CPT – Il caso di Said Zigoui, una morte annunciata

Comunicato stampa della Rete antirazzista siciliana

La cronaca

S. Z., nazionalità marocchina, 44 anni, due figli, trattenuto presso il Cpt di Lamezia Terme, viene ricoverato il 7 dicembre 2004 all’Ospedale civico della cittadina catanzarese per forti dolori addominali. La permanenza presso l’ospedale del migrante è avvolta nel mistero: differenti versioni dei fatti testimoniano, comunque, che S. si auto infligge delle lesioni e si getta dalla finestra del plesso ospedaliero. Sono forti i sospetti che S. abbia invece tentato il suicidio. Il 9 gennaio scorso giunge al Policlinico Universitario di Messina: in coma per insufficienza respiratoria, oggi molto probabilmente verrà dichiarato deceduto. Le indagini in corso sono seguite dal procuratore della Repubblica, dottoressa Pinto.

Una tragedia annunciata

La triste cronistoria di una vicenda purtroppo anticipata da molti precedenti. La situazione dei Cpt tristemente presenti in tutta Italia è purtroppo nota ma – nonostante le molteplici denuncie avviate dall’Arci come da altre associazioni promotrici dei diritti umani e di cittadinanza – permane nella sua assurdità. I Cpt sono noti non solo per la loro natura di galere etniche e per la sospensione dei diritti che mettono in atto, ma anche per i numerosi casi di autolesionismo registrati tra gli “ospiti”, per le pessime condizioni igienico-sanitarie in cui versano i centri, per la somministrazione indiscriminata di psicofarmaci da parte degli operatori. Quanto è imputabile, dunque, direttamente alla gestione ed all’esistenza stessa di luoghi di detenzione come i cpt, alla responsabilità e la conclamata colpevolezza in merito ai tanti casi registrati? L’accesso ai Cpt è negato. Le notizie trapelano tra mille difficoltà e sono pochi gli “addetti ai lavori” (sono solo i deputati della Repubblica a potere entrare, come previsto da una circolare ministeriale) a cui è permesso l’accesso ai centri. A chi milita nel movimento antirazzista, a chi si batte per la chiusura di questi luoghi di reclusione resta la triste registrazione dei decessi, suicidi, autolesioni, frantumazione dei legittimi legami familiari, trattenimento illegittimo dei richiedenti asilo, negazione dei diritti di difesa.

Chiusura dei Cpt: un atto di democrazia

La richiesta – alla luce dell’ennesimo caso – resta la stessa, da anni: la chiusura dei centri di permanenza non testimonierebbe solo la difesa dei diritti dei migranti ma la garanzia generale – per gli italiani come per gli stranieri – per i principi di democrazia, per la tutela delle libertà, per un’integrazione consapevole e proficua.

Messina, 11 gennaio 2005