Il Governo riveda la politica sul diritto di asilo

Comunicato stampa di Ics - Consorzio italiano di solidarietà

La sentenza n. 222 della Corte Costituzionale che dichiara illegittimo l’accompagnamento immediato alla frontiera dello straniero espulso – senza che l’interessato abbia potuto far valere le proprie ragioni dinanzi a un giudice – è un punto di svolta che permette di porre fine alle misure contrarie ai principi dell’ordinamento italiano che a tutt’oggi hanno colpito migliaia di stranieri.

“La Corte ribadisce con la sua sentenza un concetto chiarissimo e basilare” dichiara Gianfranco Schiavone, vice presidente di ICS “ovvero che l’autorità giudiziaria deve sempre poter valutare la legittimità e il merito dei provvedimenti della pubblica amministrazione che, come l’espulsione, incidono in maniera così pesante sulla libertà della persona. Prima che tali provvedimenti vengano eseguiti”.

Il principio, sancito dalla sentenza della Corte, risulta essere ancora più rilevante nel caso della tutela del diritto di asilo, quando emerge il rischio che un comportamento arbitrario tenuto dalla pubblica amministrazione violi norme internazionali e sia causa di un rimpatrio coatto verso un Paese in cui la vita e l’integrità delle persone possono essere messe a repentaglio.

La sentenza della Corte non potrà non avere ricadute importantissime anche su quelle disposizioni della legge Bossi-Fini legate al diritto all’asilo.

La legge Bossi-Fini stabilisce infatti che al diniego di riconoscimento dello status di rifugiato segua un’espulsione immediata. Espulsione comunque non sospesa dalla presentazione del ricorso.

“L’illegittimità di tale disposizione è chiara dal momento che in mancanza di un controllo giurisdizionale effettivo, in grado di incidere sulla situazione prima che il danno venga prodotto” sottolinea Schiavone “l’allontanamento del richiedente asilo violerebbe sia la Costituzione che le convenzioni internazionali ratificate dall’Italia. Il Governo, se non vuole porsi fuori dai principi minimi di legalità, deve ora rivedere anche la parte della Bossi-Fini che riguarda il diritto d’asilo e deve modificare il pessimo regolamento di attuazione della stessa legge, varato il 9 luglio, non tenendo minimamente conto delle forti critiche espresse dal Consiglio di Stato”.

La vicenda dei 37 cittadini africani della Cap Anamur – le cui domande di asilo sono esaminate proprio in queste ore – costituisce un banco di prova delle intenzioni del Governo di voler rispettare o meno la Costituzione italiana e le norme internazionali.