboniani ed il deputato regionale Ds Angelo Capodicasa. I religiosi, Cosimo Spadavecchia e Gaspare Trasparano, hanno mangiato e pregato insieme ai profughi. Domani celebreranno una messa per gli extracomunitari, tutti di religione cattolica. Secondo padre Teresino Serra, superiore generale dei missionari comboniani, «il tentennamento nei confronti dei profughi sudanesi non è solo disumano, ma anche selvaggio e incivile». «Questa gente – dice Serra – è fuggita dal Sudan, un Paese che sta a cuore ai comboniani, perché lì lavoriamo da quasi duecento anni. Ma non importa la nazionalità, dimentichiamo i loro passaporti e guardiamo i volti di questi profughi».