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da Il Manifesto del 23 settembre 2004

Corsica, il posto è etnico di Anna Maria Merlo

PARIGI –
Riunione d’emergenza a Matignon, convocata dal primo ministro Jean-Pierre Raffarin per affrontare la nuova «questione corsa»: un accordo sindacale, firmato dopo due settimane di blocco dei traghetti della società pubblica Sncm, che prevede di «riequibrare» i dipendenti a favore di coloro che hanno la residenza in Corsica. «A competenze eguali» la Sncm si è impegnata ad assumere dei «residenti in Corsica». Questa clausola era richiesta dal sindacato dei lavoratori corsi, vicino ai nazionalisti. La Cgt e gli altri sindacati sono indignati e giudicano l’accordo «discriminatorio e gravido di conseguenze». Il governo è spaccato, tra il segretario ai trasporti, che difende l’accordo in nome della necessità economica di sbloccare i ferries, e i ministri dell’agricoltura e dell’industria, che parlano di «corsizzazione» delle assunzioni. «Le discriminazioni basate su criteri etnici mi sembrano essere il contrario della repubblica», ha affermato il ministro Hervé Gaymard, mentre Patrick Devedjan, responsabile dell’industria, arriva a paragonare questo accordo alla «stella gialla» imposta agli ebrei da Vichy. La Sncm risponde che l’accordo riguarda i «residenti in Corsica» non i «corsi», ma il governo teme che questa intesa possa poi aprire la porta ad un’altra richiesta dei nazionalisti: riservare i posti di funzionario pubblico sull’isola ai soli corsi. Il movimento nazionalista, in perdita di terreno sul piano politico dopo successive sconfitte elettorali, ha ora investito il terreno sociale. I partiti politici hanno protestato, ma non troppo, poiché gli esponenti locali sono sensibili alla corda dell’insularità. Alcuni sottolineano, del resto, che anche in altre occasioni sono stati applicati accordi che riguadano assunzioni «locali»: per esempio, quando ha aperto la fabbrica Toyota a Valenciennes, sovvenzionata con soldi regionali, l’impegno era di assumere gente del posto. Un accordo simile è stato concluso in Nuova Caledonia per l’impiego pubblico. La Sncm è sovvenzionata ampiamente dalla regione Corsica, affermano i politici locali e quindi questi soldi devono andare a vantaggio dell’economia locale, mentre per ora solo un terzo dei 2400 dipendenti della Sncm risiedono in Corsica.

La polemica si è infiammata anche perché in questo periodo la Corsica è scossa da un’ondata di violenze razziste. Sabato scorso c’è stata a Corte una manifestazione anti-razzista, dopo che la Lega dei diritti dell’uomo e altre associazioni avevano subito minacce. «Arabi fora» è una scritta che imperversa ad Ajaccio e a Bastia. I corsi si lamentano di avere un troppo alto tasso di immigrazione (10%, secondo solo alla regione parigina). Gli immigrati, in gran parte marocchini, sono diventati il capro espiatorio di una situazione di crisi, soprattutto quando riescono economicamente. All’origine dell’ondata di razzismo, ci sarebbero movimenti clandestini legati ai nazionalisti. La storia corsa spiega in parte la situazione: i corsi hanno partecipato ampiamente alle avventure coloniali francesi, per poi rientrare in patria dopo la sconfitta d’Algeria. Ci sono poi le ambiguità dei movimenti nazionalisti, la cui propaganda è da anni basata su affermazioni genere «siamo in minoranza a casa nostra».