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da L'Unità del 24 maggio 2005

Cpt ad alta tensione: rivolta a Milano, rissa a Foggia di red

Sono saliti sui tetti gridando “liberi tutti”, manifestando il loro malessere per una situazione ormai insostenibile. Nella serata di lunedì, poco dopo le otto, un gruppo di migranti del centro di permanenza di via Corelli a Milano ha fatto esplodere la rabbia per le condizioni di vita alle quali sono sottoposti. Due hanno ingerito delle lamette e sono stai portati in ospedale. In mattinata sono partiti gli arresti per 21 di loro: tutti a processo per direttissima con l’accusa di danneggiamento aggravato e incendio doloso. A finire in manette sono stati 4 cittadini algerini, uno tunisino, un ecuadoriano, due brasiliani, due romeni, un cittadino dell’ex Jugoslavia, uno cubano, un bengalese, un turco, un libico, un egiziano, un nigeriano, due marocchini, un palestinese e un iracheno. Quasi uno per ogni nazionalità rinchiusa negli spazi di ospitalità forzata del centro.

Secondo la versione dei fatti fornita dalla polizia i disordini sono iniziati nella serata di lunedì: una decina di ospiti sono saliti sui tetti incitando anche gli altri a ribellarsi. Poi hanno rotto la copertura del tetto in lamiera e hanno dato fuoco al polistirolo utilizzato come isolante. L’ammutinamento quindi si è esteso anche al piano inferiore: gli altri ospiti hanno mandato in frantumi qualche vetro, danneggiato un tavolo e alcune docce, distrutto un termosifone dl quale è fuoriuscita un po’ d’acqua. La polizia era già intervenuta, dopo di loro anche i vigili del fuoco chiamati a spegnere le fiamme sul tetto. I due migranti che hanno tentato di uccidersi sono stati portati all’ospedale San Raffaele, osservati speciali perché in stato di arresto. Ufficialmente non ci sarebbero altri feriti. Dopo aver domato l’incendio che ha distrutto il tetto i vigili del fuoco hanno controllato al struttura dichiarando che è ancora agibile, quindi non ci sarebbero pericoli per chi è rinchiuso all’interno.

Situazione tesa anche a Foggia dove ci sarebbero rancori da ricondurre alla traversata fino a Lampedusa sulle carrette del mare e il senso di malessere diffuso per le condizioni di vita insostenibili alla base della rissa scoppiata la notte di domenica nel centro di permanenza temporanea di Borgo Mezzanone. Protagonisti migranti eritrei e sudanesi, che erano arrivati nella struttura il 14 maggio scorso provenienti da Agrigento. Gli 11 uomini coinvolti sono stati arrestati con l’accusa di rissa aggravata e lesioni. Hanno tutti un’età compresa tra i 23 e i 36 anni e aveva già inoltrato domanda di asilo politico.

Sul fronte opposto, quello degli amministratori dei centri di detenzione per i migranti senza permesso di soggiorno in attesa di essere rimpatriati, si aggrava la posizione di don Cesare Lo deserto, l’ex direttore del Cpt Regina Pacis di San Foca, centro marittimo vicino Lecce, attualmente agli arresti domiciliari. Il giudice monocratico del Tribunale di Lecce Annalisa De Benedictis ha accolto la richiesta della pubblica accusa, rappresentata dal pm Paola Guglielmi, e lo ha condannato a 8 mesi di reclusione (con pena sospesa). Secondo la ricostruzione dell’accusa Lodeserto, nel 2001, nei giorni in cui stava per essergli revocato il servizio di la scorta inviò – o si fece inviare – sul proprio telefono cellulare un sms contenente minacce di morte. Riuscì a tenersi la scorta.

Il prete, come dicevamo, è già agli arresti domiciliari dal 25 marzo, dopo essere finito in carcere l’11 dello stesso mese: è accusato di violenze, insieme ad altri collaboratori, su cittadini maghrebini ospitati nel centro di permanente temporanea e anche di abusi nella gestione della struttura leccese.