A.I. accusa l’Italia per le deportazioni in Libia

Intervista a Francesco Messineo, responsabile del coordinamento rifugiati e migranti di Amnesty International

Amnesty International ha preso una posizione forte e precisa contro l’Italia, mettendola sotto accusa per le deportazioni verso la Libia dei cittadini che approdano a Lampedusa.

La denuncia evidenzia due aspetti principali: da un lato, le condizioni che i migranti e i richiedenti asilo si trovano a dover subire in Libia; dall’altro, i metodi con cui le autorità italiane provvedono all’esecuzione dei rimpatri forzati dei migranti senza permesso di soggiorno.

Abbiamo intervistato Francesco Messineo, responsabile del coordinamento rifugiati e migranti di Amnesty International Italia.

Domanda: Quali sono le accuse che Amnesty rivolge al governo italiano?

Risposta: Amnesty International è fortemente preoccupata: ha chiamato quello che è avvenuto in ottobre e dicembre 2004 e marzo 2005 deportazioni di migranti. Ha usato questo termine così forte perché si tratta di espulsioni collettive di stranieri, senza che sia avvenuta un’appropriata identificazione. Il governo italiano ha risposto, in un’interrogazione parlamentare di qualche giorno fa, che nell’ultimo caso cioè del marzo 2005, ha espulso oltre 500 persone avendole correttamente identificate. Amnesty International si chiede come possano essere state identificate nel giro di tre giorni oltre 500 persone quando, normalmente, in un centro di permanenza temporanea per l’identificazione di una sola persona occorrono diversi giorni.
Sicuramente la situazione del rispetto dei diritti umani in Italia è preoccupante, da questo punto di vista. È ancor più preoccupante se si considera il luogo verso cui sono state deportate queste persone cioè la Libia.
La Libia ha una storia di rispetto dei diritti umani dei rifugiati e dei migranti che desta fortissima preoccupazione. Voglio citare qualche caso:
. 21 luglio 2004, oltre 110 persone che erano detenute in Libia, sono state espulse verso l’Eritrea e lì sono state trattenute in una prigione segreta perché rischiavano e hanno, purtroppo, subito la tortura in seguito a questa espulsione;
. agosto 2004, 76 eritrei, espulsi dalla Libia, mentre si trovavano sull’aereo sono riusciti a dirottarlo verso il Sudan ed a impedire di andare verso probabili maltrattamenti e torture in Eritrea;
. dicembre 2004, decine e decine di rifugiati, riconosciuti come tali dall’Alto Commissariato di Rifugiati in Libia, sono stati rimpatriati verso l’Etiopia, la Somalia e la Liberia. Questp è avvenuto subito dopo che il 20 dicembre 2004 l’Italia aveva fatto un’altra delle sue espulsioni verso la Libia quindi, temiamo si tratti delle stesse persone cioè che sia avvenuto un vero e proprio refoulement di persone dall’Italia attraverso la Libia;
. marzo 2005, pare che il governo libico abbia espulso verso l’Egitto 882 egiziani, con l’accordo del governo egiziano e, anche questi, probabilmente in seguito alla loro deportazione dall’Italia; il fatto che il governo italiano ritenga e dichiari pubblicamente che, in quanto egiziani, di sicuro non avevano bisogno di protezione internazionale e di asilo, è una palese violazione dell’intero sistema di protezione internazionale di rifugiati, in quanto l’art.3 della Convenzione di Ginevra sullo stato di rifugiati ne vieta la discriminazione in base alla nazionalità.
Chiunque arriva in Italia e vuole chiedere asilo, qualunque sia la sua nazionalità, deve avere accesso alla procedura e deve vedere la propria domanda correttamente esaminata. Questo non è avvenuto. Anzi, attraverso un’opera di identificazione piuttosto sommaria perchè avvenuta in così poco tempo, si è deciso chi apparteneva a una certa nazionalità e chi ad un’altra.
La nostra posizione quindi è sicuramente di condanna di quanto sta avvenendo e questa condanna va inserita nel contesto più ampio di preoccupazione per quello che tutta l’Unione Europea sta facendo, sia rispetto ai diritti dei migranti e dei rifugiati sia rispetto alla cooperazione con la Libia.
[ ascolta ]