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da Art.21.com

15 Cpt in Italia per 1800 posti

ROMA – I Centri di permanenza temporanea (Cpt) presenti attualmente sul territorio italiano sono 15, con una capacità complessiva di 1.822 posti: il più grande è a Roma, a Ponte Galeria, e può ospitare un massimo di 300 persone. Il più piccolo invece è a Napoli, con 54 posti. Gli altri sono ad Agrigento (110 posti), Bologna (95), Brindisi (180), Caltanissetta (96), Catanzaro (75), Crotone (129), Lecce (180), Milano (140), Modena (60), Ragusa (60) e Torino (78). A questi, secondo gli ultimi dati forniti dal ministro dell’Interno Giuseppe Pisanu poco più di un mese fa, si aggiungono due centri che svolgono funzioni di «primario soccorso e sostentamento»: si tratta di quello di Lampedusa, che ha una capacità di 190 posti e quello di Lecce-Otranto, che può ospitare 75 persone. Altri 4 Cpt, infine, sono in fase di realizzazione. Sono a Bari (300 posti); Foggia (300); Perugia (300) e Trapani (220). Proprio sulla necessità di costruire nuovi centri si è soffermato il titolare del Viminale nei mesi scorsi, chiedendo una «inevitabile assunzione di responsabilità» a regioni e autonomie locali. «Ritengo indispensabile – disse il ministro – potenziare gli attuali Centri di permanenza temporanea e di accoglienza, trasformandoli in nuovi ‘centri polifunzionalì, dedicati allo svolgimento delle attività amministrative e giurisdizionali previste dalla disciplina dell’immigrazione e dell’asilo». Per questo, aggiunse Pisanu, «i responsabili delle Regioni e delle autonomie locali sono chiamati ad una inevitabile assunzione di responsabilità: o collaborare con lo Stato favorendo la realizzazione dei centri, o esporre le collettività da loro amministrate ai rischi derivanti dalla presenza incontrollata o difficilmente controllabile di immigrati clandestini nei loro territori».

Introdotti dalla legge Turco-Napolitano del 1998 e riconfermati in blocco dalla Bossi-Fini nel 2002, i Cpt sono stati criticati in diverse occasioni da associazioni umanitarie, parlamentari e giuristi per le condizioni in cui vivono gli extracomunitari. Medici Senza Frontiere, presentando a gennaio di quest’anno il libro che riepiloga i risultati del rapporto che l’associazione realizzò dopo aver visitato tutti i Cpt d’Italia nel 2003, ha sottolineato che, di fatto, «il sistema è diventato un’estensione del carcere giudiziario: in media la popolazione è composta da ex detenuti». Nei Cpt inoltre, sempre secondo Msf, vi sono «gravi violazioni del diritto d’asilo, mancanza di informazione legale, scarsa presenza dell’Alto commissariato per i rifugiati dell’Onu». Una situazione, dal punto di vista dei diritti, «intollerabile», senza contare il lato umano del problema con immigrati «ospitati in container freddi d’inverno e caldissimi d’estate oppure stipati in camere insufficienti all’interno di strutture fatiscenti». Nel 2004, secondo l’ultimo rapporto dell’Eurispes, nei Cpt sono state trattenute circa 14 mila persone, di cui ne sono state effettivamente rimpatriate circa 6mila.