tratto da Vita no profit

Minori stranieri: l’emergenza continua

L’emergenza minori starnieri non accompagnati continua. A lanciare l’allarme è Andrea di Liberto, responsabile della coimunità “Pensionato sociale” gestita dalla fondazione San Francesco di Milano. “Ce ne sono 6000 legalmente riconosciuti in Italia e altrettanti clandestini. Di quelli ufficiali il 70% è costituito da maschi e solo il 30% da femmine, mentre tra gli illegali è il contrario: il 70% sono proprio di sesso femminile. Ed è logico ipotizzare che la gran parte sia coinvolta in fenomeni di tratta e prostituzione”. Che purtroppo non escludono nemmeno il sesso maschile. “I ragazzi rumeni o bulgari di Milano, che sono molto più numerosi di quanto si pensi, sono caduti in giri di prostituzione concentrati nelle zone di piazzale Trento. E di certo non per loro volere, lo fanno perchè sono obbligati e schiavizzati”.

Attualmete le regioni italiane maggiormente colpite dall’arrivo di minori soli, senza famiglia, sono la Lombardia e la Puglia. Soltanto a Milano, che già conta dai 1500 ai 1600 casi, sono sorte 10 comunità d’accoglienza e, per attività di sostegno e assistenza, si spendono 2 milioni e 500 mila euro l’anno. Tutti fondi che, secondo gli operatori dei centri coinvolti, finiscono in una nuvola di fumo. Il capo d’imputazione, denunciato da più voci, contro il Ministero degli Interni e il Comitato di minori stanieri ad esso legato è sempre lo stesso: l’errore è spendere per ospitarli, rilasciare permessi di soggiorno, far apprendere l’italiano e iscriverli a corsi professionali del fondo sociale europeo (Fse) per poi rimandarli a casa al compimento del diciottesimo anno d’età.

“E’ una discrepanza assurda e senza senso – continua di Liberto – prima si fa di tutto perchè possano imparare un mestiere ed essere inseriti nel mondo del lavoro e poi li si fa ripartire con un biglietto di sola andata. Un comportamento simile è incomprensibile e del tutto sbaglaito perchè questi minori non provengono da un circuito penale, non hanno nessiun tipo di precedente nè nel paese d’origine nè tantomeno in Italia. Potrebbero formare la futura classe di immigrati inseriti e integrati e invece vengono rimandati nei loro paesi, anche quando la famiglia si trova in situazioni di estrema povertà, o di indigenza assoluta. Sono tutti soldi spesi per nulla.

E poi la cosa è doppiamente dannosa. In primo luogo perchè si dissolve tutto il processo di recupero e integrazione portato avanti duranti il periodo di permanernza nel nostro paese e poi perchè, alla prima occasione, appena trovano i soldi per pagare al crimine organizzato un altro viaggio di andata verso le nostre coste, ritornano da clandestini. Allora sì che diventano possibili trasgressori o finiscono nelle reti delinquenziali”. E a quanto pare, viste le strette maglie della lege Bossi- Fini, c’è ben poco da fare per invertire la rotta. Solo in rari casi gli operatori riescono a trovare soluzioni alternative al rimpatrio.

“Per questi ragazzi educati e istruiti non viene riconosciuta alcuna corsia preferenziale – conclude di Liberto – La lotta degli operatori è cercare una via per restare in Italia, ma si riesce a ottenere qualcosa di rado, nei casi particolarmente delicati, con gravi situiazioni alle spelle e soltanto grazie all’intervento del tribunale dei minori. Se dovessimo aspettare il Ministero non ci sarebbe speranza”.

Insomma, tra incongruenze ed episodi di schiavitù sommersa il fenomeno assume dimensioni sempre più allarmanti.

di Chiara Sirna