Rimini – Una lettera per ottenere giustizia!

La richiesta di aiuto di una signora ucraina

Oggetto: richiesta d’aiuto pregandovi di non cestinare la mia lettera

11 luglio 2005

Vi scrive una signora ucraina che si trova nel vostro paese per le vie del destino e più precisamente per i problemi legati a mia figlia che ora a 27 anni.

Descrivo brevemente la mia vita per farvi capire il quadro completo della mia situazione. In Ucraina ho lavorato per 25 anni nella scuola materna come educatrice e adesso sono in pensione ma da tre anni lavoro qua in Italia, infatti, sto curando e assistendo due anziani ammalati nella città di ****. Alcuni anni fa, prima di me, è venuta in Italia mia figlia. Dopo gli studi in Ucraina ha frequentato la scuola media e un istituto tecnico ma non riusciva a trovare lavoro, perché cercavano personale con esperienza e sempre più qualificato, la situazione in Ucraina era molto difficile per tutti noi. In seguito ha cominciato ad avere problemi con le amiche e gli amici con delle conseguenze indesiderabili e drammatiche. In quel tempo, infatti, una nostra conoscente ha proposto a mia figlia un lavoro nell’allora Cecoslovacchia. Questa conoscente si occupava di trovare personale e di trasportarlo, per lavoro, in Cecoslovacchia. Noi non sapevamo di che lavoro si trattasse,ma avevamo molta fiducia in questa persona, così come mia figlia. In realtà questa conoscente ha venduto nostra figlia al proprietario di un bordello, dove le hanno sottratto il passaporto e le hanno dato un nuovo ma falso, costringendola poi ha prostituirsi, trasferendola successivamente in Italia. Questa signora si chiama ****, più tardi lei è andata via in Belgio, e forse, molto probabilmente, essendo coinvolta in questo mercato di schiave avrà cambiato il nome e le generalità. Comunque mia figlia nascondeva tutto questo a noi, alla sua famiglia anche quando era in Italia per la paura della **** e della sua organizzazione e delle conseguenze di tale denunce e verità. Ci spediva delle lettere dove diceva che stava bene e che stava cercando un lavoro,ma man mano non avendo i documenti,non sapendo dove rivolgersi e dalla paura della Polizia, dalla disperazione si emarginava e cadeva sempre più in basso. Se qualcuno le proponeva un lavoro ciecamente ci credeva aggrappandosi alla possibilità di trovare una via d’uscita a questo sfruttamento interminabile, ma pian piano con l’aiuto di “buoni amici” ha iniziato a fare uso, anzi abuso di alcol e droga, cadendo definitivamente dentro un incubo. Durante questo periodo non ci raccontava la realtà avendo paura del nostro rimprovero e della nostra “vergogna”.

Lei ha poi conosciuto un albanese che dopo averle comprata la costringeva ha prostituirsi per guadagnare da vivere. È così che rimane incinta per la prima volta, continuando comunque a drogarsi. La violenza, le percosse, le umiliazioni della prostituzione l’avevano ingabbiata, anche nel momento più bello per una donna, quello della gravidanza. Non aveva coraggio a scriverci di questa situazione e così partorisce da sola a 7 mesi, qualcuno, per fortuna le chiama un’ambulanza e la trasferiscono in ospedale dove la costringono a firmare il foglio che autorizza l’adozione del minore, questo episodio mia figlia non l’ha ancora rielaborato, nessuno le è stato accanto o la aiutata dicendogli che avrebbe potuto crescere questo figlio, con l’aiuto di una comunità, con l’aiuto della sua famiglia, gliel’hanno portato via e basta! Dov’è il diritto alla maternità?! Alla protezione dell’unita imprescindibile di una madre con il proprio figlio?!

Non sapendo cosa fare e come vivere esce dal ospedale e sparisce nel nulla, continua a drogarsi e decide di togliersi la vita con un overdose. La ricoverano di nuovo in ospedale e le consigliano di rivolgersi in una Comunità di recupero. Così fa ed ottiene un Permesso di soggiorno (art. 18). Dopo tutto questo calvario decide di scriverci raccontando tutta la verità. Naturalmente in tutto questo tempo noi non credevamo a tutto quello che lei ci diceva o scriveva, che tutto andava bene, di stare tranquilli ecc…Ho tentato diverse volte di richiedere il visto per l’Italia ma ogni volta c’era l’ennesimo rifiuto. Finalmente mi concedono il visto così posso arrivare in Italia e venire a conoscenza di tutta la verità dolorosa che riguarda l’esistenza di mia figlia. Per tutto ciò che aveva vissuto per tutte le paure e le umiliazioni subite, nella Comunità, dove era ricoverata, le prescrivono cure antidepressive, era una comunità dove in un unico ambiente vivevano uomini e donne. Rimane incinta una seconda volta e mi racconta con felicità la novità che, nel grembo, porta una grande gioia, finalmente può espiare la propria colpa di aver abbandonato il primo piccolino. Le donne italiane che si trovavano con lei nella Comunità dicevano che la comunità l’avrebbe aiutata a trovare un lavoro, un alloggio, a costruirsi una famiglia con il proprio compagno. Nel frattempo finito il permesso di soggiorno (art.18) , hanno fatto un altro permesso di soggiorno questa volta per motivi di salute che durava per tutta la gravidanza fino al compimento dei 6 mesi della bambina. A noi nessuno non ha detto nulla rispetto al fatto che avremmo potuto avere problemi con la bambina. Il padre della bambina sapeva che mia figlia era rimasta incinta, ma purtroppo lo hanno allontanato e trasferito in un’altra comunità e non ci dicono dove, così lui non solo non sa di avere una figlia ma non l’ha neanche potuta riconoscere legalmente, com’era invece la sua volontà. Io lavoro 24 ore su 24 e ho solo 2 pomeriggi alla settimana liberi e non riuscivo, come ora, non riesco a trovare quel ragazzo e per di più non so parlare correttamente l’italiano. Insomma non sapevo e non credevo che la bambina dopo i 6 mesi sarebbe stata affidata ad un’altra famiglia, che dopo sei mesi non apparteneva più a noi, a sua madre e a suo padre. Poi il responsabile della Comunità mi ha comunicato che è stato aperto, dai servizi sociali, un fascicolo sulla mia figlia e che fino al compimento della maggiore età della bambina io e mia figlia non possiamo portala in Ucraina. In Italia mia figlia non può restare perché non ha il permesso di soggiorno. Così mi sono rivolta all’assistente sociale con tutte queste mie domande e richieste. Al inizio lei mi diceva che non ci sarebbero stati problemi se volevo prendere la piccola in affidamento e tutelarla e infine portarla in Ucraina, ma bisognava ottenere il permesso del Tribunale dei Minori di ****.

Poi , nel giro di poco tempo, tutto è cambiato radicalmente. Nella Comunità avevamo molti problemi con i responsabili. Se la mia figlia chiedeva informazione sulle cure da prestare alla bambina o su come allattare, le rispondevano di non rivolgersi a loro con quelle stupide domande, e se lei faceva qualcosa da sola la sgridavano e rimproveravano. A me, come nonna e mamma, non permettevano di parlare con mia figlia al telefono. Ho chiesto il permesso per scriverle delle lettere, così come l’autorizzazione per lei di scrivere lettere a suo padre che si trova in Ucraina. Dicevano di si. Ma le lettere non arrivavano, nemmeno una è arrivata a destinazione, nè le mie, nè quelle di mio marito, nè quelle scritte da mia figlia. Inoltre, mio marito, un anno fa, aveva mandato alla mia figlia un regalo per il suo compleanno. Il regalo non è arrivato, solo quest’anno quando hanno chiuso la Comunità a ****, i titolari **** e **** le hanno consegnato il regalo del padre dopo due anni. Successivamente i Servizi Sociali e l’assistente sociale mi hanno detto che mia figlia non vuole parlare con il padre. Mi hanno detto che io non ho fatto nulla per mia figlia ed anche per mia nipote nonostante che le ho vestite, nonostante i dolcetti, i giochi che le ho portato per quel poco che le ho potute vedere. Ho fatto quello che potevo con tutto il cuore e con fatica, dato che il mio stipendio è di 750 €.

Ci hanno raccontato tante bugie, cercando di metterci una contro l’altra. Dalle mie testimonianze e da quelle di mia figlia hanno redatto un documento pieno di falsità, così come la perizia psicologica è stata fatta come hanno voluto loro, comunità, assistenti sociali, servizi sociali ecc. Invece di difendere il diritto all’unità madre figlia, il diritto all’unità famigliare hanno agito come gli operatori del primo ospedale dove mia figlia ha dovuto abbandonare il suo primo figlio. Hanno chiesto a mia figlia se voleva tornare a casa, in Ucraina, lei ha risposto che la situazione economica là è molto difficile, ma se non ci sono alternative per rimanere in Italia, lei è d’accordo andare via tutte e tre, insieme. Se questo è l’unico modo per farle avere sua figlia e i suoi genitori lei è disposta a tutto. Ma nel documento redatto dai servizi, quello che ho precedentemente citato, hanno scritto che la mia figlia si è categoricamente rifiutata di tornare in Ucraina. A questo punto ho dovuto prendere un avvocato per difendermi dagli assistenti sociali, per difendere mia nipote e il suo diritto di stare con la sua famiglia naturale, quella che fino ad ora sta lottando per lei e che la ama con tutto il cuore. Ma loro per ben due volte mi hanno rifiutato l’affidamento di mia nipote, pertanto abbiamo presentato i certificati che sia io che mio marito possiamo mantenere nostra figlia e nostra nipote, abbiamo un appartamento in Ucraina di nostra proprietà e il denaro necessario per mantenerle entrambe. Ma mi hanno negato l’affidamento dicendo che non saremmo in grado di mantenerle e insistono che la bambina deve essere affidata ad un’altra famiglia, naturalmente italiana.

Io con queste ultime speranze e con il cuore pieno di dolore mi rivolgo a voi e chiedo di aiutarmi, vi chiedo di ascoltarmi, di poter prendere la cura della mia nipotina e di salvare mia figlia, di verificare tutte le cose che vi ho scritto, di difendere il nostro diritto alla famiglia. Mi si ferma il cuore al sol pensiero, che alla mia figlia, dopo le violenze che ha subito, possono togliere la sua bambina. Possono togliere la sua bambina che sta crescendo con grande amore, gioia e dedizione. Così facendo la respingeranno di nuovo sulla via dalla quale è uscita con tanta fatica ma anche con grande forza di volontà, con un grande atto d’amore per la sua piccola creatura.. Questa bambina è lo scopo della sua vita ma anche della mia, che lavoro in regola e con rispetto accudisco 2 anziani italiani, pagando regolarmente le tasse e contribuendo alla crescita del vostro paese. Ho tanta paura di perdere la mia unica figlia, e la mia figlia ha tanta paura di perdere la sua unica figlia.

Ma perché non danno fiducia a una nonna perbene,che ha lavorato con i bambini per 25 anni,al mio marito che non beve,non fuma che è una brava persona e perbene? Nella vita capita che i giovani sbagliano, ma non si può cancellare e punire la vita di una persona che ha sbagliato, bisogna dare uno chance, un’opportunità a queste persone, a mia figlia, per correggersi, alzarsi e andare lontano dagli sbagli commessi, ma non spingerla nell’abisso, nel precipizio attraverso la negazione del diritto di essere madre e di allevare i propri figli. Vi chiedo e supplico, aiutateci, se non è possibile che noi portiamo a casa, in Ucraina, la nostra nipote, almeno vi chiedo di aiutare la mia figlia e di non fare affidare ad altri la sua bambina. Non spezzate la nostra fiducia nella giustizia e nella umanità, in un’umanità che qui in Italia come altrove ho faticato a trovare dopo tutto quello che mia figlia e mia nipote stanno subendo, così come il compagno di mia figlia che è stato allontanato e non sa di essere padre. Questa non è giustizia, questo non è rispetto della vita umana.

Il 12/07/05 nel Tribunale dei Minori di **** sarà presa l’ultima decisione. Non so come possiamo, come posso arrivare a questa data. Vivere cosi in continua paura e angoscia di non rivedere più la nostra piccola. Adesso la Comunità di **** chiusa, e temporaneamente la mia figlia con la bambina sono state trasferite in una Casa famiglia a ****. Nellla Comunità di **** i titolari facevano molte ingiustizie verso le ragazze che erano all’interno, molte di loro scappavano con i loro bambini, perché per tutte o quasi erano state avviate le pratiche presso il Tribunale dei Minori per l’affidamento. Perciò ora questa comunità è stata chiusa e sono in corso dei controlli e degli accertamenti rispetto a queste situazioni.

Chiedo scusa per questa lettera cosi confusa e disordinata,ma tutto questo è dettato dalla mia disperazione. Certe volte perdo la speranza per il bene e per il giusto. Spero tanto che mi aiuterete.

Aspetto la vostra gentile risposta e l’aiuto necessario!

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