/

Diritto alla vita dei richiedenti asilo

A cura di Rosanna Marcato - Servizio Immigrati del Comune di Venezia

Al bisogno di protezione di molte persone che cercano scampo alle guerre, alle violenze, ai disordini, alle sopraffazioni, alle discriminazioni, alle torture l’Italia e l’Europa rispondono con l’internamento dei richiedenti asilo e con nuove norme che tendono ad aprire la strada ad una gestione, per conto dell’Europa, dei richiedenti asilo da parte di paesi terzi definiti sicuri o addirittura in luoghi sicuri dello stesso paese dal quale si vuole fuggire.
Sia in Italia che nel resto d’Europa si assiste ad un processo strisciante di revisione della convenzione di Ginevra partendo dal concetto che il richiedente asilo sia di fatto un frodatore e che a causa dell’alto numero delle richieste di asilo infondate sia andato in fibrillazione il sistema di controllo fin qui operante. Risulta effettivamente molto arduo distinguere tra chi fugge per i così detti effetti collaterali, da chi fugge per le ragioni considerate dalla Convenzione di Ginevra. I richiedenti asilo attuali migrano anche per sopravvivere alla miseria, causata dalle violenze, dalle discriminazioni etniche, dalle dittature e dalle guerre: gli effetti si intrecciano spesso in modo indissolubile.

L’Unione Europea, che ha come obbiettivo l’armonizzazione delle politiche sull’asilo si sta attestando su posizioni sempre più difensive e di chiusura nei confronti di chi chiede protezione e omogeinizza verso il basso gli standars minimi di accoglienza. Si va sempre più accreditando la tesi che la maggior parte delle domande è strumentale per poter entrare in Europa, aggirando in tal modo l’impossibilità di entrare con mezzi legali. La preoccupazione che l’Italia sia invasa da flussi ingestibili di falsi richiedenti asilo, immagine accreditata dalla spettacolarizzazione degli sbarchi viene smentita dai numeri recitati dallo stesso governo: 11.000 domande di asilo nel 2003 di cui accolte 555 + 678 permessi umanitari. In realtà i richiedenti asilo scelgono possibilmente altri paesi dove esiste almeno il diritto di accesso alla procedura, diritto che in Italia è frutto della casualità di dove si arriva e di chi si incrocia. L’Europa, e in particolare l’ Italia accolgono meno rifugiati di paesi poverissimi. In realtà la grande massa di profughi del nostro pianeta si riversa per la maggior parte nei paesi asiatici e africani e tutte le ultime iniziative italiane ed europee vanno nel senso di rispedirli nei rispettivi continenti o paesi e di incentivare la presa in carico nei paesi europei di recente ingresso. l’Italia non si è mai distinta per essere una terra d’asilo. Nel nostro Paese non è mai stata varata una legge organica sull’asilo, le condizioni di accoglienza e l’accesso alla procedura sono sempre state gravemente carenti o non sono mai esistite. Pur a fronte di un numero assolutamente governabile di richieste di asilo, le procedure sono lunghe e incerte, le concessione di protezione secondo Convenzione di Ginevra sono attorno al 7%. Anche le statistiche europee registrano un forte calo delle domande d’asilo: nel 2004 il numero dei richiedenti asilo è decisamente diminuito,toccando il livello minimo da 16 anni a questa parte. In Italia si è verificata una netta diminuzione (circa il 45% rispetto alle domande del 2003).

Il governo italiano sta facendo del suo meglio per far apparire i richiedenti asilo come dei frodatori, dei delinquenti potenziali. Non si spiegherebbe altrimenti l’uso di internare i richiedenti asilo nei centri di identificazione o nei centri di detenzione temporanea . Di fatto il governo ha assimilato i centri di identificazione con i CPT e per ultimo anche i centri gestiti dagli enti locali che avevano aderito al programma nazionale asilo diventato con la Bossi Fini sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati.

Il recepimento della direttiva sulle norme minime di accoglienza dei richiedenti asilo negli Stati dell’U:E:è nei fatti un ulteriore tentativo di creare un apparato “polifunzionale” di chiara impronta poliziesca che vorrebbe inglobare e subordinare alle direttive del Ministero degli Interni anche centri di accoglienza dei comuni e delle associazioni che negli ultimi anni hanno lavorato dando sostegno e diritti ai richiedenti asilo e creando professionalità specifiche su un terreno dove la complessità degli interventi non risponde solo a criteri di diritto ma anche di interventi sui bisogni soggettivi delle persone. Credo che i Comuni più sensibili e che in questi anni si sono spesi per porre le basi di un moderno sistema di protezione non potranno accettare una tale impostazione ma continueranno a farsi promotori dei diritti sanciti dalla nostra costituzione in tutti i possibili modi a loro disposizione. L’ANCI che gestisce a livello nazionale la rete dei Comuni Italiani ha già espresso la sua contrarietà e indisponibilità a divenire uno degli anelli di questa catena di matrice poliziesca lesiva dei diritti fondamentali delle persone che chiedono asilo. A tutto ciò vanno ad aggiungersi molte altre pratiche più subdole ma altrettanto significative perpretate dalle Questure e delle polizie di Frontiera che deliberatamente negano sempre più spesso l’accesso alla procedura. Attualmente chi riesce a fare domanda d’asilo si vede consegnare uno stupido vademecum fatto dal ministero e si vede inviare, con un biglietto ferroviario, al più vicino centro di identificazione che attualmente per tutto il nord Italia risulta essere Crotone. Tale sistema come ben si può comprendere può solo incentivare la clandestinità dei richiedenti asilo che a fronte di un destino assolutamente incerto e lesivo della loro dignità e libertà personale preferiscono vivere nella irregolarità e nella speranza di riuscire a varcare un’altra frontiera che li faccia uscire dall’Italia. Di fatto un sistema che espone le persone a gravissimi rischi e impedisce l’accesso alla protezione creando clandestinità e ulteriori sofferenze.