Lampedusa – La UE chiede chiarimenti al governo su ennesime espulsioni

Intervista con l'avv. Alessandra Ballerini

Ancora una volta la Corte Europea ha emesso un provvedimento in cui chiede al governo italiano chiarimenti in merito ai respingimenti collettivi avvenuti da Lampedusa verso la Libia a partire dal 18 marzo scorso.
L’Italia dovrà fornire spiegazioni su dove abbia rispedito gli espulsi e in base a quali atti formali, come siano state effettuate le procedure di identificazione e se vi fossero richiedenti asilo.

Una situazione analoga l’abbiamo già vista lo scorso anno, nel caso della Cap Anamur.
Sembra che il governo, in tema di respingimenti, abbia consolidato una prassi, fatta di espulsioni collettive immediate, senza identificazioni, attraverso l’accordo top secret stipulato con la Libia.

Abbiamo intervistato l’avvocato Alessandra Ballerini che, assieme all’avvocato Antonio Lana, ha presentato le istanze in merito agli ultimi episodi di Lampedusa. ascolta

Domanda: La Corte europea chiede ancora spiegazioni all’Italia. Credi possa servire anche a cambiare la situazione di grave violazione dei diritti che si sta verificando oramai da tempo?

Risposta: Speriamo non sia una seconda Cap Anamur… Sicuramente questa risposta della Corte è molto importante perché comunque chiede giustificazioni al Governo per il comportamento che ha posto in essere finora. Sarebbe quantomeno controproducente per il Governo andare avanti in un comportamento che, in qualche modo, viene non dico sanzionato ma monitorato dalla Corte Europea. Si spera, quindi, che non proceda con ulteriori espulsioni, visto che già deve rendere conto di quelle appena fatte.
Sicuramente è importante il fatto che la Corte Europea abbia capito che c’è qualcosa che non va in questa procedura.
Si è impedito di fatto a migliaia di profughi – erano 1.117 precisamente quelli approdati a Lampedusa nelle prime settimane di marzo – di avere accesso con l’Acnur, con il Cir, con la Commissione dei Rifugiati, di poter parlare con un avvocato; non è stata fatta udienza di convalida dell’allontanamento, non è stato notificato a queste persone nessun tipo di decreto, non hanno potuto presentare domanda di asilo…
Noi stesse che siamo state a Lampedusa (ero insieme alle parlamentari Acciarini e De Zulueta) ci hanno fatto aspettare tutta la notte fuori dal centro prima di farci entrare e questa è una cosa gravissima. Non era mai successo prima che delle senatrici venissero tenute fuori da un centro per tanto tempo.
Poi una parte di questi profughi sono stati trasferiti a Crotone, ancora una volta senza che venisse loro notificato niente. Tuttora centinaia di loro sono ancora a Crotone, trattenuti non si capisce in base a cosa e non gli è stato notificato alcun tipo di decreto di trattenimento. Tutte queste sono violazioni enormi. Il fatto che la Corte Europea ne chieda conto è importante.

D: Le persone trattenute a Crotone, naturalmente voi continuate a seguirle?

R: Sì. Noi adesso ci stiamo muovendo soprattutto per loro nel senso che, per quelli che sono già stati rimpatriati o comunque accompagnati in Libia purtroppo non possiamo che sperare che non gli sia successo nulla. Bisogna ricordare che nell’ultimo rimpatrio fatto in Libia a ottobre del 2004, i datti ufficiali parlano di 106 morti nell’attraversata del Sahara. Speriamo che sia capitato altrettanto a questi ultimi rimpatriati, ma temiamo di sì.
Quello che noi speriamo per i ragazzi che sono ancora trattenuti a Crotone è che abbiano modo intanto di presentare domanda d’asilo, per chi di loro fosse nelle condizioni di farlo e che, comunque, non vengano ulteriormente espulsi. Tra l’altro c’è da capire a che titolo sono tenuti rinchiusi, chi nel centro di accoglienza, chi nel centro di detenzione di Crotone, senza nessun provvedimento scritto.