da La Sicilia - Cronaca di Agrigento del 20 agosto 2004

Rete antirazzista: miniprotesta davanti al Cpt

Hanno sperato fino all’ultimo di entrare nel Cpt di contrada San Benedetto, ma non è stato loro concesso.

A rimanere ancora una volta davanti al cancello metallico del centro di trattenimento per immigrati sono stati i rappresentanti della Rete Anti razzista siciliana. Ovvero i promotori della manifestazione che avrebbe dovuto culminare con la visita di una loro delegazione nella struttura appena riaperta, dopo un mese di lavori per ristrutturazione.
Assieme con la Rete antirazzista siciliana erano presenti anche il consigliere provinciale Franco Tuttolomondo, Tano Cavaleri dei Comunisti Italiani e una ventina di ragazzi giunti da alcuni comuni della provincia. Un momento di coinvolgimento con tanto di striscione agganciato per alcuni minuti al muro di cinta del centro di permanenza nel quale sono trattenuti un centinaio di uomini e una ventina di donne.

Tutta gente in attesa di conoscere il proprio futuro, un futuro sul quale si allunga l’ombra del decreto di espulsione. Con accanto la figura di Franco Piperno – per tanti italiani icona degli anni Settanta – i manifestanti speravano che dalla Prefettura giungesse l’autorizzazione ad accedere nel Cpt per accertarne le effettive condizioni di vivibilità, ma non solo questo. L’intento dell’iniziativa era anche quello di accertare che agli immigrati venisse offerta l’informazione necessaria a vedere salvaguardati i propri diritti di stranieri, di clandestini, di potenziali richiedenti asilo per motivi politici o bellici. Tutto ciò non è stato possibile in quanto nel capannone di contrada San Benedetto possono entrare solo preti, medici, parlamentari e, ovviamente, chi lo gestisce.
I manifestanti dunque si sono limitati a fare capannello all’ingresso della struttura, rilanciando ancora una volta la loro posizione.

Spiega Salvatore Cavaleri, della Rete antirazzista siciliana: «Ancora una volta ci vietano di vedere lo stato in cui vivono i presunti ospiti di questa vergognosa struttura di trattenimento. Con la sistemazione dei cinquanta extracomunitari richiedenti asilo politico nell’ex ospedale San Giovanni di Dio – sottolinea Cavaleri – siamo riusciti a dimostrare che per fare accoglienza non occorrono carceri, o capannoni recintati con il cemento armato. Siamo convinti che, sensibilizzando l’opinione pubblica, la vita di questi immigrati può essere migliorata».
Fin qui la cronaca della giornata di ieri. Una giornata che ha tanto avuto il sapore del prologo di altre iniziative che ad Agrigento vedranno impegnati nuovamente i componenti della Rete Antirazzista siciliana.

F.D.M.