da Il Manifesto dell'11 giugno 2005

Minori marchiati con numeri

Quei numeri scritti con il pennarello, segnati anche sulle braccia dei ragazzini, hanno evocato ben altri scenari nella mente di chi, per motivi di lavoro, il 4 giugno era nel centro di prima identificazione Borgo Mezzanone. Chi denuncia l’accaduto preferisce mantenere l’anonimato, ma spiega senza mezzi termini come s’è svolta la vicenda: «Nel centro, dove sono state portate circa 400 persone, sono stati individuati anche dei minori, ventiquattro per la precisione, dei quali sei erano femmine e diciotto erano maschi. A un certo punto ho guardato le loro braccia e ho visto che, per identificarli, gli operatori del centro immigrazione li avevano contrassegnati con dei numeri scritti con il pennarello. Una scena che mi ha fatto rabbrividire. Non ho potuto fare a meno di pensare ai campi di concentramento». L’episodio è stato denunciato in una relazione interna alla questura di Foggia, presentata il 4 giugno, e non è l’unica situazione ad aver colpito negativamente gli operatori del centro. Pare infatti che gli interpreti fossero pochi, comunque insufficienti e che, a un certo punto, siano andati tutti via. «C’era una donna disperata», continua la nostra fonte, «senza un interprete che ci aiutasse non eravamo in grado di capire perché piangesse, accovacciata per terra, con il figlio tra le braccia. Grazie all’intervento di un immigrato che parlava inglese abbiamo capito che non sapeva come allattare il suo bambino. La Croce Rossa le aveva fornito il latte in polvere, ma lei non aveva assolutamente capito che si trattava di latte e lo aveva buttato via. Ma dico io: se nessuno glielo spiega, lei, come poteva capirlo. Per fortuna siamo riusciti a risolvere il problema».

Ma qual è stata, chiediamo, la necessità di segnare dei numeri sulle braccia degli immigrati? «Non lo so. Posso soltanto dire che i numeri contrassegnati sui polsi erano riportati poi su un elenco dove, accanto alle cifre, c’erano anche i nomi di queste persone con la loro data di nascita. Sinceramente, il criterio io non lo capisco, so soltanto che questa catalogazione mi ha provocato una sensazione bruttissima. L’episodio è confermato anche dai poliziotti presenti nel centro: «Quel giorno è andata così», dice uno di loro. Anch’egli preferisce mantenere l’anonimato e aggiunge: «In molti casi i numeri erano poco visibili, oppure erano già andati via, perché gli immigrati, lavandosi, li avevano fatti sparire».

«Ci sarà immediatamente un’interrogazione parlamentare», dice il deputato indipendente di Rifondazione comunista, Pietro Folena, «Vogliamo sapere se si tratta di una prassi o se qualcosa è sfuggito al controllo degli operatori. In entrambi i casi la situazione è gravissima. Questi metodi non possono che farci pensare al nazismo o alle carceri di Guantanamo, sono la prova evidente che i Cpt portano in un’unica direzione: persino in un centro di prima identificazione, come Borgo Mezzanone, s’è sviluppata una dinamica concentrazionaria. La prossima settimana andrò a visitarlo per rendermi conto personalmente di cosa accade».