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da Il Tempo del 7 ottobre 2004

Dalla Libia il gas sì, i clandestini no

Oggi Berlusconi da Gheddafi per l’inaugurazione del mega-gasdotto che rifornirà l’Italia

Sarà con tutta probabilità il premier Silvio Berlusconi a inaugurare oggi, insieme a Muhammar Gheddafi, il gigantesco gasdotto che porterà in Italia il gas dai giacimenti Eni in Libia. Evento atteso da tempo ma che diventa il simbolo dei rinnovati rapporti fra i due paesi e l’occasione per nuove intese fra Roma e Tripoli dopo quelle imbastite nei mesi scorsi con la visita di agosto di Berlusconi a Tripoli e la fine dell’embargo.

E il tema caldissimo dell’immigrazione ma anche le opportunità di business per le imprese italiane, a cominciare dalla prevista ondata di privatizzazioni in Libia, il turismo e l’energia saranno con tutta probabilità i punti forti dell’incontro.
Intanto, ieri dopo due giorni di sosta è ripreso il ponte aereo tra Lampedusa e Tripoli per riportare i clandestini dove sono partiti. Ieri quattro Hercules C-130 dell’Aeronautica militare hanno imbarcato 360 extracomunitari; altri 99 sono stati trasferiti con il traghetto di linea a Porto Empedocle, lasciando nel Centro di prima accoglienza dell’isola circa 200 immigrati. Il Viminale fa sapere che i trasferimenti saranno presto completati.

Quanto alle persone «restituite» ieri alla Libia, il ministro della Giustizia di Tripoli, Ali Omar Abu Bakr, ha fatto sapere che i mille immigrati clandestini respinti dall’Italia sono tutti egiziani e che si è già provveduto a caricarli su automezzi che li stanno portando verso l’Egitto. «Oltre 40mila immigrati sono già stati rifiutati da Tripoli, la Libia è vittima dell’immigrazione clandestina», ha detto inoltre il ministro libico.
Intanto, il flusso degli arrivi è nettamente calato: un gommone alla deriva che imbarcava acqua, con 21 clandestini a bordo, tra cui quattro donne, è stato soccorso la notte scorsa a 40 miglia a Sud di Lampedusa da una motovedetta della Guardia Costiera. È l’unico sbarco segnalato nelle ultime 48 ore, nonostante le ottime condizioni del mare, che potrebbero favorire gli arrivi.

Tiene ancora banco la polemica tra le forze politiche sul ponte aereo e i rimpatri immediati disposti dal governo. Il Guardasigilli Roberto Castelli, rispondendo agli attacchi dell’ opposizione, ha ribadito «il diritto di ogni Stato di respingere chi vuole entrare nei propri confini in maniera illegale».

Alle dichiarazioni di Castelli ha risposto il vicepresidente della Commissione Giustizia Paolo Cento (Verdi): «Il ponte aereo è illegale – ha affermato -. Questo governo, sotto il ricatto leghista sta violando le norme internazionali deportando cittadini extracomunitari».

Il presidente dei Ds, Massimo D’Alema, dal canto suo ha aggiunto che gli immigrati «non si fermano con le leggi o con i cacciatorpediniere. Non siamo più sicuri se ci circondiamo di filo spinato. Gli spostamenti vanno governati entro limiti ragionevoli, tenendo presente che una quota di ingressi è necessaria».

Quanto alla riforma della legge Bossi-Fini, ieri, al termine di una serie di riunioni iniziatesi la sera precedente, le commissioni Affari costituzionali e Giustizia del Senato hanno dato il via libera al decreto legge di modifica. Il relatore del provvedimento, il senatore Luigi Bobbio (An), come aveva annunciato, ha ritirato gli emendamenti, tra cui quelli relativi all’istituzione del ministero dell’immigrazione e all’introduzione del reato di immigrazione clandestina, lasciando solo alcune proposte di natura tecnica. Varate tutte le modifiche proposte dai capigruppo della maggioranza, tra cui la possibilità di istituire centri di accoglienza all’estero e l’intensificazione delle pene per il reato di permanenza in clandestinità.

Il ritiro degli emendamenti di An però, dice l’on. Pagliarulo (Pdci), non è positivo per i clandestini: la legge che va ora in aula al Senato prevede infatti, spiega, fino a 4 anni di reclusione per chi rimane senza permesso nel nostro Paese.

D. T.