da Diario del 7 ottobre 2004

Lampedusa, la buona accoglienza di Francesco Terracina

”In fila per due scortati da uomini in borghese con guanti e mascherine, da donne (operatrici della ‘Misericordia’), carabinieri e soldati in tuta
mimetica. Gli immigrati, in fila per due, avevano i polsi legati da corde di plastica, trascinati quasi di corsa a gruppi di venti verso gli aerei”.

E’ un passaggio del racconto di cinque militanti della Rete antirazzista siciliana, che ieri hanno manifestato a Lampedusa contro la decisione di trasferire in Libia gli immigrati arrivati nell’Isola. Il gruppo ha redatto
un resoconto della giornata, descrivendo alcune fasi dell’imbarco e la visita al centro temporaneo di accoglienza. Il racconto è stato spedito
dall’associazione Lilliput-Palermo agli iscritti di una mailing list.

”Ilaria, una delle militanti – prosegue la nota – parla arabo, e scrive su un cartello ”Hurria”, libertà in arabo. I carabinieri le intimano di metterlo via e scomodano l’interprete arabo della Misericordia per accertarsi che sul cartello non ci siano scritti messaggi sovversivi o insulti. Alle 15 gli immigrati sono tutti partiti con i 4 voli diretti in Libia. Il centro ora è quasi tornato alla normalità: ‘solo’ 200 ‘ospiti”’.

Nel pomeriggio, insieme al deputato siciliano dei Verdi, Calogero Micciché, i pacifisti si avviano verso il centro di accoglienza temporanea: ”Abbiamo parlato con alcuni poliziotti a un bar – spiegano -. Ci dicono che sono stanchi, stremati perché nel pomeriggio del giorno prima uno degli ospiti del centro ha tentato di impiccarsi e loro hanno dovuto salvarlo.

Quando chiediamo loro perché li ammanettano per fare 40 metri, ci rispondono che ‘basta guardarli in faccia questi clandestini per capire che sono pericolosi e non hanno rispetto di niente”’.

L’ingresso al Cpt di Lampedusa viene consentito a Micciché e Ilaria, una ragazza del Laboratorio Zeta di Palermo, che lavora per la Rete antirazzista siciliana come interprete di lingua araba e inglese. ”I due vengono accolti – continua il racconto – da un capitano dei carabinieri e da uomini dell’Arma in tenuta antisommossa leggera: tuta, anfibi e manganelli; da
poliziotti, da qualcuno in borghese, e dall’interprete di lingua araba del Campo.

Poi incontrano Claudio Scalia, direttore del Centro per conto dell’associazione Misericordia di Palermo. Scalia ha indosso una maglietta rosanero del Palermo con la scritta ”Voliamo in serie A”.

”Si incamminano – aggiunge la nota – fanno i primi dieci passi tra due container dormitorio, e mentre Scalia parla loro, incontrano le facce degli uomini trattenuti lì, appoggiati alle pareti gialle di alluminio. Li scrutano, e mentre li guardano negli occhi, dopo quei primi dieci passi, si accorgono di quell’odore che li accompagnerà per tutta la loro visita al campo: escrementi, piscio, spazzatura. Vedono rivoli di liquami che scorrono
tra gli spazi che circondano i quattro container-dormitorio, la mensa e i servizi igienici: è una fogna a cielo aperto. Scalia dice all’ onorevole e
all’ interprete che quei liquami sono solo acqua, racconta che sei volte al giorno, in questa situazione di emergenza, hanno fatto spurgare i pozzi.

Scalia mostra i tubi per lo spurgo e un piccolo corridoio di asfalto pieno di immondizia sparsa per terra. Inizia poi a parlare di numeri: 1.200 ‘ospiti’ fino a lunedì, che dormivano ovunque: nei container, nella mensa,
nei cortili a cielo aperto. Parla poi degli imbarchi: oltre quelli partiti il 4 ottobre per la Libia e per Crotone, altri 99 per porto Empedocle e 372 stivati in quattro c 130 dell’Aeronautica militare.

L’ onorevole e l’interprete svoltano di 180 gradi sull’altro corridoio di asfalto, dove ci sono i servizi igienici che devono restare con le porte aperte: gente che piscia all’ interno, e loro la vedono. Cominciano a guardare dentro i container dormitorio, lunghi circa 20 metri e pieni di due file di letti a castello. Giacigli di gomma piuma gialla, a volte senza niente sopra, a
volte con piccole coperte di lana. Basta, niente altro”.

”L’onorevole e Ilaria chiedono di entrare dentro i container e parlare con gli ospiti – scrive ancora la Lega Antirazzista -. Incontrano per primi tre africani neri. L’onorevole si presenta, comunica ai tre uomini perchè
si trova lì. Loro si sciolgono in un sorriso nervoso e un pò timido.
Iniziano a rispondere alle domande. Si parla in inglese. Al campo non esiste un interprete di inglese e i carabinieri non comprendono questa lingua,
quindi la conversazione è tranquilla: solo l’onorevole, Ilaria e i tre uomini. Sono nigeriani e stanno male. Non si sono potuti lavare, sono arrivati malati. Sono spaventati. Con loro, il 3 ottobre, erano arrivati
anche due bambini con loro padre, ma lunedì li hanno portati via, non sanno dove. Ilaria chiede loro se gli è stata comunicata la possibilità di chiedere asilo politico. Rispondono di no, e che non hanno neppure avuto
l’opportunita’ di chiederlo. Dichiarano di volere fare la richiesta. Ilaria la scrive in italiano, loro in inglese. Queste tre richieste di asilo sono già state inviate via fax agli uffici dell’Acnur, a Roma”.

”Miccichè e Ilaria si rivolgono poi a un gruppo di 15 uomini che parlano in arabo – prosegue il racconto -. Vengono dalla Tunisia, dal Marocco, c’è un uomo di 70 anni che viene dalla Palestina. L’ interprete di
arabo della ‘Misericordia’ che gestisce il centro è lì con loro. I due delegati si accorgono subito che la conversazione che stanno per affrontare
sarà diversa dalla precedente.
Davanti all’interprete i migranti dichiarano che nel campo va tutto bene, che tutti sono gentili con loro e che non hanno bisogno di niente. Chiedono solo di poter lavorare”.

Poi Micciché si allontana ”per visitare visitare il posto di polizia che dovrebbe raccogliere le identificazioni e le richieste di asilo, ma scopre che l’ufficio è completamente inutilizzato. ”Comincia l’operazione ‘psicosi da rivolta’ – continua la nota -. Sembra una pratica standard: il capitano e il direttore del centro
iniziano a gridare insieme agli altri carabinieri e poliziotti invitando l’onorevole e Ilaria a uscire. ‘Ecco, avete visto cosa avete fatto. Ora uscite… presto succederà qualcosa’. I migranti in realtà sono
tranquillissimi.

Miccichè non batte ciglio e chiede di continuare la visita nel campo e invita 4 uomini trattenuti lì, provenienti da paesi diversi, a parlare con lui fuori dal primo cancello. Scortati dagli operatori della ‘Misericordia’, ancora dall’interprete del campo, e dai carabinieri, l’onorevole riesce a bloccare l’operazione psicosi”.